





















sotto il titolo "amori" alessandro martini ha scelto e commentato numerose liriche di giovan battista marino. il curatore sottolinea come le minime occasioni diventano ombre, disegnate sul "fugace argento" dell`acqua: perdute in uno specchio nitidissimo e funerario, che nessuna mano sposta. oggi ammiriamo in queste liriche soprattutto l`incantevole grazia madrigalesca, che scioglie i concetti e le arguzie nella sua onda delicata e leggera; e attorno ad esse pare di ascoltare ancora l`eco molteplice che hanno suscitato nelle musiche di monteverdi e frscobaldi.


come altri dialoghi di platone, anche l`"alcibiade primo" e l`"alcibiade secondo" presentano come interlocutori socrate e un giovane che gli ispira sentimenti d`amore. ma non si tratta di un giovane qualunque. alcibiade e` un personaggio di spicco, uno dei protagonisti della vita pubblica (e della vita notturna) dell`atene del v secolo. il primo dialogo si immagina tenuto alla vigilia dell`esordio politico di alcibiade: socrate demolisce la sua presunzione, costringendolo ad ammettere di non conoscere quello che e` il fondamento stesso dell`agire politico, la giustizia. piu` evanescente la figura di alcibiade appare nel secondo dialogo, in cui si discute sulla modalita` delle preghiere da rivolgere agli dei. testo greco a fronte.



yorick ama viaggiare soprattutto all`interno di se stesso, dei propri sentimenti, delle proprie emozioni, e di questi vuole dare conto al lettore, che invano cercherebbe nel suo "diario di viaggio" minute descrizioni di paesaggi, citta` e monumenti famosi. il testo sterniano e` qui proposto nella traduzione "d`autore" di ugo foscolo.





nell`antica atene, i processi non richiedevano giudici e avvocati professionisti. l`accusatore e l`accusato si confrontavano direttamente di fronte a una giuria popolare, il cui giudizio era dettato piu` dall`umore del momento che dagli articoli della legge. chi non era in grado di pronunciare discorsi poteva rivolgersi ai cosiddetti logografi, professionisti della parola che scrivevano discorsi giudiziari dietro compenso. lisia, che passo` la giovinezza nell`ambiente di socrate, fu senza dubbio il migliore tra i logografi del suo tempo. nei suoi discorsi rivive la commedia umana degli ateniesi: risse, tradimenti, prepotenze, confische di beni. enrico medda, cui si devono anche l`introduzione e l`ampio apparato di note, ha raccolto in questo volume le ultime diciannove orazioni pervenuteci e tutti i frammenti.












la caducita` di tutte le cose che abitano la terra, l`imperscrutabilita` della vita e della morte, la creazione artistica come via di salvezza. sono questi alcuni dei temi al centro delle "elegie duinesi", iniziate da rilke nel 1912 a duino e poi scritte fra intervalli e slanci creativi nel corso di dieci anni, fino alla pubblicazione nel 1923. profondamente innovative nelle scelte linguistiche, le "elegie" rappresentano il punto piu` alto dell`opera di rilke: in esse il poeta dona nuova profondita` alle figure chiave che accompagnano la sua scrittura gli angeli, l`eroe, gli amanti e arriva a cogliere il valore della poesia come riscatto dell`uomo davanti alla fragilita` dell`esistenza. perche`, come spiegato da franco rella nell`introduzione, "lo spazio ulteriore che rilke disegna con la sua opera e` lo spazio che non e` ne` vita ne` morte, ma `una nuova terza cosa`. e la scoperta di un mondo intermedio, il mondo propriamente umano".


















pubblicando nel 1613 le "novelle esemplari", cervantes non tace l`orgoglio di considerarsi "il primo ad avere scritto in lingua castigliana novelle", alla maniera italiana. narrazioni "esemplari", dunque, come modelli al radicamento in spagna di un genere letterario di grande efficacia per delineare figure e casi avvincenti che rechino anche lezioni di vita ispirate a una moralita` laica, prima ancora che cristiana. un`altra ragione dell`esemplarita` di queste novelle, pero`, e` implicita: esse offrono lo spazio piu` congeniale a un`arte del narrare che delle convenzioni di una poetica esalta tutti gli ingredienti e le suggestioni, e questi combina e manipola in un gioco inesausto e sempre sorprendente di trame e linguaggi, di calchi e parodie.


ispirate da una passione d`amore pienamente vissuta, e trasposta con singolare immediatezza stilistica in espressione poetica, le "rime" di gaspara stampa descrivono le gioie e i turbamenti di una donna capace di perseguire con risolutezza e coerenza, ma non senza dolore, una scelta di vita libera e raffinata, in un ambiente ostile, tollerante solo nei confronti della dissolutezza maschile. una donna nella quale oggi si riconosce uno dei talenti piu` colti e dotati del suo tempo, ma la cui opera suscito` spesso in passato una curiosita` sospettosa, volta piu` all`indagine biografica che alla serena e obiettiva valutazione critica.


una giovane vedova virtuosa e` trovata svenuta da un ufficiale russo durante l`attacco notturno alla fortezza di cui il padre e` comandante. quando l`ufficiale, cui la marchesa e` riconoscente, la chiede in sposa, viene respinto. poco dopo la marchesa scopre di essere incinta e si ritira in campagna poiche` i suoi familiari non credono alla sua innocenza. mette poi un annuncio su un giornale in cui si dichiara disposta a sposare il padre, da lei non conosciuto, del bambino. appare l`ufficiale russo e la marchesa lo sposa pur intimandogli di allontanarsi subito dopo le nozze. ma alla fine, colpita dal suo comportamento generoso e dalla sua sensibilita`, si riconcilia con lui.





dell`antica lirica greca non sono rimasti che frammenti piu` o meno estesi (fatta eccezione per pindaro, di cui resta un`opera intera): ma essi bastano a illuminare un`esperienza d`arte irripetibile, che nel ritmo delle forme sembra rendere il movimento essenziale della vita. il volume presenta testi di 19 poeti, da archiloco a bacchilide. li affianca la nuova traduzione di enzo mandruzzato, volta a ricreare il pensiero e la musica degli originali.




eta di lettura: da 5 anni.





