
cosa puo` fare uno scrittore per aiutare il proprio paese a ritrovare la pace? semplicemente il proprio mestiere: scrivere, raccontare, creare storie e personaggi in grado di far entrare i lettori nella pelle di un altro, farli pensare con la testa di un altro, far loro guardare la realta` con gli occhi di un altro. anche se l`altro e` un nemico. un personaggio inventato puo` diventare una persona vera, viva e intimamente familiare: e` il miracolo della letteratura, che incanta gli uomini da sempre. ma che e` anche un dono prezioso per chi vive in un paese in guerra, un dono capace di accendere una speranza e indicare una via di uscita dal tragico labirinto del conflitto tra israeliani e palestinesi. scrivere diventa, allora, un mezzo per rendere il mondo meno estraneo e nemico, il dolore meno paralizzante e insopportabile, il linguaggio meno povero e fossilizzato dagli stereotipi dell`odio e della paura. nei quattro brevi saggi che formano questo libro david grossman offre una testimonianza sul valore della letteratura e, insieme, una amara riflessione sulla situazione israeliana: la tragedia concreta e attuale di due popoli in guerra diventa lo specchio delle difficolta` - che sono di ogni uomo e di ogni epoca - di trovare la via del dialogo, della comprensione, della pace.











