"la fortuna di carlo goldoni (1707-1793) e` viva e costante da oltre due secoli sia tra gli studiosi di letteratura che tra gli uomini di teatro. la sua fama letteraria e` coeva dei primi successi sui palcoscenici di venezia: da allora attenzione critica e sperimentazione drammaturgica nel vivo dei testi sono andati di pari passo. aspra fu la polemica tra i contemporanei, divisi tra detrattori e sostenitori: ma molto significativa dello scandalo che suscito` la rivoluzione del goldoni rispetto al modo dei predecessori di concepire, scrivere e realizzare il teatro." (guido davico bonino)
michele proclamato ha scritto di giordano bruno. e lo ha fatto come solo lui ci ha abituato a fare, fondendo cuore e intuito. il risultato? per la prima volta, dopo secoli, i sigilli ermetici del nolano hanno trovato una spiegazione, valida, potente, unica. l`autore attraverso un percorso conoscitivo originalissimo, carico di emozione, e` riuscito a regalare a noi tutti un bruno finalmente capace di rivelare cosa veramente nascondesse dietro la sua ars memorandi. ecco, di conseguenza, apparire un universo animicamente vivo in tutte le sue parti, capace di dialogare, attraverso il simbolismo dei sigilli, con un uomo finalmente conscio dei suoi poteri, per ospitare un percorso conoscitivo rivolto verso la luce divina. percorso nel quale verranno coinvolti platone, leonardo, galileo, newton, nativi americani, cerchi nel grano. dialoghi spesso incalzanti, con un suo grande suggeritore. fino a quando l`autore, per primo, si rendera` conto di come bruno fosse in grado secoli fa, di regalare all`uomo la descrizione simbolica della nascita della luce, madre della materia, attraverso la fusione di ogni sorta di emozione divina. un unico progetto sentimentale, definito "amore". dio sara` quindi, luce, per amore, e attraverso di essa, diventera` materia... senziente.
"si dice spesso che la nostra societa` tende sempre piu` a secolarizzarsi, ma anche in una societa` fortemente secolarizzata il senso del sacro non e` andato perduto totalmente, e talvolta quasi per niente, anche se non tutti ci fanno caso." sembra un`ironica provocazione quella che edoardo boncinelli avanza in queste pagine, ma a pensarci bene, proprio mentre in tanti lamentano l`immancabile "crisi dei valori", ci ritroviamo in una realta` che appare come il terreno di coltura ideale per fondamentalismi di ogni genere. e questo perche` il senso del sacro e` l`ostacolo piu` grande sul cammino del pensiero razionale, poiche` ci abitua fin dalla piu` tenera eta` a non mettere in discussione pratiche e concetti che ci accompagnano dalla notte dei tempi. ma perche` il sacro e` cosi` radicato in noi? boncinelli va al cuore della questione e mette a nudo i bisogni biologici e sociali che hanno favorito la nascita e la crescita di questa idea. scavando nella regione piu` profonda della nostra irrazionalita`, boncinelli sottolinea la necessita` fisica degli esseri umani di avere a disposizione una serie di punti fermi da cui partire e sui quali fondarsi, anche a prescindere dalla religione vera e propria. forse non si puo` vivere senza qualcosa di sacro, ma sarebbe meglio ricorrerci il meno possibile per non restare ancorati a un modo di ragionare in cui tutto si da` per scontato e immutabile.
ha scritto derek walcott a proposito di jamaica kincaid. ed e` proprio la geografia di antigua, cosi` accecante e celeste, a permeare la prosa incantatoria del suo primo romanzo: gli alisei, i riti della pesca e dell`obeah si confondono in un`unica musica palpitante, mentre l`albero del pane e le sgargianti poinciane stonano con la chiesa anglicana, con la divisa scolastica, con i quaderni che hanno in copertina la regina vittoria. e intanto annie john cresce in una felice solitudine, al centro dell`universo della sua bellissima, giovane madre. ma poi, la catastrofe: annie , e la madre, che come una divinita` puo` dare e togliere tutto, incomprensibilmente si trasforma in un`algida nemica. dice annie dei suoi anni di bambina; ma ogni paradiso ha il suo , e sara` un tormentoso duello quotidiano a scandire il suo furente ingresso nell`adolescenza.
prima di divenire nel cinema un impareggiabile attore comico, toto` fu, negli anni trenta, uno dei massimi interpreti del teatro della tradizione popolare napoletana. in questo volume che raccoglie esilaranti sketch e scene che attingono direttamente alla , al genere del varieta` innovato dal cafe`-chantant, fino alla , viene restituito lo spirito piu` genuino della comicita` di toto`: irriverente nella satira politica (e, per questo, vittima della censura fascista), irresistibile quando ridisegna i luoghi comuni sulla napoletanita`. questi testi svelano la completezza artistica di toto`, qui investe di assoluto mattatore della scena, lungo una variegata galleria di personaggi in cui spiccano le sue inconfondibili doti di ironica maschera.