
il libro comincia sotto segni sinistri per i greci. i persiani occupano atene abbandonata e deserta: vi e` rimasto soltanto un piccolo gruppo di ateniesi, che barricano l`acropoli con travi. quando i persiani vi salgono, i greci si gettano giu` dalle mura o cercano rifugio nel megaron, dove vengono massacrati. l`acropoli e` incendiata. poco tempo dopo, nelle acque di salamina, avviene la battaglia decisiva, davanti agli occhi di serse. la flotta greca sconfigge la flotta persiana, mentre una parte dell`esercito persiano torna in patria, torturata dalla fame e dalle pestilenze. tra i protagonisti greci e persiani, uno primeggia fra tutti: temistocle, il nuovo ulisse, geniale, audace, avido, corrotto, senza scrupoli.


il secondo e ultimo volume delle "storie di alessandro magno" accompagna il lettore dalla morte di dario di persia a quella di alessandro magno, a babilonia. alessandro, ormai dominato da un incontrollabile desiderio di illimitato possesso, travalica i limiti che gli de`i hanno imposto alla sua natura umana: cerca di emulare la maesta` divina dei sovrani achemenidi e compie ogni genere di sfrenatezze. con la sua sensibilita` psicologica, e soprattutto con la sua capacita` di rendere i sentimenti in modo drammatico e spettacolare, l`autore descrive questa metamorfosi fatale attraverso una serie di scene grandiose e di forte impatto emotivo.



poema didascalico in esametri, gli "astronomica" espongono e analizzano le vicende delle costellazioni e l`influsso che gli astri hanno sul destino dell`uomo. il volume e` pubblicato in collaborazione con la fondazione lorenzo valla.







richard rolle di hampole (circa 1305-1349), walter hilton e lo sconosciuto autore della nube della non conoscenza sono i maggiori scrittori di mistica del trecento inglese. studente a oxford, il primo e divenuto famoso come eremita: commentatore della scrittura e del salterio, poeta religioso, autore dei trattati mistici incendium amoris - poi da lui stesso tradotto in volgare come fire of love, l?opera che lo rese popolare - e melos amoris, il canto d?amore che la fondazione valla presenta qui per la prima volta al pubblico italiano. "melos": sin dall?inizio il canto possiede una musica interiore e dolcissima che rapisce e conquista: liquide loquor, scrive rolle, e proseguendo sui tasti dell?allitterazione: non timeo temptantes, nam tales in turbine trucidabuntur. silere non scio: sic charitas me cogit, ut cuncti cognoscant quia capax consisto cantabilis clamoris et sonum suscipio celicum insignem. il traduttore deve compiere salti doppiamente mortali per rendere questo latino in un italiano che tenti di mantenere le qualita tonali dell?originale, ma sia allo stesso tempo comprensibile: "uso un linguaggio limpido. non temo quelli che mi mettono alla prova, poiche tali persone saranno travolte dal turbine della tempesta. non so stare in silenzio: l?amore mi spinge a tal punto che tutti sapranno di quale clamore di canto sono capace e quale straordinaria voce celeste so accogliere". tutto il melos insegue, con richiami infiniti alla bibbia, la dolcezza dell?esperienza mistica: e un cantico dei cantici in ritmo gregoriano e spesso contrappuntistico: riprende e ripete, variando, gli accordi, sinche nel canto stesso non si compie.

orazio e il piu grande dei poeti lirici che la letteratura latina abbia prodotto, l?unico che si possa paragonare a pindaro tra i greci, come egli stesso fa piu d?una volta, naturalmente sminuendosi davanti al "cigno tebano". "un lirico greco senza musica", e stato detto di lui: ma quella musica, interiorizzata, romanizzata e portata sui colli della sabina, la senti risuonare sin dai primi versi della prima ode, maecenas, atauis edite regibus, / o et praesidium et dulce decus meum, "mecenate, che fosti generato da famiglia di re / e sei per me difesa e dolce titolo di gloria", e soprattutto negli ultimi, che proclamano: "io, per l?edera che e premio alla fronte dei sapienti, / son vicino agli dei; un fresco bosco, danze leggere / di ninfe e satiri mi tengono lontano dalla folla, / se euterpe non impedisce al flauto di suonare, / se non rifugge polimnia di trarre accordi dalla lira di lesbo. / e se tra i lirici vati tu vorrai annoverarmi, / mi sembrera di toccare il cielo con il capo". aveva ragione emilio pianezzola, iniziatore di questa edizione e squisito traduttore delle odi, a concludere la sua splendida introduzione con le parole di nietzsche nel crepuscolo degli idoli: "non ho mai provato [...] in nessun poeta, lo stesso rapimento artistico che mi dette, fin da principio, un?ode di orazio. [...] questo mosaico di parole in cui ogni parola come risonanza, come posizione, come concetto fa erompere la sua forza a destra, a sinistra e sulla totalita, questo minimum nell?estensione e nel numero dei segni, questo maximum, in tal modo realizzato, nell?energia dei segni - tutto cio e romano e, se mi si vuol credere, nobile par excellence". orazio, che fa poesia "autobiografica", che confessa le sue aspirazioni e le sue delusioni, dichiara di non esser stato colpito da argo, micene, delfi o atene, quanto "dalla dimora di albunea risonante, / dalle cascate dell?aniene, dal bosco di tiburno, / dai frutteti umidi per l?acqua viva dei ruscelli": inventa un nuovo paesaggio

dopo la ionia di talete, anassimene e anassimandro - dove il primo, fortunato volume dei presocratici ci aveva condotto a leggere in una luce nuova anche senofane, eraclito e quello straordinario daimon quasi ubiquo che fu pitagora -, i "sentieri di sapienza" di questo secondo volume ci portano verso la parte opposta del mondo greco, verso l`italia, dove sorgevano velia/elea e agrigento. emozionante, come nel primo, il percorso, che affronta tre grandi: parmenide, zenone ed empedocle. un`emozione che deve aver gia` provato platone, il quale fa dire a socrate: "parmenide mi sembra essere, come dice il verso omerico, "venerabile" e, nel contempo, "tremendo". infatti sono venuto a contatto con quest`uomo quando io ero molto giovane e lui assai vecchio e mi sembro` di una profondita` del tutto eccezionale". chi, del resto, non conosce le sue cavalle; i paradossi di zenone; le "radici", l`amore e la discordia di empedocle; la leggenda, di cui fanno poesia ancora holderlin e matthew arnold, del suo gettarsi nell`etna per provare la propria immortalita`? e di una lunghissima durata, se non dell`immortalita`, ha goduto l`opera di empedocle, letta nella sua interezza sino alla fine dell`antichita`. con la chiarezza e l`eleganza che abbiamo imparato ad apprezzare laura gemelli affronta i tre in altrettante splendide introduzioni, ne indaga i problemi e gli enigmi, e ne offre traduzioni a un tempo fedeli e godibilissime. che il paradosso di achille e la tartaruga abbia qualcosa a che fare con il passo dell`iliade nel quale al velocissimo pelide che fa strage dei troiani si presenta apollo, sotto le spoglie di agenore, precedendolo nella corsa sempre di poco senza farsi mai raggiungere? oppure con la stessa disperata fuga di ettore, che appare come un sogno nel quale chi insegue non riesce ad afferrare il fuggitivo? "i paradossi" spiega la nostra curatrice "fanno balenare possibilita`, sembrano sfidare l`intelligenza e, proprio per questo, risultano irresistibili", ma ingannano

un brivido di fascinazione e di aspettativa, e insieme di enigma e di mistero, colpisce chiunque in occidente abbia qualche dimestichezza col pensiero e con la grecia arcaica appena sente nominare i presocratici. i fondatori della filosofia! gli iniziatori della scienza! i primi che hanno dato voce a quella meraviglia che, secondo platone e aristotele, determina l`

lucio, il giovane insaziabilmente curioso, e` stato trasformato in asino. durante una rapina viene portato via da una banda di briganti e usato come bestia da soma. ora e` nel loro covo, una spelonca che si apre lungo i fianchi ripidi e scoscesi di una montagna aspra e altissima. nella grotta, i delinquenti fanno baldoria, raccontandosi le proprie imprese. hanno rapito una bella ragazza, di una famiglia importante e facoltosa, e si aspettano di ricavarne un grosso riscatto. la fanciulla, carite, piange a dirotto. allora la vecchia che fa da governante ai banditi prende a consolarla, dicendole che la distrarra`

amore legge il titolo del nuovo libro di ovidio, "rimedi contro l`amore", e subito protesta:

una raccolta organica e complessiva delle testimonianze antiche sull`affermarsi della democrazia in grecia mancava finora. come afferma donato loscalzo,

elena non e` mai stata a troia. non e` lei che i vecchi della citta` hanno contemplato sulle mura. non e` lei che telemaco ha ammirato nel suo palazzo di sparta. la dea era a paride non diede che un fantasma, un`immagine fatta con l`aria del cielo, che pure respirava: copia identica, doppio preciso, di elena. l`elena di carne e d`ossa, invece, la prese ermes e la porto` in egitto, nella casa del casto proteo, perche` il letto di menelao non venisse violato. il primo scontro tra occidente e oriente, la guerra di troia, fu combattuta soltanto per un`illusione. zeus voleva semplicemente alleviare la madre terra dell`eccessiva massa di esseri umani che l`appesantiva e dare fama al piu` forte degli eroi, achille. questo e` il nucleo fantastico dell`"elena" di euripide, al quale si aggiunge tutta una serie di motivi non proprio secondari: perche` nel suo lungo nostos da troia verso sparta, menelao, che con se` conduce il


tutta l`asia si muove per partecipare alla spedizione che il re di persia, serse, organizza contro atene e la grecia al fine di vendicare la sconfitta patita dal padre dario. del viaggio e dei popoli che lo compiono erodoto fornisce una descrizione precisa e affascinante: dei luoghi, degli usi, dei costumi, dell`abbigliamento e degli armamenti delle diverse etnie. per noi moderni, pero`, il centro del libro e` la battaglia delle termopili nell`estate del 480 a.c, che per primo erodoto descrisse e che da piu` di due millenni e` impressa nella memoria collettiva: quando, come recita un`iscrizione riportata proprio dallo storico, in quel passo tra i monti,

siamo, nella narrazione sinuosa di ovidio, alla generazione immediatamente precedente quella della guerra di troia. dominati dal canto di orfeo che ha perso euridice, i libri x-xii raccontano alcune tra le storie piu` belle di tutta l`opera, nella quale si fondono ora epica e storia mitica del mondo. e orfeo stesso che si presenta agli inferi reclamando la sposa uccisa dal morso di un serpente e che poi la perde per essersi voltato a guardarla mentre la conduce fuori dall`averno. fugge allora in luoghi remoti consolandosi col canto e narrando la storia di ganimede. da questa nasce quella di giacinto, e poi quella di pigmalione, che a sua volta fa emergere quella di venere e adone. e quando orfeo viene fatto a pezzi dalle baccanti, subito viene evocato mida, e poi esione, e quindi peleo e teti, i genitori di achille. allora prende il via la fondazione di troia, e il racconto dell`immane guerra. in mezzo, ecco pero` la storia delicata e dolente di ceice e alcione: dell`uomo che, per consultare l`oracolo, s`imbarca, incontra una furibonda tempesta, annega; e della sposa che - avvisata da morfeo nelle vesti del marito - vuole raggiungere il corpo di lui nel mare e si getta saltando dal molo.

i due volumi dei "trattati d`amore" cristiani offrono al pubblico una raccolta di testi che indagano il problema dell`amore nel pensiero cristiano del xii secolo. il xii e` infatti, in europa, il secolo dell`amore: i trovatori celebrano l`amor cortese, i romanzi narrano la passione di tristano e isotta o di lancillotto, abelardo ed eloisa vivono un`infuocata relazione. i religiosi non sono da meno: elaborano, impiegando un linguaggio appassionato e immagini meravigliose, affascinanti teorie sull`amore mistico. se dio, come proclama il vangelo di giovanni, e` carita`, cioe` amore, l`uomo, fatto a sua immagine e somiglianza, e` dominato da quello stesso sentimento e al suo creatore deve rivolgerlo per poter raggiungere l`unione con dio. e il momento che dante celebrera` al termine del paradiso, quando l`"amor che move il sole e l`altre stelle" volge la sua volonta` e il suo desiderio "si` come rota ch`igualmente e` mossa".

ii xii e`, in europa, il secolo dell`amore. i trovatori celebrano l`amor cortese, i romanzi narrano la passione di tristano e isotta o di lancillotto, abelardo ed eloisa vivono un`infuocata relazione. i religiosi non sono da meno: elaborano, impiegando un linguaggio appassionato e immagini meravigliose, affascinanti teorie sull`amore mistico. i due volumi dei "trattati d`amore cristiani" offrono al lettore una raccolta di testi che indagano il problema dell`amore nel pensiero cristiano del xii secolo. in questo secondo volume al centro della trattazione e` l`esperienza della caritas, l`amore di dio, analizzato, esaltato, canonizzato da tre opere di importanza capitale e di enorme fascino: "lo specchio della carita`" di aelredo di rievaulx, e le opere dei due fratelli ivo e riccardo di san vittore, la "lettera a severino sulla carita`" e "i quattro gradi della violenta carita`". il volum e` arricchito da un nutrito apparato di note conclusive e da un apparato iconografico che mostra gli angeli affrescati nel xii secolo nella cripta dell`abbazia benedettina di marienberg in val venosta.

"angeli, non angli", esclama il futuro papa gregorio magno quando vede dei bellissimi schiavi inglesi in vendita nel foro di roma. da questa frase prende l`avvio la missione di riconversione della britannia abbandonata dalle legioni e occupata dagli angli e dai sassoni. e l`inizio ideale della "storia degli inglesi" composta da beda nel viii secolo. leggermente balbuziente, chiuso per tutta la sua vita nei monasteri di wearmouth e jarrow, beda possiede pero` "l`ardente spiro" del quale dante lo vede fiammeggiare nel ciclo dei sapienti. ha commentato quasi tutta la bibbia, si e` occupato del computo del tempo ha composto un "de natura rerum", trattati di ortografia e metrica, vite di santi e persino poesia. la sua "historia ecclesiastica gentis anglorum", della quale la fondazione valla pubblica in due volumi la prima edizione critica in quaranta anni, e` fra le piu` belle opere storiografiche del medioevo. tutto e` organizzato con mano sapiente e narrato col piglio dello scrittore di razza. ma tutto, anche, ha l`aura delle origini e il passo della meditazione sugli accadimenti: se beda vuole ancorare a roma l`alba delle vicende inglesi e` perche` quella che gregorio, per mezzo del suo missionario agostino, porta nel kent e` una nuova cultura.

i trovatori celebrano l`amor cortese. i romanzi narrano la passione di tristano e isotta o di lancillotto. abelardo ed eloisa vivono un`infuocata relazione. il xii e`, in europa, il secolo dell`amore. i religiosi non sono da meno ed elaborano affascinanti teorie sull`amore mistico. se dio e`, come proclama giovanni amore, l`uomo, che e` fatto a sua immagine e somiglianza, e` dominato da quel sentimento e al suo creatore deve rivolgerlo. dall`"abisso della dissomiglianza" l`"anima curva" si "converte" tendendo a lui la propria volonta`. la ragione "puo` vedere dio soltanto in cio` che egli non e`; l`amore e` l`unica conoscenza che si avvicini alla divinita`, il vero "intelletto". la stessa teologia negativa viene superata. attraverso quattro "gradi" di carita`, o tre "visite", tre "sabati", l`uomo progredisce verso l`"unita` dello spirito", l`"eccesso della mente", l`"abbraccio"; l`unione con dio. il volume segue il cammino di guglielmo di saint-thierry e bernardo di clairvaux, i due amici che, combattendo il razionalismo di abelardo, hanno costruito una teologia dell`amore che influenzo` anche alcuni trovatori. guglielmo, contemplando "ogni angolo ed estremita`" della propria coscienza, guarda al volto ed esclama: "o volto, o volto! quanto beato il volto che, vedendoti, merita di essere trasformato da te". per bernardo, provare l`amore vuol dire essere "deificati", e al culmine dell`esperienza mistica ogni sentimento umano si dissolve e si riversa nel fondo della volonta` di dio.

attorno alle origini di roma i popoli che l`hanno costruita, subita, accettata e disprezzata hanno creato una complessa, affascinante leggenda che l`opera inaugurata dalla fondazione valla intende ricostruire su basi nuove. essa si articola in tre volumi e offre al lettore un`ampia raccolta di fonti (annalistiche, antiquarie e poetiche; da esiodo ai padri della chiesa) divise per "mitemi" o unita` mitiche fondamentali, e analizzate comparativamente alla ricerca dei "motivi canonici" fissati dalla tradizione e di una storiografia del mito confrontata con gli scavi archeologici. sullo sfondo, alcune domande che ci intrigano. come nascono i miti? rispecchiano o no la realta`? e ancora, da dove vengono il nome di roma e di romolo? e lui, romolo e` davvero esistito? nel primo volume, in particolare, si ripercorrono le vicende dell`amore tra rea silvia e marte; della nascita dei gemelli romolo e remo, poi abbandonati e allevati dalla lupa; del conflitto tra i due per la fondazione della citta` e della conseguente uccisione di remo.

tutto, secondo ovidio, muta: il cosmo, gli dei, i corpi degli uomini e delle donne. nelle "metamorfosi", tra le opere piu` fortunate che l`antichita` classica abbia lasciato, le storie di animali che diventano pietre, di eroi e ninfe mutati in stelle, di numi che s`incarnano, nascono l`una dall`altra, si intrecciano, riaffiorano in sequenza velocissima e cangiante. e in essa prendono forma i temi del generarsi del mito e della poesia. il volume presenta i libri i e ii nel testo critico basato sull`edizione oxoniense di richard tarrant, con saggio introduttivo di charles segal e traduzione di ludovica koch.

gian luca potesta` e marco rizzi, entrambi docenti all`universita` cattolica di milano e specialisti dell`antichita` classica, cercano di spiegare come nasce il mito dell`anticristo, questa poderosa figura di antagonista che da quasi due millenni domina la nostra cultura. e lo fanno offrendo questa antologia dei testi antichi (dal ii al iv secolo) che hanno parlato dell`anticristo e sottolineando come inizialmente il termine non indicasse l`antimessia, ma genericamente chi si opponeva a gesu` cristo. questo volume sara` seguito da un secondo, dedicato al periodo tra il v e il xii secolo, e da un terzo, per il periodo dal xiii al xv secolo.

arriano nacque tra l`85 e il 90 d.c. a nicomedia, in bitinia. egli comincio` a scrivere di alessandro quando il carattere di lui gia` da tempo era diventato oggetto di discussione nelle scuole di filosofia e di retorica. in quei tempi, alessandro era la massima figura che fosse mai apparsa nella storia, e un concentrato di tutto cio` che l`uomo aveva sognato e immaginato. arriano era sobrio, scrupoloso, preciso: cercava di rinnovare l`esattezza di senofonte: consulto` e utilizzo` gli storici piu` fededegni. arriano cancello` i paesaggi orientali, che avevano incantato curzio rufo: sfumo` le figure minori e le ombre, e tutto il suo quadro fu occupato dal nuovo achille, che conquisto` il mondo.

le "lettere" di platone sono uno dei misteri piu` affascinanti della letteratura greca. non sappiamo chi le ha scritte: se platone, o uno o piu` contraffattori. sicuramente autentica e` la settima, una riflessione sui complessi rapporti che intercorrono tra potere e filosofia. comunque sia, queste tredici lettere sono la testimonianza di un esperimento che parve concretizzare il sogno di platone: portare al potere dei filosofi o dei governanti-filosofi, che traducessero le sue dottrine relative alla legislazione e al governo dello stato. questo tentativo, consumatosi a piu` riprese alla corte di dioniso ii tiranno di siracusa, falli` miseramente.


continua l`itinerario di pausania attraverso le regioni del peloponneso. in questo settimo libro, dedicato all`acaia, la descrizione dei luoghi si apre ad abbracciare un panorama storico e geografico molto vasto: di li` infatti mossero i coloni che popolarono quella parte dell`asia minore denominata ionia, le cui vestigia sono tuttora visibili al visitatore appassionato di archeologia. testo originale a fronte.

il sesto libro delle storie e` imperniato sulla ribellione delle citta` greche contro re dario di persia e su quella guerra che, pur tra gelosie, contrasti e ripicche, le vide finalmente unite battere l`invasore a maratona e ricacciarlo indietro.

prendendo l`avvio dal primo versetto della genesi, la trattazione si amplia sino ad abbracciare tutta l`opera, in una esegesi appassionata e appassionante che introduce al mistero della creazione.

le biografie parallele di due grandi uomini politici sullo sfondo della grecia classica e della roma repubblicana.

"l`istruzione cristiana" (titolo originale latino: de doctrina christiana) e` un trattato di ermeneutica, scritto da sant`agostino quando era appena diventato vescovo di ippona. in termini piu` attuali, puo` essere definito un manuale in cui il grande dottore di una chiesa ancora giovane e inesperta insegna a interpretare la sacra scrittura e a spiegarla pubblicamente secondo i canoni stilistici ereditati dalla latinita` classica, in sostanza dalla retorica ciceroniana. come modello supremo, pero`, viene proposto san paolo, teologo ispirato e sublime oratore. "l`istruzione cristiana" viene cosi` a situarsi come fondamentale opera-ponte tra l`antichita`, nutrita di letteratura profana, e il medioevo, permeato di cultura biblica.















