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atom e levana sono sposati da trent`anni e vivono in una piccola casa di campagna sotto le bombe di una guerra tra due paesi confinanti, a causa della quale hanno anche perso un figlio. finalmente la guerra finisce, ma il nuovo confine passa in mezzo alla loro casa e per andare dalla cucina al bagno bisogna mostrare il passaporto alla kafkiana guardia che controlla, giorno e notte, la vita della coppia. perfino il letto e` diviso in due e per trovare un momento di intimita` i due protagonisti vi si devono nascondere sotto, nei pochi momenti in cui la guardia e` distratta. e poi, questa guardia ha un`aria familiare che assomiglia a un senso di colpa: non sara` il figlio che anni prima i due avevano messo alla porta? con questo lavoro, dorfman organizza una rappresentazione a meta` fra il realismo di una situazione "balcanica" (ma potrebbe essere anche israeliano-palestinese) e la sua trasfigurazione allegorico-metafisica, confermandosi uno fra i maggiori drammaturghi al mondo.

il giubileo del novecento sembrava aprire un futuro difficile per il cattolicesimo. infatti l`eta` contemporanea e` per la chiesa una vicenda di emarginazione progressiva in una societa` che si secolarizza, fino a rendere legittima la domanda: il cattolicesimo sta per morire? gli avvenimenti del secolo hanno dimostrato il contrario. ad andare in tilt e scomparire sono stati in realta` il comunismo nell`est e la fede nel progresso laico in occidente. nonostante la propria intransigenza, o forse proprio per essa, la chiesa cattolica si e` adattata ad una situazione di crisi fino a sopravvivere, affermare la sua forza e, con l`89, a vincere nell`est europeo.

le ossessioni, la retorica, i tradimenti, il tragicomico narcisismo del duce in un piccolo libro che fa riflettere. denis mack smith e` lo storico inglese piu` noto nel nostro paese.

una paura atavica e insuperabile attanaglia da sempre julian barnes, quella della propria estinzione. nessun conforto puo` venire dalla fede, all`agnostico scrittore, che fin dalla prima riga confessa: . non resta dunque che unirsi alla fitta schiera di illustri tanatofobici che l`hanno preceduto - da montaigne a renard, da rachmaninov a larkin - provando a convincersi che nel grande non c`e` niente, ma proprio niente, di cui avere paura. , scriveva jules renard quand`era giovane e in salute. . lo sa bene julian barnes, che dell`una e dell`altro ha sempre fatto ampio uso nel tentativo di esorcizzare la piu` atavica e insuperabile delle paure, quella della morte, senza mai riuscire ad addomesticarla. quali armi restano, dunque, all`agnostico scrittore che, per trovare sollievo dall`idea dell`estinzione, non puo` neppure contare sul balsamo della fede? be`, innanzitutto ricordare che, oltre a essere la piu` viscerale e antica, la paura della morte e` anche la piu` comune e condivisa. e se e` vero che , guardarsi intorno puo` aiutare. julian comincia dal suo entourage piu immediato, la famiglia di sangue - suo padre, un professore , sua madre, anche lei insegnante, ma , e suo fratello maggiore jonathan, filosofo aristotelico, ateo, asciuttamente pragmatico - trovandoli tutti piu` bravi di lui in . allarga quindi lo sguardo ai compagni quotidiani della sua vita, la sua : artisti, filosofi, compositori e soprattutto scrittori, in primo luogo jules renard, di cui ripercorre la brev

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