nel ricostruire le vicende che videro protagonista augusto, l`autore cerca di dimostrare non tanto come il "principato" abbia rappresentato la conclusione non l`unica possibile - della crisi della repubblica, quanto come lo stesso augusto abbia costruito lentamente e sistematicamente la sua egemonia (egli avrebbe detto la sua auctoritas) e si sia imposto alla fine come unico referente, a roma, del quotidiano dei propri concittadini, fornendo loro non solo una nuova stabilita` politica, non solo rifornimenti annonari piu` sicuri, ma anche una nuova vita civile, nuovi culti e pratiche religiose che facevano perno attorno a lui e alla sua famiglia. cosi` il "principe" lasciando apparentemente inalterate le tradizionali strutture repubblicane, in modo molto ambiguo pervase silenziosamente ogni aspetto della vita civica, anche grazie alle magistrature da lui ricoperte. delle antiche liberta` restava solo il simulacro, un simulacro molto evanescente, come avrebbero dimostrato gli sviluppi successivi di quella forma di governo.
l`insoddisfazione per la vita in una provincia povera di stimoli, l`amore divorante per la lettura, la delusione della vita a corte, un matrimonio tardivo e poco romantico, la difficolta` ad accettare di diventare madre, la ricerca di una felicita` possibile solo nella fantasia, la scelta infine della solitudine: dal giappone di mille anni fa questa e` la storia in forma di diario di una donna, dei suoi sogni e delle sue disillusioni. un racconto autobiografico al femminile di una scrittrice di cui non sappiamo nemmeno il nome, perche` in quella societa` patriarcale non aveva il diritto ad averne uno, perche` poteva riconoscersi solo come moglie, madre, sorella o figlia, e che attraverso la scrittura cerca invece di costruire il proprio mondo.
appartenente al nucleo originario delle sedici "commedie nuove", "il poeta fanatico" e` il tipico esempio di quella drammaturgia mista che caratterizzo` la fase iniziale della riforma goldoniana. vi convergono infatti la tradizione dell`arte e quella della "commedia d`autore", il "divertissement" poetico, la satira delle mode culturali, la lucidita` dell`opera buffa. il suo esile intreccio e` in realta` pretesto per una rassegna dei costumi poetico-letterari settecenteschi. se l`aspetto piu` propriamente comico de "il poeta fanatico" discende dalla caricatura della "metromania" e dall`inconcludente seriosita` delle tante accademie letterarie che proliferarono nel settecento, goldoni non nega alla poesia la sua fiducia e la possibilita` di un positivo riscatto.
il vero titolo di questa raccolta avrebbe dovuto essere il suo sottotitolo, ovvero "scritti occasionali". solo la giusta preoccupazione dell`editore, che un titolo cosi` pomposamente modesto potesse non attirare l`attenzione del lettore, mentre quello del primo saggio presenta qualche motivo di curiosita`, ha fatto propendere per la scelta finale. la virtu` di uno scritto occasionale e` data dal fatto che di solito l`autore non pensava affatto di doversi occupare di un certo argomento ma vi e` stato spinto dall`invito a una serie di conversazioni o saggi a tema, che lo hanno indotto a riflettere su qualcosa che avrebbe altrimenti trascurato. ed ecco qui una serie di variazioni talora impegnate e talora divertite su temi come l`assoluto, il fuoco, il perche` piangiamo sulla sorte di anna karenina, le astronomie immaginarie, i tesori delle cattedrali, le isole perdute, victor hugo e i suoi eccessi, le veline, il meccanismo dell`agnizione nel romanzo d`appendice, la fortuna o sfortuna di joyce nell`epoca fascista eccetera. tuttavia, che il titolo dell`insieme sia stato desunto dal primo scritto non e` casuale, perche` alla costruzione del nemico l`autore si e` appena dedicato nel suo ultimo romanzo, "il cimitero di praga", ne` questo meccanismo perverso si e` ancora arrestato perche`, per tenere i popoli a freno, di nemici bisogna sempre inventarne, e dipingerli in modo che suscitino paura e ripugnanza.
chi nasce oggi in una grande citta` - o anche in campagna - non ha molte occasioni per vedere animali, se non gli antichi testimoni della vita domestica: cani e gatti. ma gli animali continuano a visitarci, per lo meno nei sogni. e ci ricordano un`altra vita - ormai remota e lunghissima - in cui gli uomini erano stati una specie mescolata a molte altre. anche in cielo, le costellazioni dello zodiaco - il cui nome stesso significa luogo degli animali - disegnano la mappa di una zoologia che non cessa di manifestarsi. piu` di ogni altro fra coloro che hanno preso le mosse da jung, james hillman ha saputo interrogarsi su queste "presenze" e inchinarsi davanti al loro potere, come mostra questo libro, che e` una guida per chi voglia riconoscere che cosa sono gli animali in noi.
pubblicata nel 1963, questa storia presentava l`uso della lingua nella poesia e nella prosa letteraria e i singoli fenomeni linguistici come parti dell`evoluzione complessiva del linguaggio dell`intera popolazione: la persistenza e dominanza dei molti dialetti, la lenta conquista collettiva della conoscenza e dell`uso parlato della lingua, il declino dell`aulicita`. e quest`evoluzione a sua volta era studiata in rapporto con le grandi tendenze della societa` italiana postunitaria: il decrescente, ma sempre persistente analfabetismo, la faticosa e lenta scolarizzazione, l`emigrazione, la prima industrializzazione, le migrazioni interne e l`urbanizzazione, la diffusione della stampa, le scarse letture, la nascita e l`incidenza di cinema, radio, televisione. le tecniche dell`analisi linguistica strutturale e le statistiche erano messe a servizio della storia. era un "guardare in faccia" (gramsci) la realta` italiana, linguistica e non solo. non tutti gradirono, allora. ma e` stata ritenuta uno strumento di qualche utilita` se poi e` stata riedita e ristampata ogni due, tre anni, attraversando le nostre collane fino a quest`edizione per i 150 anni dell`unita`.