
piccola bovary di dublino, yvonne non vuole sposare sam perche` "non e` niente di speciale". e lei, per la sua vita, vuole qualcosa di speciale. i genitori non capiscono: che cos`ha che non va? non e` speciale, dice yvonne, che la sera esce a malincuore con lui. ma sam ha una sua idea molto particolare di una cosa speciale. e trascina yvonne a vedere una cosa che per yvonne non e` niente, e odia sam per avergliela mostrata. poi pero`, tornata a casa, qualcosa di oscuro si muove in lei e la conduce piano piano a una decisione inattesa. "la vita, dopo tutto, e` comica, non tragica," scrive joyce carol oates, "nella cosmologia di murdoch. e comica perche` non e` tragica. e semplicemente terribile..."

lo zen e` la scuola buddhista piu` refrattaria a ogni pensiero concettuale, la piu` scettica nei confronti del linguaggio e della sua capacita` di trasmettere quella viva verita` che lo zen chiama a realizzare nel modo piu` diretto. la sfida di questo saggio di byung-chul han consiste nel dispiegare filosoficamente il nucleo concettuale presente nel buddhismo zen in forma latente, poetica e sconcertante. operazione non facile ma feconda, perche` permette al nostro pensiero di aprire nuovi orizzonti di senso, di esperienza e di espressione. il libro e` impostato a tal fine in senso comparatistico: le grandi voci del pensiero europeo-occidentale, da platone a hegel e heidegger, vengono messe a confronto con le intuizioni fondamentali del buddhismo zen. piuttosto che cercare punti di contatto e di somiglianza, come talvolta e` stato fatto, l`autore mira a far risaltare l`irriducibile originalita` del buddhismo zen rispetto alle nostre familiari abitudini di pensiero. al centro vi si staglia naturalmente l`intuizione del vuoto. la negazione radicale che esso opera di ogni idea di sostanza e soggetto apre la realta` a un`insospettabile fluidita`, e chiama l`uomo a un contegno di gentilezza amichevole nei confronti di ogni vivente.

un limpido talento critico, una capacita` fuori dal comune di orientarsi nell`universo contemporaneo di segni e linguaggi plurali: con sguardo allenato da continue combinazioni tra passioni profonde e interessi eclettici, susan sontag traccia un`originalissima, radicale rotta attraverso la teoria, la letteratura, il cinema, il teatro e le arti degli anni sessanta del `900. prima dell`"eta` del nichilismo", sontag scrive gli articoli riuniti nel 1966 in contro l`interpretazione, il suo libro d`esordio come saggista: "un atto di liberazione intellettuale" che la fa in breve diventare una figura di riferimento dello scenario contemporaneo, delle sue rivelazioni, trasgressioni, sperimentazioni, illusioni, della sua opposizione alle gerarchie (alto/basso) e alle polarita` (forma/contenuto, intelletto/sentimento). che scriva dello "stile" come centro di gravita` dell`espressione artistica o disegni una mappa dettagliata e ormai classica delle forme della sensibilita` "camp", che parli degli happening in cui l`azione evade dai teatri o si sposti dal diario di pavese ai taccuini di camus, dalla liberta` di genet alla coscienza disgustata di sartre, il filo delle parole di susan sontag non perde il suo obiettivo: evitare che il vaso di pandora dell`interpretazione-superfetazione si rovesci sull`esperienza dell`opera d`arte, deformandola e saturandola di "significati" a proprio uso e consumo.

in questo romanzo visionario dai toni fantascientifici, naomi alderman costruisce una perturbante distopia che e` anche una parabola sul potere e sulle sue perversioni. in un tempo imprecisato ma molto vicino al nostro presente, nel mondo comincia all`improvviso a verificarsi uno strano fenomeno: prima le ragazze, e poi le donne in generale, sviluppano la capacita` di infliggere dolore e morte tramite scariche elettriche emanate dalle loro mani e attivate da una misteriosa "matassa" collocata sulle clavicole. si innesca cosi un`inedita gerarchia di potere - in cui gli uomini sono ridotti in schiavitu`, seviziati e uccisi - che e` anche un`imprevista evoluzione dei rapporti tra i sessi e l`impulso a un nuovo ordine globale, con esiti inarrestabili e catastrofici. "ragazze elettriche" scompagina il racconto del futuro prossimo e penetra nelle vene della crudelta` che abita ineludibilmente, come uno stigma, la conquista e l`esercizio del potere.

dalle spiagge del mediterraneo e dai monti del caucaso arrivano queste istantanee illustrate di viaggio su autobus improbabili, accompagnate da scoperte di libri, di uomini, e delle loro guerre infinite; ma anche da comici malintesi. laura barile racconta le soste agli intricati confini caucasici, el-alamein oggi e la stratificazione di memorie che vi e` depositata, il mal d`algeria di camus, il presente il passato e il mito: dalla carestia degli anni trenta a batumi vista da simenon, all`arca di noe` sul monte ararat, a prometeo incatenato nel monte kazbegi. i paesaggi calcinati di algeri e il mare turchese delle coste minate dell`egitto, gli armeni che assaporano la liberta` nei caffe` sotto i tigli di yerevan, le inutili attese di treni fantasma in grandiose stazioni ferroviarie deserte, la casa natale di stalin e le costruzioni non finite del socialismo reale. berberi, amazigh, mozabiti, tuareg, armeni, georgiani, tartari, avari, russi - e le loro lingue.

i protagonisti di "dio giocava a pallone" sono ragazzi nati, come l`autore, all`inizio degli anni novanta e ognuno di loro esplora inquieto quel passaggio all`eta` adulta che li rendera` sconosciuti a se stessi. i compiti in classe, con il loro schema quasi calcistico di chi passa la soluzione e di chi se ne appropria, i giorni di scuola dove un buon voto e` la possibilita` di andare al mare e di innamorarsi al sole, le feste con la luna in cielo e i baci infuocati sulle panchine con partner inattesi, un`isola inventata, metafora dell`adolescenza da cui si esce ritrovandosi perduti, l`ascolto attento e proibito dei desideri del proprio corpo, le intermittenze del cuore e quelle dei sensi, le corse pazze e forsennate con i motorini truccati che trasformano i viali e i lungomari in un nostalgico far west pomeridiano. con una prosa consapevole e immacolata, giorgio ghiotti svela un`adolescenza che e` il presente indicativo dello stare al mondo e ci racconta perche` nessuno la abbandona mai veramente.

un vestito logoro e le spalle curve, adele e` sola in cucina e si abbandona ai ricordi del suo unico amore che le ha lasciato un figlio e costretta a un matrimonio riparatore con il manciato, chiamato cosi in paese per "le croste che lo coprono dalla testa ai piedi che manco i peli neri e fitti riescono a nascondere".

"celan rappresenta la realizzazione di cio` che non sembrava possibile: non solo scrivere poesia dopo auschwitz ma scrivere `dentro` queste ceneri, arrivare a un`altra poesia piegando questo annichilimento assoluto, e pur rimanendo in certo modo nell`annichilimento. celan attraversa questi spazi sprofondati con una forza e una dolcezza e un`asprezza senza paragoni". (andrea zanzotto)

tamara e` un`ex bambina introversa e bruttina diventata una magnifica femme fatale con il naso ritoccato dal bisturi. tiene una rubrica un po` futile su una rivista, fa girare la testa agli uomini e, quando ritorna nella campagna inglese dov`e` nata, getta scompiglio tra gli abitanti del paese e tra gli ospiti e i gestori di una vicina fattoria convertita in pacifico residence per scrittori. in quell`angolo idilliaco e noioso d`inghilterra, tamara sconvolge molte vite, offre agli scrittori nuova linfa per le loro storie e regala a tutti un finale a sorpresa. il regista inglese stephen frears ha tratto dal libro una black comedy. ecco come spiega la sua fascinazione per tamara drewe: "avevo seguito il fumetto di posy simmonds quando ogni sabato usciva a puntate sul guardian. non mi era venuto in mente che potesse essere trasposto in un film. scoprire il mondo di una sceneggiatura e il piacere con cui si sviluppa una storia e` per me un momento di estasi. ricordo la gioia di leggere la sceneggiatura di christopher hampton per le relazioni pericolose e quella di hanif kureishi per my beautiful laundrette. questa volta, un lungo viaggio a new york mi servi` per entrare nell`adattamento di moira buffini della graphic novel di posy simmonds. il mondo di posy e` un mosaico di campi, staccionate e mucche, di arguzia e complessita`, di umorismo e tragedie, di personaggi che sono insieme ridicoli e adorabili."

nel novembre del 1884, in una russia piegata dal dispotismo di alessandro iii, si apre il processo a rykov e ai suoi complici, imputati di uno scandalo finanziario che travolge la vita e brucia i risparmi di un`intera comunita`. a seguirlo come inviato c`e` il giovane anton cechov, che racconta le menzogne, le reticenze e i silenzi di una galleria di avidi truffatori. un crack parmalat nella russia del xix secolo, raccontato da un reporter d`eccezione.

"come jack london, stringer e` un narratore autodidatta di prima grandezza ed e` sopravvissuto senza rancori e pieno di speranza all`estrema poverta`, alla mancanza di un tetto sopra la testa e alla tossicodipendenza. i racconti di lee stringer sono cupamente avvincenti. parlano di come i relitti umani piu` inutili, piu` sradicati e inquietanti di new york riescano a rimanere in vita giorno dopo giorno. sono veri e propri reportage, non opere di fantasia. l`autore, che in ogni racconto e` anche uno dei personaggi, per anni e anni e` stato un reietto privo di dignita` e rispetto di se` almeno quanto i suoi protagonisti. pero`, proprio quando si faceva di crack, raccoglieva i vuoti delle lattine per un nichelino al pezzo e veniva cacciato dalla metropolitana perche` distribuiva street news, un settimanale di paria e su paria come lui, lee stringer scopri` un nuovo sballo. e cioe` scrivere per quel giornale. si conquisto` uno scopo nella vita, si libero` della tossicodipendenza. quest`uomo sa scrivere". (dall`introduzione di kurt vonnegut)

"ero dietro di te", dice il biglietto che un cameriere porge al protagonista, un trentenne venuto a passare qualche giorno in italia per sfuggire alla crisi violenta della sua vita coniugale. a scriverlo e` stata alice, una ragazza che vorrebbe entrare in sordina nella vita del protagonista, con la leggerezza di un`ombra, di un preventivo ricordo, di un`incalzante occasione. ma il giovane francese, che ha vissuto fino a trent`anni una vita senza fessure, la vita del "signor tutto bene", ha sposato una donna del madagascar e ne ha avuto due figli, e` troppo avvolto e ulcerato nelle sue vicende coniugali, nelle ferite inflitte e ricevute in una relazione drammatica e impetuosa, per accogliere quella brezza leggera che soffia alle sue spalle. almeno per ora... comincia cosi una storia che prima di diventare d`amore e` soprattutto di sofferenza, di confusione, di incapacita` e di rivelazione: che a trent`anni si puo` cominciare a capire la propria vita e a viverne una nuova.

"e chi sono io? la figlia della gallina nera? si diceva in casa quando si era vittima di un sopruso o di una negligenza. l`ultima a essere servita a tavola o a ricevere il bacio della buonanotte poteva lamentarsi di essere trattata come la figlia della gallina nera". di fronte alla tovaglia quadrettata di una trattoria di provincia, gloria origgi ripercorre la propria infanzia nella milano degli anni settanta attraverso le parole di casa sua. si scopre allora quanto sia misero dire "farsi un baffo" quando ci si puo` "fare un baffo a tortiglioni"; quanto l`espressione "bru bru" calzi all`uomo d`affari arricchito e un po` cafone; quanto "la sorella di ciro menotti" fosse mal pettinata. "amecche", "accalappia-pinconi", "spetinenta" e tante altre ancora sono le voci di un lessico famigliare nel quale l`autrice racconta la storia di un`infanzia dorata e dello strappo segnato dalla morte della madre, restituendoci un`immagine dura e scanzonata dell`italia del nostro passato prossimo.

"vietato leggere" e` una raccolta di brevi scritti sull`industria culturale, dal punto di vista di uno scrittore in esilio. "l`esilio," scrive ugresic, "e` una condizione letteraria; non solo fornisce una ricca lista di citazioni letterarie, ma e` una citazione letteraria". dubravka ugresic, romanziera e saggista, scrive nella sua introduzione che una delle sue maschere e` quella di "una brontolona dell`europa dell`est confusa dalle dinamiche del mercato globale del libro", ma il suo tono e` leggero, vivace e pungente nel raccontarci i difficili rapporti fra uno scrittore e i suoi mediatori letterari. e ci rivela la strada accidentata che ogni libro deve compiere per cadere nelle mani del lettore.