
lo scritto che qui presentiamo e` un articolo apparso nel 1934 sulla rivista

il proslogion, la piu` conosciuta opera di anselmo d`aosta, e` certamente uno dei piu` importanti testi del pensiero medievale. la sua fama e` legata soprattutto alla dimostrazione dell`esistenza di dio, destinata a diventare celebre nella storia della filosofia - sotto il nome di "argomento a priori" o "prova ontologica" - e a sollevare infinite discussioni nei secoli successivi (tra i critici tommaso d`aquino e kant, tra i sostenitori descartes, leibniz e hegel). ma il significato del proslogion va oltre la famosa prova, in esso confluisce la teologia della tradizione monastica, che invitava ad accostarsi a dio con il cuore prima ancora che con l`intelletto, a farne oggetto di silenziosa e devota meditazione. anselmo, maestro di logica ed esperto conoscitore degli strumenti razionali della dialettica, fa del proslogion (che e` insieme un testo di spiritualita` e di filosofia) l`espressione piu` alta del suo programma di ricerca, nel quale la solidita` della fede stimola le speculazioni della ragione.

la critica della ragion pura puo` essere riguardata come il baricentro della filosofia moderna. in quest`opera viene alla luce il problema che urgeva nella speculazione e nella cultura dei tempi nuovi, a partire da bacone e cartesio, imposto soprattutto dall`avvento della nuova scienza. la soluzione data da kant sara` poi il punto di partenza di tutte le correnti filosofiche successive sino ai nostri giorni. neppure oggi, infatti, l`influsso kantiano accenna a spegnersi, nonostante siano in atto delle mutazioni di prospettiva, rispetto a cui la problematica di kant dovrebbe risultare inattuale.







con uno sguardo attento a cogliere la natura locale e specifica dei conflitti culturali entro le societa` occidentali avanzate, e quindi delle negoziazioni che hanno per oggetto la definizione del confine tra il `medesimo` e `l`altro`, la pubblicazione mostra come i processi di costruzione identitaria si collochino sempre al punto di incrocio tra differenze di classe, differenze di genere e, appunto, differenze di cultura. grazie a tale analisi diviene cosi` possibile smettere di considerare la `cultura` come un insieme di dati, di elementi sostantivi, e si puo` iniziare a cogliere la complessita` degli intrecci che legano la questione dell`identita` a quella del diritto e della politica.







negli ultimi anni si e` registrato un notevole ritorno di attenzione per i rapporti tra il cinema e le altre arti. si tratta di relazioni che gli studi sul cinema non hanno mai, in realta`, cessato di indagare, ma e` indubbio che alcune modalita` dell`approccio contemporaneo, e il ricorso alla stessa nozione di altre arti, sembrano rimandare a una stagione che si credeva passata, quella delle estetiche del film. in quei modelli la componente estetica si intrecciava con altre: legate al posto dello spettatore, alle modalita` di fruizione o percettive, al sistema delle relazioni sociali. e la sfera del cinema come mezzo di comunicazione e del suo rapporto con altri media (oltre che con le altre arti) che viene chiamata in causa. ed e` su questa che si concentra l`attenzione delle riletture e l`investimento attualizzante di quest`opera.




