
barnum e` stato il piu` grande impresario circense della seconda meta` dell`ottocento. la rubrica di baricco, "barnum. lo spettacolo della settimana", che appare su "la stampa" ogni mercoledi`, si trasforma in volume. l`autore avvicina gli eventi culturali, politici, sociali, mondani che sono o che fanno spettacolo. il volume e` accompagnato da una prefazione e da un indice dettagliato e quanto meno insolito: una sorta di sommario dove insieme alle voci di mike bongiorno, pier paolo pasolini e giacomo puccini ne compaiono altre ispirate alla logica circense di quanto passa sulla grande pista barnum.

il virginian era un piroscafo. negli anni tra le due guerre faceva la spola tra europa e america, con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente qualsiasi. dicono che sul virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da li` non fosse mai sceso. dicono che nessuno sapesse il perche`. questo racconto, nato come monologo teatrale, e` uscito per la prima volta nel 1994. nel 1998 giuseppe tornatore ne ha tratto il film "la leggenda del pianista sull`oceano".

barnum e` sinonimo di spettacolo circense. per baricco, e` la parola-filtro con cui si diverte a guardare il mondo nei suoi interventi giornalistici (prima su "la stampa" di torino, indi su "la repubblica" con cui continua a collaborare): che siano eventi minori e marginali o grandi occasioni (la rivisitazione dell`arte di maria callas, il terremoto in umbria, un viaggio in giappone, l`arte di pollini, l`eredita` di calvino, e cosi` via), il taglio e lo stile sono quelli dello scrittore che va oltre il panorama offerto dai media intervenendo in qualche modo con il proprio pensiero e la propria intelligenza.

varcare il confine vicino a metz, attraversare il wurttemberg e la baviera, raggiungere in treno vienna e budapest, proseguire a cavallo per la steppa russa, superare gli urali e la siberia, costeggiare il lago bajkal e ridiscendere il fiume amur fino all`oceano. poi, fermarsi a sabirk ad aspettare una nave di contrabbandieri olandesi. e cosi` che nel 1861 herve` joncour, che compra e vende bachi da seta, arriva in giappone. e cosi` che arriva al suo destino, che ha il volto di una ragazzina.

"oceano mare" racconta del naufragio di una fregata della marina francese, molto tempo fa, in un oceano. gli uomini a bordo cercheranno di salvarsi su una zattera. sul mare si incontreranno le vicende di strani personaggi. come il professore bartleboom che cerca di stabilire dove finisce il mare, o il pittore plasson che dipinge solo con acqua marina, e tanti altri individui in cerca di se`, sospesi sul bordo dell`oceano, col destino segnato dal mare. e sul mare si affaccia anche la locanda almayer, dove le tante storie confluiscono. usando il mare come metafora esistenziale, baricco narra dei suoi surreali personaggi, spaziando in vari registri stilistici.

dodici anni prima dell`uscita di the game, ecco il suo nocciolo. un viaggio iniziato in 30 puntate sul quotidiano la repubblica e concluso sulla muraglia cinese, con lo sguardo all`orizzonte: stanno arrivando. sono i barbari che vengono a smantellare la civilta`, pezzo dopo pezzo. ma poi che ci fanno con tutte quelle rovine? le calpestano senza smettere di correre o se ne servono per costruire qualcosa di nuovo? che facce hanno, questi barbari? come si muovono? chi sono davvero? e se loro sono loro, noi chi siamo?

questo volume nasce da un progetto di rilettura del poema omerico destinato alla scena teatrale. baricco smonta e rimonta l`iliade creando ventun monologhi, corrispondenti ad altrettanti personaggi del poema e al personaggio di un aedo che racconta, in chiusura, l`assedio e la caduta di troia. l`autore "rinuncia" agli dei e punta sulle figure che si muovono sulla terra, sui campi di battaglia, nei palazzi achei, dietro le mura della citta` assediata. tema nodale di questa sequenza di monologhi e` la guerra, la guerra come desiderio, destino, fascinazione, condanna. un`operazione teatrale e letteraria insieme, dalla quale emerge un intenso sapore di attualizzazione, riviviscenza, urgenza, anche morale e civile.

in principio ci sono le storie. campi magnetici. singole tessere del reale escono dal rumore bianco del mondo e si mettono a vibrare con un`intensita` particolare, anomala. la genesi di una storia puo` durare un attimo o incubare per anni. le forme dei campi magnetici che chiamiamo storie sono illimitate. don giovanni e dracula sono buchi neri attorno ai quali un intero mondo prende vita. nell`amleto e nei vangeli un frammento, apparentemente impazzito, diserta e mette in pericolo tutta la sequenza del reale. poi ci sono le trame. abitano le storie, le attraversano, e le rendono leggibili. sono geroglifici che le significano, mappe che le raffigurano. ma il gesto del narrare non e` ancora compiuto. manca una componente chimica, la piu` misteriosa, l`unica che abbia a che vedere con la magia. lo stile. non si puo` insegnare, lo si possiede. e un suono unico. sgorga da un`intimita` altissima e inaccessibile. tiene insieme cielo e terra. il cielo delle storie, la terra del reale. leggendo questo libro si entra in un universo alchemico. "sono le cose principali," scrive alessandro baricco, "che mi e` accaduto di capire da quando mi occupo di narrazione." a volte e` difficile distinguere tra magia e illusione ottica, tra evento mistico e processo chimico. lungo questo confine enigmatico si compie il gesto del narrare, fatto di elementi che, se ben intrecciati, danno un suono a certe misteriose vibrazioni del mondo. questo gesto si puo` imparare? chi puo` insegnarlo? una via della narrazione esiste e "il suo compito possibile e` portare brevi esistenze individuali a compimento, saldando quanto e` certo nella loro coscienza a quanto ancora e` pagina in bianco e carta coperta".

tornano in un unico grande volume emmaus, mr gwyn, tre volte all`alba, la sposa giovane. quattro romanzi da leggere uno dopo l`altro, intimamente connessi fra loro dal filo conduttore che da` il titolo alla raccolta. in una prefazione originale, scritta appositamente per questa collezione, alessandro baricco racconta perche` le quattro opere, che costituiscono i suoi ultimi romanzi, formino in realta` un ciclo narrativo che racchiude nei corpi il proprio recondito senso. quattro nuove copertine interne, pensate per dialogare fra loro e con la copertina del libro, impreziosiscono il volume. con un`introduzione inedita dell`autore.

un nuovo barnum. una nuova visita guidata alle cose del mondo, e agli uomini che lo rendono abitabile, o semplicemente piu` riconoscibile. baricco insegue il mondo, e induce i suoi lettori a partecipare la curiosita` con cui va a stanare notizie, episodi, insistenze, personaggi, dibattiti, immagini. stanando dice e dicendo mostra, con una varieta` di accenti e di esposizione che, per citare una sua antica generosa ossessione, fa pensare al circo, al barnum delle meraviglie. ecco dunque un nuovo barnum che si aggiunge ai due pubblicati negli anni novanta. qui facciamo i conti con la riforma dello spettacolo, con la scuola come videogame, con la priorita` delle storie, con il cantiere della morgan library di renzo piano, con la cinquecento miglia di indianapolis, con le immagini di vivian maier, con le provocazioni di houellebecq e l`eredita` di gabriel garcia marquez. una grande occasione per farsi sedurre, sorprendere, interrogare.

tom smith e jerry wesson si incontrano davanti alle cascate del niagara nel 1902. nei loro nomi e nei loro cognomi c`e` il destino di un`impresa da vivere. e l`impresa arriva insieme a rachel, una giovanissima giornalista che vuole una storia memorabile, e che, quella storia, sa di poterla scrivere. ha bisogno di una prodezza da raccontare, e prima di raccontarla e` pronta a viverla. per questo ci vogliono smith e wesson, la coppia piu` sgangherata di truffatori e di falliti che rachel puo` legare al suo carro di immaginazione e di avventura. ci vuole anche una botte, una botte per la birra, in cui entrare e poi farsi trascinare dalla corrente. nessuno lo ha mai fatto. nessuno e` sceso giu` dalle cascate del niagara dentro una botte di birra. e il 21 giugno 1902. nessuno potra` mai piu` dimenticare il nome di rachel green? e sara` veramente lei a raccontarla quella storia?

barnum e` sinonimo di spettacolo circense. per baricco, e` la parola-filtro con cui si diverte a guardare il mondo nei suoi interventi giornalistici (prima su "la stampa" di torino, indi su "la repubblica" con cui continua a collaborare): che siano eventi minori e marginali o grandi occasioni (la rivisitazione dell`arte di maria callas, il terremoto in umbria, un viaggio in giappone, l`arte di pollini, l`eredita` di calvino, e cosi` via), il taglio e lo stile sono quelli dello scrittore che va oltre il panorama offerto dai media intervenendo in qualche modo con il proprio pensiero e la propria intelligenza.

phileas taylor barnum e` stato il piu` grande impiegato circense della seconda meta` dell`ottocento e il suo nome e` diventato sinonimo di spettacolo, di immenso baraccone di portenti. per alessandro baricco, barnum e` il mondo che si squaderna come un grande show, come una sequenza ininterrotta di spettacoli: spettacoli che son tali per definizione e spettacoli che son tali loro malgrado, gli uni e gli altri registrati con divertita passione. scritti da baricco per una rubrica sulla "stampa", i barnum rivelano, ora raccolti in volume, una partitura segreta di irresistibile fascino. a ritmo serrato entrano in pista jovanotti e mike buongiorno, la faccia di funari e il popolo della lega, la voce di carmelo bene e quella di tom waits, la musica di michael nyman e il minimalismo di philip glass, topolino e carlo magno, la liguria e la california, un film sterminato di wim wenders e una lunga coda davanti al louvre. un circo dentro il circo, un teatro dentro il gran teatro del mondo.

"dovendo riassumere, direi questo: tutti a sentire, nell`aria, un`incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. vedi menti raffinate scrutare l`arrivo dell`invasione con gli occhi fissi nell`orizzonte della televisione. professori capaci, dalle loro cattedre, misurano nei silenzi dei loro allievi le rovine che si e` lasciato dietro il passaggio di un`orda che, in effetti, nessuno pero` e` riuscito a vedere. e intorno a quel che si scrive o si immagina aleggia lo sguardo smarrito di esegeti che, sgomenti, raccontano una terra saccheggiata da predatori senza cultura. i barbari, eccoli qua. ora: nel mio mondo scarseggia l`onesta` intellettuale, ma non l`intelligenza. non sono tutti ammattiti. vedono qualcosa che c`e`. ma quel che c`e`, io non riesco a guardarlo con quegli occhi li`. qualcosa non mi torna." (alessandro baricco)

questo volume nasce da un progetto di rilettura del poema omerico destinato alla scena teatrale. baricco smonta e rimonta l`iliade creando ventun monologhi, corrispondenti ad altrettanti personaggi del poema e al personaggio di un aedo che racconta, in chiusura, l`assedio e la caduta di troia. l`autore "rinuncia" agli dei e punta sulle figure che si muovono sulla terra, sui campi di battaglia, nei palazzi achei, dietro le mura della citta` assediata. tema nodale di questa sequenza di monologhi e` la guerra, la guerra come desiderio, destino, fascinazione, condanna. un`operazione teatrale e letteraria insieme, dalla quale emerge un intenso sapore di attualizzazione, riviviscenza, urgenza, anche morale e civile.

a quinnipak c`e` una locomotiva di nome elizabeth, la locomotiva del signor rail. a quinnipak si suona l`umanofono, lo strumento del signor pekish. quinnipak e` un luogo dove chi vive o chi ci arriva ha una storia scritta addosso. quinnipak e` un luogo che invano cerchereste sulle carte geografiche. eppure e` la`. il libro e` uscito per la prima volta nel 1991.

jasper gwyn e` uno scrittore. vive a londra e verosimilmente e` un uomo che ama la vita. tutt`a un tratto ha voglia di smettere. forse di smettere di scrivere, ma la sua non e` la crisi che affligge gli scrittori senza ispirazione. jasper gwyn sembra voler cambiare prospettiva, arrivare al nocciolo di una magia. gli fa da spalla, da complice, da assistente una ragazza che raccoglie, con rabbiosa devozione, quello che progressivamente diventa il mistero di mr gwyn. alessandro baricco entra nelle simmetrie segrete di questo mistero con il passo sicuro e sciolto di chi sa e ama i sentieri che percorre. muove due formidabili personaggi che a meta` romanzo si passano il testimone, e se a mr gwyn tocca mischiare le carte del mistero, la ragazza ha il compito di ricomporne la sequenza per arrivare a una ardita e luminosa evidenza.

esiste davvero la globalizzazione? o, in altri termini, esiste davvero un nemico radicale chiamato globalizzazione? che cosa intendiamo con globalizzazione? mette in circolo idee che mutano il corso degli eventi o produce eventi che mutano il nostro modo di pensare? alessandro baricco prende le mosse da un assunto molto preciso: non dare nulla per scontato. ecco perche`, posto il primo quesito, lo scrittore procede attraverso una serie di numerose domande e di esemplificazioni alla ricerca di una percezione di quel fenomeno che abbiamo imparato a chiamare globalizzazione.

"il genio in fuga" e` un`interpretazione del teatro musicale di rossini condotta alla luce del sapere filosofico, piu` con la liberta` dell`ermeneutica che secondo le regole dell`indagine musicologica tradizionale. queste pagine rinviano a quell`irripetibile momento dell`illuminismo in cui l`uomo sperimento` la possibilita` di una propria realizzazione nella storia, senza piu` alcun riferimento con la trascendenza. baricco dimostra pero` che in rossini la soggettivita` "orizzontale" dell`uomo settecentesco trova una propria conciliazione con l`oggettivita` tramite una "fuga in avanti" in cui uomo e mondo convergono in una seconda natura, permeata dalla felicita` che si raggiunge attraverso un certo abbandono ai territori della follia.

"le storie sono quartieri, i personaggi sono strade. il resto e` tempo che passa, voglia di vagabondare e bisogno di guardare. ci ho viaggiato per tre anni, in city. il lettore, se vorra`, potra` rifare la mia strada. e il bello, e il difficile, di tutti i libri: si puo` viaggiare nel viaggio di un altro?" (alessandro baricco)
