
con il siervo libre de amor (1440 ca.) juan rodriguez del padro`n, poeta alla corte di giovanni ii di castiglia, protagonista di passioni, itinerari ed esili che proiettano sulla sua opera una certa aura trobadorica, introduce in spagna il romanzo sentimentale. la narrazione, in forma autobiografica e con inserti lirici, se riprende i motivi topici del grande canto cortese, e` come dominata da una dolorosa contemplazione, dai vani tentativi di liberarsi dalla schiavitu` amorosa, e culmina nell`apparizione, ambigua, allegorica e sinistra. di una nave nera, su cui compaiono alcune donne vestite a lutto. nella vicenda principale e` incastonata la estoria de dos amadores - ardanlier e liessa, leali e tragici, votati a morte feroce - dissimile ma speculare. questi eroi dimostrano a ogni passo una sottile inclinazione a proiettare in forme rituali e funeste il fallimento di una passione: "e io per la mia follia / cantai d`amore, / povero di favori, / ma non di tristezza". in pieno autunno del medioevo possono far pensare, per la loro affascinante fissita` oleografica, per la violenza insieme languida e crudele, a certo decadentismo fin de sie`cle.

il testament of cresseid composto dallo scrittore scozzese robert henryson nella seconda meta` del quattrocento, racconta la fine dolorosa di cresseida, amante infedele di troilo, un. episodio della. famosa storia d`amore trattata da autori come boccaccio, chaucer. shakespeare. il testament che apparve di seguito al troilus and criseyde nell`edizione thynne delle opere di chaucer del 1532, fu considerato fino al xviii secolo la vera conclusione del poema chauceriano. in realta` la narrativa si propone come una parentesi all`interno del libro v dei troilus, prima della morte dell`eroe. cresseida, abbandonata da diomede e divenuta prostituta nel campo greco ritorna dal padre e maledice gli dei per la sua rovina. colpita dalla lebbra, cresseida incontra troilo per l`ultima volta; ma i suoi occhi; come il suo volto, sono offuscati dalla malattia e i due amanti non si riconoscono. "chissa` se tutto quel che chaucer scrisse era vero", si domanda il narratore fingendo di ispirarsi a un altro racconto, e attribuisce una propria individualita` morale e letteraria a cresseida, che dall`autocommiserazione iniziale passa all`ammissione della colpa: "soltanto me stessa ora voglio accusare". e tuttavia il mondo di cresseida rimane distante da quello cristiano con "un senso della fine" che la tomba e l`epitaffio contribuiscono ad accentuare: "mirate, belle dame, cresseida troiana, / un tempo stimata il fi`ore tra le donne, / sotto questa pietra, gia` lebbrosa, ora giace". ma e` proprio grazie all`intervento autoriale di` henryson che la memoria di cresseida rimarra` per sempre nella mente del lettore come monito e come testimonianza della fama del poeta.

tutto il mondo magico, soprannaturale e misterioso dell`india antica rivive in questi racconti nei quali scopriamo il fascino delle leggende tradizionali indiane, che nel corso dei secoli giunsero fino in occidente arrivando a influenzare altre culture: si ritrovano dalle mille e una notte arabe fino al folklore europeo. e un universo in cui esseri umani, dei, spiriti celestiali, demoni e schiere di mille altri esseri invisibili, divini o diabolici, vengono a contatto nella vita quotidiana, si alleano, si combattono, si innamorano, senza nessun confine preciso tra il mondo umano, terrestre, e tutti gli altri. in questo gioco cosmico della manifestazione, ogni cosa e` verosimile e, per quanto fantastica e perfino grottesca, e` nondimeno considerata reale.

ii iv libro dei "reali di francia" e` dedicato a buovo d`antona, alla piu` fortunata di quelle vicende che andrea da barberino veniva raccogliendo in versione ciclica nella saga genealogica della prestigiosa dinastia francese, largamente cooptata in scenari italiani. la storia di buovo costituisce indubbiamente il racconto, inizialmente autonomo, che conobbe il maggior numero di redazioni e di adattamenti anche al di fuori di questo polittico romanzesco, in parte anticipato dalla serie franco-italiana denominata "geste francor". nessuno degli altri romanzi utilizzati nella saga di andrea da barberino conosce una diffusione cosi` ampia e una serie cosi` numerosa e vivace di adattamenti e riscritture.

i saggi di questo volume - su montaigne, pascal, racine, baudelaire, proust, sul pubblico del classicismo francese - completano e arricchiscono il quadro del realismo occidentale avviato da "mimesis" dello stesso autore. anche in queste pagine, come nella sua opera maggiore, auerbach mette in atto la sua originalissima metodologia critica, mobile e antidogmatica, capace di rendere significativo il "dettaglio", di risalire dallo stile di testi alla temperie complessiva di un`epoca, di una societa`, di una cultura. la costante attenzione per il pubblico gli permette di penetrare nella segreta dinamica delle opere, nel loro realizzarsi come esperienza estetica, di registrare le mutazioni della spiritualita` - la progressiva "secolarizzazione" in cui si rivela il destino del moderno -, ma anche di cogliere l`emergere di nuove sensibilita` e di nuove forme.

con baudouin de conde` la trattatistica cortese esprime e formula una dottrina morale completa, capace di fondare modelli funzionali all`ordine sociale delle corti in continua evoluzione. nei poemetti raccolti in questo volume - dei quali il mantello d`onore e` senza dubbio il piu` completo in quanto sono racchiuse, nell`allegoria del mantello, tutte le qualita` morali che il

raimon vidal, catalano di nascita, fu trovatore provenzale, attivo fra la fine del xii e i primi anni del xiii secolo presso varie corti occitaniche e alla corte di barcellona, con pietro il grande. il castia-gilos (castiga gelosi) e` tra le pochissime opere di narrativa breve provenzale che ci sia pervenuto. il castia-gilos e` il romanzo di una gelosia infondata, narrata a corte da un giullare, che debitamente punita, si placa proprio quando i timori che l`avevano scatenata sono divenuti concreta realta`. la novella di raimond vidal applica al contrario la tecnica del racconto nel racconto, intervenire all`inizio e alla fine la voce di un "io narrante" che si identifica con l`autore, e che formula la cornice entro la quale il giullare, narratore inseriva il proprio racconto che contiene un insegnamento determinante nel quadro della cultura trobadorica: il rifiuto, anzi, la condanna della "gelosia".

le storie memorabili di rudolf von schlettstadt sono una raccolta di racconti, in tutto 56, composti alla fine del xiii secolo con un intento che vorrebbe essere "cronachistico" ma il piu` delle volte rende a "virare" verso il "fantastico". le vicende narrate trattano infatti per lo piu` di spiriti, fantasmi, apparizioni demoniache o fatti inquietanti di cui viene data una lettura sensibilmente influenzata dalle concezioni medievali relative al magico, al meraviglioso o, piu` genericamente, alla sfera del soprannaturale. quest`ultima, in accordo con il sincretismo che caratterizza la cultura "popolare" dell`eta` di mezzo, si presenta fortemente ibrida. coniugando senza evidenti imbarazzi l`impostazione cristiana con elementi desunti dal folklore, motivi leggendari o fiabeschi. superstizioni. miti, credenze riconducibili ad un retaggio arcaico e ad una tradizione prevalentemente orale. fa eccezione, almeno in parte, la serie di narrazioni dedicate alle persecuzioni di cui furono oggetto gli ebrei di` franconia attorno al 1298: un dossier puntuale e articolato in grado di fornire un`interessante quanto inquietante testimonianza sul clima di intolleranza religiosa che si dava instaurando nelle regioni tedesche sul finire del xiii secolo a concludere un lungo periodo di convivenza pacifica resa vieppiu` precaria dal rapido sviluppo di un`economia di mercato. l`autore della raccolta resta per noi poco piu` di un nome, per giunta documentato soltanto dall`unico testimone in cui sono tra`dite le historiae memorabiles. presumibilmente rudolf fu priore del convento domenicano di schlettstadt in un periodo compreso fra l`ultimo decennio del duecento e gli inizi del secolo successivo: la zona d`ombra in cui resta confinato si accorda del resto pienamente con i canoni della scrittura edificante in cui l`anonimato del compilatore contribuisce ad astratte i racconti da un`angusta prospettiva individuale perche` possano piu` agevolmente esprimere valenze esemplari.

nella francia di filippo il bello e del processo contro i templari, un gruppo di autori, appartenenti alla cancelleria reale parigina, elabora una personificazione del male e della tirannide, affidandola ad una figura di cavallo, fauvel. originata da obiettivi precisi (difendere la stabilita` e l`integrita` del regno di francia e del suo assetto sociale ripartito idealmente nei

nel penultimo quarto del xii secolo un misterioso personaggio, che si presenta come re e insieme sacerdote di una remota contrada orientale, il prete gianni, descrive in una lettera rivolta ai potenti del tempo il proprio regno sterminato che si estende attraverso le tre indie e il deserto di babilonia fino alla torre di babele. regno meraviglioso, popolato degli esseri piu` strani e inconcepibili, proiezione favolosa dell`immaginario medievale - ma anche regione di pace, esente da ogni vizio e da ogni turbamento, modello o miraggio per una europa lacerata dai conflitti politici. la lettera del prete gianni fu all`origine di un mito che per almeno quattro secoli ossessiono` narratori, storici, cronisti e viaggiatori - come testimoniano fra l`altro le innumerevoli traduzioni o rielaborazioni del testo latino originale, che qui e` tradotto insieme a due antiche versioni francesi. un mito le cui risonanze non sono del tutto spente, se ancora nel nostro secolo un grande cultore delle dottrine esoteriche dell`oriente come rene` gu non dedico` a questo tema uno dei suoi libri piu` importanti: il re del mondo.

la teoria degli