
"La casa nova" (1761) è commedia di un trasloco (parziale) e di un tracollo (imminente): Anzoletto e Cecilia Semolini, una coppia di giovani sposi, si appresta a trasferirsi in una casa più 'ricca' quando, per dissipazione, è ridotta al massimo della povertà. Su questa duplice premessa narrativa Goldoni viene scrivendo uno dei maturi capolavori su due temi-chiave della vita della sua Repubblica: lo sperpero economico (interi patrimoni dissolti, ad esempio, nel giro di una notte al tavolo da gioco) e l'inutile pre-tensione, la smania di 'pompa' e 'gala', quando autocontrollo e dirittura morale della borghesia di un tempo paiono ai più un lontano ricordo.


Il bugiardo è una commedia scritta da Carlo Goldoni ispirata alla Verdad sospechosa dello spagnolo Juan Ruiz de Alarcón. Fu rappresentata per la prima volta a Mantova nel 1750 e fu stampata a Firenze nel 1753.

commedia in prosa in tre atti, rielaborazione di una sua commedia precedente in francese "l`e`ventail". durante un colloquio tra gli innamorati evaristo e candida a quest`ultima cade un ventaglio che si rompe. evaristo ne compra uno nuovo che da` alla contadina giannina perche` lo porti in regalo a candida. la cosa suscita la gelosia di crespino e coronato, innamorati di giannina, che pensano che il dono sia per lei. anche candida lo crede e per dispetto accetta la proposta di matrimonio del barone del cedro. evaristo, deluso, lascia il ventaglio in dono a giannina. infine l`equivoco si chiarisce e evaristo si riconcilia con candida.



L'amante militare commedia di tre atti in prosa. Rappresentata per la prima volta in Venezia l'autunno dell'anno 1751.


questo trittico presenta esempi tipici di donne goldoniane. nelle femmine puntigliose c`e` una mercantessa di provincia che vuole farsi ammettere in conversazione dalle dame di palermo, ma le aristocratiche disdegnano in pubblico cio` che accettano in privato. nella donna volubile e` deriso il bisogno di "comparire" che ossessiona rosaura che per giostrare fra troppi cavalieri finisce col disgustarli tutti. la donna di testa debole e` una caricatura delle pretese culturali di una vedovella che pensa di ritrovare marito ostentando il continuo ricorso al latino. questa e` la prima commedia che goldoni scrisse per il san luca dei vendramin.


questa commedia unisce il mondo della commedia dell`arte con "la locandiera", composta nello stesso anno. goldoni riesce a sviluppare caratteri, situazioni e dialoghi, tra il tragico e il farsesco, delineando attraverso la protagonista un memorabile ritratto di donna. la commedia narra di come la serva corallina, amante di florindo, il figlio del suo antico padrone, riesca a favorire il matrimonio fra il suo amato e la ricca rosaura, scalzando cosi` il figlio della scaltra beatrice, andata in sposa al padre di florindo. sacrificato dunque il suo amore, corallina sposera` il servo brighella.

"la fortuna di carlo goldoni (1707-1793) e` viva e costante da oltre due secoli sia tra gli studiosi di letteratura che tra gli uomini di teatro. la sua fama letteraria e` coeva dei primi successi sui palcoscenici di venezia: da allora attenzione critica e sperimentazione drammaturgica nel vivo dei testi sono andati di pari passo. aspra fu la polemica tra i contemporanei, divisi tra detrattori e sostenitori: ma molto significativa dello scandalo che suscito` la rivoluzione del goldoni rispetto al modo dei predecessori di concepire, scrivere e realizzare il teatro." (guido davico bonino)


commedia in prosa in tre atti, rielaborazione di una sua commedia precedente in francese "l`e`ventail". durante un colloquio tra gli innamorati evaristo e candida a quest`ultima cade un ventaglio che si rompe. evaristo ne compra uno nuovo che da` alla contadina giannina perche` lo porti in regalo a candida. la cosa suscita la gelosia di crespino e coronato, innamorati di giannina, che pensano che il dono sia per lei. anche candida lo crede e per dispetto accetta la proposta di matrimonio del barone del cedro. evaristo, deluso, lascia il ventaglio in dono a giannina. infine l`equivoco si chiarisce e evaristo si riconcilia con candida.


commedia tra le piu` popolari di goldoni, "il servitore di due padroni" e` un ingranaggio perfetto, giocato sui senso del ritmo, sull`improvvisazione, sui lazzi e l`inventiva linguistica; una prova d`altissimo virtuosismo che lascia stupefatti per le difficili astuzie e la finezza di molte intuizioni. "la famiglia dell`antiquario" mette in scena lo scontro sociale e morale tra due mondi antitetici: l`aristocrazia, gelosa della propria schiatta, e la borghesia, orgogliosa del proprio potere economico. rappresentazione corale, "la bottega del caffe`" trasferisce sul palcoscenico un`intera porzione di mondo nella sua concretezza e quotidianita`, intrecciando in un campiello un viluppo di esistenze.




la trilogia persiana nasce a puntate, sollecitata dagli spettatori veneziani, ansiosi di conoscere il seguito delle avventure di ircana, la schiava "indiavolata" della "sposa persiana". nella sua persia di cartapesta, goldoni esplora, lungo tre tappe successive, un universo psicologico inedito, dove e` lecito degustare i sapori forti dell`erotismo, dell`ambivalenza e della nevrosi in intrecci melodrammatici ricchi di elementi spettacolari, ma anche di scabrosi inserti comici. questa edizione da` conto di manoscritti e stampe-pirate che se ne fecero, molto diverse dalla composta versione a stampa voluta alla fine dal commediografo.

la commedia narra una vicenda di disordine familiare che culmina nel tentativo da parte della moglie beatrice e del figlio ottaviano di avvelenare il vecchio mercante pantalone. il piano criminale e` pero` sventato dal sacrificio della cagnetta perlina che mangia, prima del padrone, una "panatella" all`arsenico. al calare del sipario l`eloquenza di pantalone, "l`uomo prudente", ottiene davanti ai giudici, l`assoluzione degli imputati. la "prudenza" vela e occulta il dissesto della struttura familiare nella societa` veneta della seconda meta` del settecento.

prima commedia goldoniana senza maschere e senza dialetto, "pamela fanciulla" rivela, nella stagione 1750-51, la volonta` del commediografo di misurarsi col grande romanzo europeo, in questo caso con l`esempio celeberrimo e omonimo di samuel richardson. proiettando la scena veneziana nel contesto del grande quadro narrativo continentale, goldoni presenta la vicenda di una classica "servetta" che, conscia della propria dignita` popolare, resiste alle impetuose proposte del nobile bonfil, e giunge a ottenere il matrimonio (dopo l`inevitabile riconoscimento dei suoi illustri natali). anche da "maritata" la condotta di pamela restera` esemplare per onesta` di costumi e fedelta` coniugale, delineando un modello femminile moderatamente saggio.




commedia in cinque atti, in versi, scritta in dialetto veneziano. la scena e` in una piazzetta (campiello), un giorno di carnevale. pasqua vuole maritare la figlia gnese per potersi risposare. la vecchia catte, per la stessa ragione vorrebbe che sua figlia lucietta sposasse presto anzoletto e orsola, la frittolera, cerca moglie per il suo zorzetto. un cavaliere napoletano di passaggio corteggia gasparina, nipote del ricco fabrizio. verso sera le chiacchiere si calmano e tutto e` sistemato: gnese sposa zorzetto, anzoletto da` l`anello a lucietta e il cavaliere ha ottenuto la mano di gasparina.

messa per la prima volta in scena sul palcoscenico del teatro sant`angelo a venezia nel 1753, "la locandiera" piacque subito molto, anche se forse non riusci` ad affascinare del tutto il pubblico del tempo. originale, spiazzante, giocata su una storia d`amore che non si sviluppa secondo gli schemi consueti, ma anzi li rovescia in un gioco di imprevisti, "la locandiera" era probabilmente troppo "moderna", troppo audace per la sua epoca. piu` che una vicenda sentimentale, il commediografo veneziano aveva infatti scritto una storia sull`egoismo e sulla forza di carattere, magnificamente rappresentati nella seducente e sicura mirandolina, civetta e donna d`affari, indimenticabile e luminoso esempio di un eterno femminino davanti al quale devono crollare tutte le difese degli uomini, anche e soprattutto di quelli che fanno sfoggio di un`esasperata misoginia. postfazione di giorgio strehler.


le numerose edizioni settecentesche che s`intersecano l`una con l`altra, la mancanza degli autografi e la vastita` dell`impresa di fronte alle cento e piu` commedie, alle decine di melodrammi giocosi, di drammi per musica e di altri componimenti teatrali, cui si affiancano poesie, prose amplissime di memoria e un cospicuo epistolario, hanno impedito fino ad ora che si affrontasse la questione dell`edizione critica delle opere di carlo goldoni. la cultura italiana e internazionale si era rassegnata e accomodata all`ombra della grande, meritoria fatica di giuseppe ortolani iniziata nei primi anni del secolo, senza, tuttavia, un chiaro progetto e senza precisi criteri filologici. alla base di questa edizione nazionale vi e` stata una preliminare indagine sulle stampe volute dall`autore dal 1750 agli anni ultimi della sua lunga vita al fine di determinare, opera per opera, i diversi stadi del testo. da qui la presenza di un ricco apparato di varianti che illustra l`evoluzione della singola opera fino al momento in cui l`autore non impone ad essa una fisionomia definitiva. consegnati al teatro, i testi, che erano nati per esso, riprenderanno immediatamente il loro cammino nella continua e molteplice dinamica dell`interpretazione che qui viene di volta in volta ricostruita nelle pagine dedicate alla fortuna. "son fitto al tavolino di giorno e di notte". cosi`, in uno sfogo sincero, scriveva goldoni nell`ottobre del 1751 con riferimento alla sua febbrile attivita`. introduzione di marco bizzarini.

il tema della dignita` della donna, oggi tornato alla ribalta della cronaca, costituisce un nodo centrale della "donna di maneggio". la protagonista si distingue infatti per una fortissima autonomia, manifestata anzitutto dalla conquista di uno spazio personale, all`interno del palazzo maritale: donna giulia ha le sue camere, il suo scrittoio, il suo segretario. ma non ne approfitta per portarsi in casa il cicisbeo di turno; rivendica il proprio piacere, ma non e` piacere sessuale, sibbene realizzazione di una sua capacita` di comando. ha messo in piedi una vera e propria industria epistolare, che e` alternativa all`industria del divertimento e della dissipazione esistenziale cui e` dedito solitamente il ceto aristocratico. peraltro donna giulia, formalmente personaggio di aristocratica, e`, di fatto, una borghese travestita da aristocratica. benche` affascinato dalla `femme savante` di importazione francese, goldoni non rinuncia ai fondamenti morali della borghesia mercantile. giulia e` forse ricalcata sul personaggio storico della poetessa madame du bocage, ma per goldoni la donna di lettere (che scrive poemi) diventa, semplicemente, una donna che scrive lettere. il suo esercizio di scrittura e` come la scrittura mercantile, serve a registrare la partita doppia del dare e dell`avere. introduzione di roberto alonge.

ultima commedia composta da goldoni e doloroso insuccesso, l`avare fastueux si inserisce con una proposta drammaturgica originale in un vivace dibattito intorno alla commedia di carattere. con la figura del protagonista chateaudor, nuovo ricco che ha acquistato il titolo nobiliare e progetta un conveniente matrimonio, goldoni crea un avaro moderno, che unisce all`avarizia l`ostentazione di chi ambisce a un mondo socialmente superiore. una commedia amara, spiazzante, dove il riso e` confinato a poche scene, ma che analizza con preveggenza l`egoismo di un mondo regolato dal guadagno, che alimentera` la stagione del grande romanzo dell`ottocento.

le numerose edizioni settecentesche che s`intersecano l`una con l`altra, la mancanza degli autografi e la vastita` dell`impresa di fronte alle cento e piu` commedie, alle decine di melodrammi giocosi, di drammi per musica e di altri componimenti teatrali, cui si affiancano poesie, prose e un cospicuo epistolario, hanno impedito fino ad ora che si affrontasse la questione dell`edizione critica delle opere di goldoni. la cultura italiana e internazionale si era rassegnata e accomodata all`ombra della grande, meritoria fatica di giuseppe ortolani iniziata nei primi anni del secolo, senza, tuttavia, un chiaro progetto e senza precisi criteri filologici. alla base di questa edizione nazionale vi e` stata una preliminare indagine sulle stampe volute dall`autore dal 1750 agli anni ultimi della sua vita al fine di determinare, opera per opera, i diversi stadi del testo. da qui la presenza di un ricco apparato di varianti che illustra l`evoluzione della singola opera fino al momento in cui l`autore non impone ad essa una fisionomia definitiva. "i drammi musicali per i comici del san samuele", pochi, stringati e composti dal 1735 al 1743, mostrano un goldoni curioso e attratto dalla sperimentazione. ispirandosi alle parodie che prendono in giro l`opera seria, la pastorale e la tragedia classicheggiante, fiorite a venezia e altrove in quegli anni, l`avvocato accoglie le convenzioni della satira, mitigandone in parte la trivialita`.

commedia di transizione fra vecchio teatro e riforma, convenzione e originali fughe in avanti, "la serva amorosa" e` caso drammaturgico davvero singolare: senza rinunciare all`inesauribile vitalita` della commedia dell`arte e del teatro molieriano, accoglie spunti creativi della recente drammaturgia italiana e consolida la messa a punto dei principi etici gia` delineati da goldoni nelle commedie "tenere", prefigurando le istanze sperimentali del genre se`rieux et touchant diderottiano. scritta in un raro momento di benessere e serenita` personale ("tre mesi che soggiornai l`anno scorso in bologna, formarono i piu` felici giorni della mia vita"), "la serva amorosa" riflette l`incanto della sua genesi e sembra proporre l`utopia di una legittimazione totale dell`ideologia borghese condivisibile da ogni classe sociale, pur lasciando trasparire i primi sintomi della fragilita` del ceto mercantile. rappresentata la prima volta al teatro formagliari di bologna nella primavera del 1752, la commedia riscosse - anche grazie all`interpretazione della "servetta" maddalena marliani (di qui a poco straordinaria locandiera) - un grande successo, che avrebbe continuato a prodursi sulla scena otto-novecentesca e fino ai giorni nostri.

le numerose edizioni settecentesche che s`intersecano l`una con l`altra, la mancanza degli autografi e la vastita` dell`impresa di fronte alle cento e piu` commedie, alle decine di melodrammi giocosi, di drammi per musica e di altri componimenti teatrali, cui si affiancano poesie, prose amplissime di memoria e un cospicuo epistolario, hanno impedito fino ad ora che si affrontasse la questione dell`edizione critica delle opere di carlo goldoni. la cultura italiana e internazionale si era rassegnata e accomodata all`ombra della grande, meritoria fatica di giuseppe ortolani iniziata nei primi anni del secolo, senza, tuttavia, un chiaro progetto e senza precisi criteri filologici. alla base di questa edizione vi e` stata una preliminare indagine sulle stampe volute dall`autore dal 1750 agli anni ultimi della sua lunga vita al fine di determinare, opera per opera, i diversi stadi del testo. da qui la presenza di un ricco apparato di varianti che illustra l`evoluzione della singola opera fino al momento in cui l`autore non impone ad essa una fisionomia definitiva. consegnati al teatro, i testi, che erano nati per esso, riprenderanno immediatamente il loro cammino nella continua e molteplice dinamica dell`interpretazione che qui viene di volta in volta ricostruita nelle pagine dedicate alla fortuna.

in questa commedia si completa il progressivo affrancamento dell`autore dalla satira di costume sugli sprechi e le vanita` della villa a vantaggio di un`interiorizzazione dei conflitti sentimentali e ideologici che si accentuano nella liberta` della vacanza. al centro della pie`ce e` il dramma della malmaritata donna lavinia, che cerca invano di compensare la crisi coniugale con l`assurda fedelta` a un cavalier servente, il libertino don paoluccio, mentre tutto sembra congiurare contro la sua morale e anche il mondo della campagna e` travolto dal vizio.

in un interno pseudo-inglese - ma molto veneziano - il locandiere fabrizio accoglie e protegge una bella sconosciuta accompagnata da una servetta maliziosa e fedele; intorno a lei intrighi, maldicenze e un amore reso impossibile da una cupa faida familiare. goldoni riscrive cosi` la patetica storia della lindane voltairiana, vittima di un malvagio gazzettiere (in cui e` ben riconoscibile il temibile nemico dei philosophes elie-catherine fre`ron), che aveva entusiasmato le platee francesi e fatto scandalo. il testo varca le alpi e suscita in italia una gara di riprese da parte di giacomo casanova, gasparo gozzi e pietro chiari. carlo arriva per ultimo, nell`autunno del 1761, ma la sua sorniona riscrittura (che affetta all`inizio di non conoscere neanche l`identita` dell`autore) sbanca il botteghino con un successo che restera` costante per decenni. nella stagione delle villeggiature, e alla vigilia della sua partenza per parigi, egli si accosta abilmente a un componimento celebre di un grande intellettuale d`oltralpe, che e` anche un suo sponsor prestigioso, in un`emulazione audace e dissimulata. la sua riscrittura, su misura per gli spettatori italiani, elimina gli spunti satirici troppo aspri, valorizza le risorse degli attori che ha a disposizione al san luca, razionalizza la storia entro i parametri etici e teatrali della commedia riformata.

commedia tra le piu` note del periodo parigino, "il ventaglio" ha avuto un successo ambiguo: successo sulle scene al prezzo di una riduzione a puro spettacolo tecnicamente perfetto, fino alla deriva ballettistica. la nuova edizione della commedia, curata da paola ranzini, propone un bilancio pacato, lontano da censure ma anche da facili entusiasmi, e tenta un`indagine entro l`ambiguita` stessa della commedia.

"il matrimonio per concorso", restituito nella sua prima redazione per la scena, racconta la vicenda di un ex servitore veneziano divenuto mercante il quale, giunto a parigi, cerca di sistemare socialmente la propria figlia offrendola - con un inusuale annuncio matrimoniale - al miglior pretendente.

scritte tra il 1756 e il 1762 per essere rappresentate nel teatro del marchese albergati nella sua villa vicino a bologna, queste cinque commedie rappresentano un caso a parte nella produzione goldoniana, un esempio di teatro privato di societa` in villa. "l`avaro" e "l`osteria della piazza", i soli atti unici che goldoni abbbia prodotto, servivano a chiudere le recite nelle sere di festa, mentre le altre tre commedie, in versi, delineano la liberazione delle passioni nel riposo campestre. e come sempre, anche in questa produzione goldoni si mostra autore assai attento al pubblico che ha di fronte: non piu` popolare e bonario ma colto e raffinato, che propone l`immagine di un`aristocrazia nuova.


compresa tra le sedici commedie che goldoni scrive e mette in scena nella stagione 1750-51, "il giocatore" prende spunto dalla febbre del gioco che percorre non solo venezia, ma l`intera europa lungo tutto il xviii secolo. il protagonista, florindo, e` un personaggio "monologante" che vive in uno stato di ansia perpetua, inchiodato al tavolino da gioco e teso unicamente verso l`irraggiungibile vincita definitiva.

"Nelle Baruffe invece l'azione è veramente ridotta al minimo, tutta condensata nell'antefatto, in quelle tre scene iniziali, concitate e scattanti, in cui un banale dispetto d'amore scatena improvviso il "temporale", la "bissabuova", lo "stramanio", la baruffa insomma. Tutto il resto non è che una serie di espedienti per sanare un contrasto che ha tutta l'aria d'essere facilmente sanabile: e che verrà composto dopo i tre atti consueti soltanto per permettere all'autore di dipanare, in uno stupendo esercizio virtuosistico, l'altro aspetto della commedia, quello appunto "conversativo", che ha nella parola il mezzo e fine ultimo".

Con la propensione all'ascolto, originariamente determinata da un difetto visivo, don Marzio è il prototipo di quei frequentatori di caffè che sanno di questo e di quello, che raccolgono notizie dalla voce degli altri e dalle gazzette per farsene portavoce, senza la cura di controllarle e di verificarne la fondatezza, mescolando verità e invenzione. Nella bottega del caffè si nasconde una vena scientifico-filosofica caratteristica del diciottesimo secolo e non manca quel doppio livello di lettura, quell'aspetto metateatrale che più volte si ritrova nel Goldoni.


commedia in prosa in tre atti, scritta in dialetto veneziano. rusteghi sono lunardo, cancian, simon, maurizio, che sotto l`abito di moralisti sono gretti e meschini. le loro donne pero` si ribellano quando lunardo combina il matrimonio della sua figlia di primo letto, lucietta, con filippetto, figlio di maurizio, senza informarne prima gli sposi ne` la moglie margarita. felice, moglie di cancian e marina, moglie di simon, aiutano margarita a far si` che i ragazzi, contro il divieto di lunardo e maurizio, si possano almeno conoscere, prima delle nozze. scoperta la cosa i due padri si infuriano, ma felice li calma mostrando quanto le loro pretese siano assurde.




un pantalone morigerato e austero e` chiamato in scena a dimostrare "come dee un prudente padre reggersi in quelle cose che nel governo di una famiglia sono di maggiore sostanza". viene a tal fine catapultato "fra quelle congiunture che sono le piu` forti nella vita dell`uomo", dando vita a una "commedia piu` morale assai che ridicola". alle prese con quelli che parrebbero i fisiologici problemi della routine domestica, si ritrova a fronteggiare i torbidi disordini che l`esile superficie della normalita` domestica lascia, in un crescendo inquietante, affiorare. un happy end di cartapesta non varra` a restituire legittimita` e fondamento alla "prudenza" del protagonista e alle sue "massime giudiziose e gravi".

appartenente al nucleo originario delle sedici "commedie nuove", "il poeta fanatico" e` il tipico esempio di quella drammaturgia mista che caratterizzo` la fase iniziale della riforma goldoniana. vi convergono infatti la tradizione dell`arte e quella della "commedia d`autore", il "divertissement" poetico, la satira delle mode culturali, la lucidita` dell`opera buffa. il suo esile intreccio e` in realta` pretesto per una rassegna dei costumi poetico-letterari settecenteschi. se l`aspetto piu` propriamente comico de "il poeta fanatico" discende dalla caricatura della "metromania" e dall`inconcludente seriosita` delle tante accademie letterarie che proliferarono nel settecento, goldoni non nega alla poesia la sua fiducia e la possibilita` di un positivo riscatto.

dopo la locandiera, goldoni mette in scena le donne curiose. la lontananza da venezia, i lunghi anni trascorsi dalla data della prima rappresentazione, avevano fatto decantare la "pericolosita`" del vero argomento della commedia, ben dissimulato dietro le innocenti risorse comiche del tipico difetto muliebre, la curiosita`. e da parigi goldoni rivela apertamente le proprie intenzioni di un tempo, facendo tra l`altro risiedere in quel motivo nascosto la ragione autentica degli applausi entusiasti di veneziani e stranieri al teatro. stranieri, infatti, e precisamente inglesi, erano coloro che a venezia avevano importato il sistema delle logge, ma veneziani coloro che, in quelle "conversazioni" di soli uomini avevano individuato una nuova forma di socialita`.


goldoni offre qui una versione della tradizionale carriera della "serva padrona", spostando l`azione dall`abituale citta` di venezia a una villa sul brenta e trasformando corallina in "castalda", cioe` in fattoressa di pantalone. ma le castalde sono in realta` due: il primo testo allestito per la scena (la gastalda, 1751) venne pubblicato contro la volonta` di goldoni che ne fece una nuova redazione (la castalda, 1755), dando cosi` vita a un dittico comico in cui niente appare uguale.



il volume raccoglie tutte le incisioni che illustrano le edizioni del teatro di carlo goldoni pubblicate col suo consenso. le incisioni, salvo qualche ritratto, sono ripubblicate nella stessa dimensione degli originali. questo apparato iconografico costituisce una importante testimonianza della fortuna del teatro di goldoni nella venezia del settecento. le incisioni comprendono i ritratti del goldoni, le scene della sua vita, le incisioni che precedono il testo delle commedie e quelle che aprono ogni atto di commedia. giambattista pasquali e antonio zatta sono i due principali editori veneziani contemporanei al goldoni che pubblicarono le sue opere e le illustrazioni che ora vengono riproposte.

il volume raccoglie due testi autobiografici di goldoni: i me`moires, ricordi scritti in francese e dedicati al re luigi xvi e le cosiddette memorie italiane, cioe` le prefazioni autografe alle edizioni delle sue commedie. la vita dell`autore, avventurosissima, si staglia sullo sfondo del settecento, epoca di cui goldoni delinea un quadro nettissimo: modi di vivere, abitudini, rapporti sociali, mezzi di trasporto, divertimenti. le vicende della sua vita si intrecciano strettamente con quelle del suo teatro: la genesi delle commedie, il successo che riscossero, i litigi e le gelosie fra le attrici, le difficolta` economiche degli impresari.



con la propensione all`ascolto, originariamente determinata da un difetto visivo, don marzio e` il prototipo di quei frequentatori di caffe` che sanno di questo e di quello, che raccolgono notizie dalla voce degli altri e dalle gazzette per farsene portavoce, senza la cura di controllarle e di verificarne la fondatezza, mescolando verita` e invenzione. nella bottega del caffe` si nasconde una vena scientifico-filosofica caratteristica del diciottesimo secolo e non manca quel doppio livello di lettura, quell`aspetto metateatrale che piu` volte si ritrova nel goldoni.
