a ritmo di jazz e tip tap gianni marchetti accompagna nel suo mondo fatto di variazioni, improvvise accelerazioni e malinconie. un poeta intriso di saudade.
con il titolo "la cenere e il niente. scritti per varlin" si viene quasi a presentareun trittico novecentesco, consequenziale di giovanni testori sull`arte del novecento, accanto ai due libri precedenti: "la cenere e il volto. scritti sulla pittura del novecento", "la cenere e la carne. scritti sulla scultura del novecento" (con prefazione di vittorio sgarbi). un viaggio psichico, tematico, espressivo nell`arte del novecento dove la scrittura e` accadimento vissuto, evento nella dialettica senza fine della luce e dell`ombra. luogo e non luogo di questi testi testoriani e` bondo (canton grigioni - svizzera) dove la pittura di varlin arriva a una "grande deflagrazione", ultima soglia, congedo. nella scena oggettuale, incorporea, giovanni testori ama richiamare la grande triade in figura: l`indicibile interiorizzazione di giacometti, la tragica immanenza di bacon, la sconfinata lingua del corpo di varlin.
"l`amore, mia cara, e` un sentimento di lusso!": questo cerca di spiegare una madre che ha molto vissuto (e che dalla vita ha imparato una grande lezione: "dare pochissimo e pretendere ancora meno") alla figlia innamorata e infelice. ma lei, denise, non lo capisce: quando suo marito glielo ha presentato sulla spiaggia di hendaye, yves le e` apparso come un giovanotto elegante, raffinato, di bell`aspetto; e poiche` alloggiava nel suo stesso albergo, ha creduto che fosse ricco quanto l`uomo che ha sposato, e a cui la lega un affetto tiepido e un po` annoiato. poi il marito e` stato richiamato a londra da affari urgenti, e quelle giornate di settembre "piene e dorate " sono state come un sogno: la scoperta della reciproca attrazione, le passeggiate, le notti d`amore. il ritorno a parigi ha significato anche un brusco ritorno alla realta`: no, yves non e` ricco, tornato dal fronte si e` reso conto di aver perduto tutto, ed e` stato costretto (lui, cresciuto in un mondo in cui "c`erano ancora persone che potevano permettersi di non fare niente") a trovare un impiego che lo avvilisce e lo mortifica. in questa cronaca di un amore sghembo, in cui si fronteggiano due inconsapevoli egoismi, la giovanissima ire`ne ne`mirovsky sfodera gia` il suo sguardo acuminato e una perfetta padronanza della tecnica narrativa.
"so che conoscete la duchessa di duras" disse un giorno goethe a von humboldt. "siete un uomo fortunato! eppure, ella mi ha fatto tanto male: alla mia eta`, non bisognerebbe lasciarsi commuovere a tal punto... esprimetele tutta la mia ammirazione". pur essendo senz`altro uno dei piu` prestigiosi, goethe non era pero` sicuramente l`unico ammiratore di m.me de duras: tra i suoi estimatori vi furono chateaubriand, hugo, sainte-beuve (che vedeva in lei una "sorella" di m.me de stael). pubblicato nel 1824, "ourika" divenne infatti in brevissimo tempo quello che oggi si definirebbe un libro di culto, tant`e` che nei magasins de mode andavano a ruba nastri, camicette, cappelli e gioielli "a` l`ourika". ancora oggi, a quasi due secoli di distanza, questo breve, intensissimo romanzo conserva tutto il suo fascino sottile - e la vicenda della piccola schiava nera, portata in dono dal governatore del senegal al maresciallo di beauvau e destinata a soccombere a un destino che non potra` essere che tragico per aver "infranto l`ordine della natura", per aver concepito "una passione delittuosa", "un amore colpevole" (e forse soprattutto per aver desiderato una impossibile "fusione dei cuori"), ancora ci commuove. "da un lato" scrive john fowles "ourika affonda le radici nel seicento francese, in racine, la rochefoucauld e mme de la fayette, mentre dall`altro si protende fino al tempo di sartre e camus. e la cartella clinica di un outsider, dell`eterno e`tranger nella societa` umana".
quando ire`ne ne`mirovsky viene arrestata, nel luglio del 1942, la maggiore delle sue due figlie, denise, ha tredici anni, la minore, elisabeth, soltanto cinque. tre mesi dopo anche il padre sara` deportato. per le due bambine cominciano gli anni atroci della fuga: braccate dalla polizia francese e dalla gestapo, passano da un nascondiglio all`altro, spostandosi di notte, prendendo treni da cui bisogna saltare giu` prima che entrino nelle stazioni per evitare i poliziotti e i loro cani, trovando rifugio in un convento di suore, in cantine umide, in sottoscala. alla liberazione, denise ed elisabeth si recheranno, insieme a molti altri, alla gare de l`est, dove assisteranno sgomente all`arrivo dei treni che riportano a casa quei fantasmi macilenti che sono i sopravvissuti dei campi: ma da quei treni non vedranno scendere ne` l`uno ne` l`altro dei genitori. di loro resta soltanto la valigia che michel epstein ha affidato alla figlia maggiore raccomandandogliela come cosa preziosa appartenuta alla madre: la valigia dentro la quale, molti anni dopo, denise trovera` il manoscritto di suite francaise. in questa lunga intervista denise ripercorre, con la limpida chiarezza del suo spirito indomabile, ma anche con l`arguzia e l`ironia che le sono proprie, un`esistenza in cui le assenze hanno pesato piu` delle presenze, e la memoria (e la difesa della memoria stessa) ha svolto un ruolo determinante.
i faits divers - sottolineava sciascia presentando nel 1989 la sua terza raccolta di articoli e saggi dispersi - sono "quelli che noi diciamo fatti di cronaca, cronache quotidiane, cronache a sfondo nero, passionali e criminali spesso, sempre di una certa stranezza e di un certo mistero". "fatti diversi" vale dunque "parodisticamente, paradossalmente e magari parossisticamente, cronache: a render piu` leggera la specificazione, di crociana ascendenza, di storia letteraria e civile". ma anche a ribadire, si vorrebbe aggiungere, la fedelta` a un metodo in cui alla pertinacia del detective si accompagna l`urgenza di verita`, all`erudizione dell`enciclopedista la fabula, alla volonta` di ribadire la ragione della memoria "il senso e il senno dell`oggi". la raccolta si apre sull`interrogativo "come si puo` essere siciliani?", e prosegue poi con "inquisizioni" che hanno al centro la sicilia e insieme la letteratura, il cinema, la pittura, la fotografia.
viene da un`isola delle antille che per i turisti e` il fondale di una vacanza da sogno ma che per lei - che gia` da bambina rifiutava di intonare "rule, britannia!" - e` una colonia ostaggio del sole e della siccita`, una prigione insopportabile. per spezzare le catene, e insieme per sbarazzarsi dell`amore terribile della madre e della crudele indifferenza del padre, lucy sbarca in un`altra isola, manhattan. ma l`illuminata benevolenza della famiglia che l`ha accolta come ragazza au pair non fa che acuire nostalgia e furore: alla trionfante generosita` di chi ha solo certezze, lucy non puo` che opporre un`astiosa impudenza. non le sfugge, del resto, che l`atmosfera di` armoniosa perfezione che avvolge mariah, lewis e le loro quattro bambine bionde e` uno show, e occulta crepe minacciose - i segni della rovina imminente. anche nell`opulenta new york, proprio come ad antigua, attorno a una tavola apparecchiata puo` regnare la desolazione. nulla, nell`arco di un breve anno, rimarra` intatto: per il cieco progressismo di chi la ospita e dovra` confrontarsi con lo specchio deformante dei margini del mondo; e per lucy: insofferente ai dominati come ai dominatori, senza piu` punti di riferimento, provera`, al pari di gauguin - il pittore che ha scoperto in un museo e subito amato -, a inventarsi facendo affidamento solo sull`intuizione, e a riscattare l`oltraggio della sua origine.
a pochi mesi di distanza dalla sua conclusione, delle tre settimane di guerra guerreggiata in iraq non si ricorda quasi piu` nulla. nonostante immagini e resoconti dal fronte abbiano monopolizzato pagine di giornali e schermi televisivi, risulta evidente come la macchina informativa predisposta dagli stati maggiori di eserciti e mass media era stata accuratamente tarata per far filtrare determinate notizie: ad esempio la carrellata su alcune maschere antigas in una trincea irachena quale prova inconfutabile dell`esistenza di armi di distruzione di massa. questo volume raccoglie tre reportages dell`autore, inviato di guerra per il "times", che cercano di orientare il lettore nel frastuono dell`informazione dal fronte.
il poeta guido ceronetti raccoglie in questo volume alcune delle piu` importanti composizioni di kavafis. un percorso, attraverso l`andamento musicalmente colloquiale della sua lingua, nei luoghi dello spirito e in quelli della memoria, in cui si accavallano eventi dell`epoca bizantina o ellenistico-romana, insieme a scorci della sua citta` natale. i temi e i motivi della poetica di kavafis - l`incertezza e la difettosita` del piacere, l`inafferrabilita` della bellezza, il vedersi invecchiare consapevoli di desiderare ancora - sono, come conclude lo stesso curatore, "bruciori e malinconie poetiche di chiunque abbia sensibilita` e mente".
quella malattia della psiche che e` oggi la normalita` ha trovato in hillman un interprete che non concede facili terapie. la sua via e` piuttosto quella di chi indica, con pacatezza, l`inevitabilita` di un mutamento radicale del quale nessuno puo` garantire di essere capace. ma di questo si tratterebbe: dare la precedenza "all`anima rispetto alla mente, all`immagine rispetto al sentimento, al singolo rispetto al tutto".
"e qui comincia il mio quaderno nero che ancora oggi odora di terra: un tempo fu sotterrato in una cantina e si ricopri` di macchie di muffa verde scuro." con queste parole nina berberova introduce il suo diario segreto, intermittente, fedele ai ritmi oscillatori delle emozioni e del pensiero, una sorta di nucleo primigenio intorno al quale andarono via via formandosi le concrezioni madreperlacee della memoria, quelle stesse che avrebbero visto la luce nel 1969, in forma autobiografica, con "il corsivo e` mio".
poeta afflitto dalla miseria e dalla noia, ottavio di saint-vincent vive nella perenne attesa di qualcosa cui egli stesso non sa dare il nome, e solo questa irragionevole ma pervicace attesa lo trattiene dal suicidio. ma il destino puo` assumere strane forme: quella, ad esempio di una duchessa ricchissima che, per sfuggire a sua volta alla noia, decide di raccogliere "un giovane povero, un uomo disperato", magari "ubriaco, addormentato, incosciente", e di elevarlo temporaneamente al rango di duca e suo sposo. e puo` poi accadere che la finzione generi una finzione ulteriore non a tutti gradita, forse neppure al suo rigoroso interprete, che si trova prigioniero di qualcosa che aveva fino ad allora fuggito: la costrizione.
fin dai tempi antichi, come insegna il caso di socrate e santippe, il rapporto tra il filosofo e le donne e` stato conflittuale. talche`, se ripercorriamo la lunga storia di questo conflitto, ne ricaviamo l`impressione che la filosofia sia una faccenda prettamente maschile. la necessita` di estirpare siffatto pregiudizio si impone con le grandi figure dell`illuminismo e del romanticismo, quando prende avvio quella che sara` l`emancipazione della donna. scottato dall`esperienza patita in casa con la madre, schopenhauer avverte con lungimirante intuito l`incombente pericolo, e oppone resitstenza. leva quindi la sua voce impertinente per mettere in guardia il sesso maschile dalle suadenti insidie e dai pericoli che riserva il rapporto con le donne.
lo "gnomone" di cui si parla in questo libro non e` quello stilo, piu` o meno monumentale, la cui ombra indica l`ora solare, ma un semplice strumento matematico: una figura geometrica, piana o solida, che aggiunta a un`altra ne genera una simile. si tratta quindi di una tecnica, ampiamente diffusa nell`antichita`, atta a ingrandire o rimpicciolire una forma conservandone l`aspetto. lo gnomone non aveva solo importanza geometrica. dalla semplice operazione di correzione "gnomonica" di una figura sono dipesi infatti la stessa nozione di numero, la definizione di vari concetti dell`analisi e alcuni tra i principali algoritmi numerici e algebrici della matematica.
al nome di ivan il terribile e` legata l`immagine del potere assoluto nella sua forma piu` crudele, grandiosa ed esaltata. di solito i potenti agiscono, non si raccontano, preferendo lasciare il compito a cronisti per lo piu` adulatori. ma ivan il terribile fu anche in questo un`eccezione: con due sbalorditive lettere al principe kurbskij volle motivare le sue azioni, degnandosi persino di rigettare con doviziose argomentazioni le fondate accuse mosse da colui che era stato un suo influente collaboratore. perche` perseguitare ferocemente i sudditi? perche` annullare ogni principio di giustizia? ivan non teme certo di rispondere a queste domande, ricorrendo a tutta l`imponente complessita` di un io ipertrofico, allucinato, contraddittorio e amorale.
chiara d`assisi, che fiancheggio` francesco nel suo itinerario spirituale e ne fu l`erede piu` antentica, ci ha lasciato alcuni scritti fra i quali emerge un esile epistolario diretto ad agnese di praga. figlia del re di boemia, agnese aveva rinunciato, per una vita consacrata, a una serie di nozze regali, e in particolare a quelle con l`imperatore federico ii. attratta dalla fama di chiara, scelse la nuova formula di vita istituita da francesco e ispirata a una poverta` radicale. pur trattando delle concrete difficolta` che incontrava l`impostazione francescana di rinuncia a ogni possesso, le lettere di chiara si elevano al livello di sottili speculazioni contemplative. inoltre e` l`unico carteggio medioevale fra due donne.
a partire da qualche antica pendenza coniugale irrisolta, colette imbastisce una vicenda di debiti e crediti che oppone il seduttore herbert d`espivant alla bella e non piu` giovane ex moglie julie. le schermaglie, i battibecchi, i reciproci inganni dei due danno luogo a una commedia in quattro atti, da cui l`autrice lascia a poco a poco trasparire un impietoso autoritratto.
gia` quando talleyrand viveva erano leggendari i suoi bons mots - una battuta sussurrata a un`amica con aria noncurante, uno strale lanciato a un avversario politico attraverso una tavola imbandita, una risposta piazzata al momento giusto per togliersi dai piedi un postulante -, destinati a riverberarsi di salotto in salotto e di corte in corte, fino ad assumere lo status di certe sentenze anonime che tutti ricordano ma di cui nessuno saprebbe indicare l`origine. cosi` accadde che nel 1829 henri de latouche, singolare poligrafo di cui spesso scorgiamo la sagoma dietro le quinte del romanticismo francese, ebbe l`eccellente idea di raccoglierli e di pubblicarli in un delizioso libretto che la finzione letteraria vuole inviato da una misteriosa madame de *** a un`altrettanto misteriosa contessa di..., la quale rispondera` a sua volta con un florilegio di motti e aneddoti folgoranti significativamente intitolato "il rovescio della medaglia". il libretto apparve mentre talleyrand stava preparando il suo ultimo capolavoro: la sua uscita dalla scena del mondo. mai riproposto in francia dopo la prima edizione (che era gia` assai confidenziale), l`album perduto merita un posto accanto a quei preziosi "libri portatili" in cui lo spirito francese, da la rochefoucauld a chamfort, ha cristallizzato il meglio di se`, e al tempo stesso ci introduce al genio di uno dei rari esseri che, nel mondo moderno, hanno capito i segreti - fisici e metafisici - della politica e del potere.
ma gcig lab sgron e` una delle figure femminili piu` importanti della storia religiosa del tibet. vissuta nella seconda meta` del secolo xi, viene considerata l`iniziatrice della tradizione detta "recisione dei demoni", un sistema di yoga fondato su una prassi rituale ricca di elementi di notevole pathos che ebbe grande diffusione in tutti i paesi dell`arco himalayano. i "canti spirituali" sono, secondo la tradizione tibetana, il testamento spirituale della santa. muovendo dal principio secondo il quale la radice di ogni demone va ricercata nella propria mente, ma gcig conduce un`analisi serrata di tutti quei meccanismi che sono alla base dell`ignoranza degli uomini: ne scaturisce un canto alla realta` assoluta, un inno spirituale di grande forza espressiva.
il primo libro di elsa morante, una raccolta di racconti edita nel 1941, si intitolava "il gioco segreto". pubblicato quando l`autrice non aveva ancora trent`anni, esso ebbe un tiepido successo di stima e si merito` qualche benevola parola di incoraggiamento. la stessa morante lo dimentico` in gran parte e concorse a farlo dimenticare, riferendolo sempre alla propria preistoria. quando nel 1963, al culmine della maturita` e del successo, pubblico` "lo scialle andaluso", molti dei racconti del "gioco segreto" furono esclusi dalla nuova raccolta e cestinati. in questo libro "il gioco segreto" viene rivalutato non solo come prezioso incunabolo, ma come una fonte di luce nascosta che si irradia su tutta l`opera della morante e ne illumina il percorso sotterraneo.
prendendo spunto dalla apparente follia di giorgio iii, bennett ha dato voce agli intrighi comici e sinistri che in quegli anni si svilupparono rigogliosamente attorno al re. non vi e` traccia, in queste pagine, della penosa cartapesta che di solito contrassegna il teatro di ricostruzione storica. da pitt a fox, da giorgio iii al suo malevolo primogenito, il principe di galles, tutti parlano e agiscono con una vivezza che lascia stupefatti. la vicenda finisce per disegnare un perfetto apologo sul delirio non solo dei potenti, ma innanzitutto di coloro che gli vivono accanto.
la nostalgia per un medioevo carico di incanti, di vita bruta e arcana; un clima di storia che partecipa ancora del mito, dove incontriamo cavalieri, castelli, intrighi, malie, e possenti istituzioni quali il tribunale della santa vema: tutte le inclinazioni dell`epoca si riconoscono chiaramente in quest`opera, che e` uno dei grandi testi del teatro romantico.
giovane aristocratico con sogni rivoluzionari si trovo` a parigi quando scoppio` la rivoluzione nel 1848. pote` cosi` vedere con i propri occhi cio` in cui aveva sperato e immediatamente ne constato` il fallimento. e da socialista illuminato scrisse a caldo la piu` devastante liquidazione del socialismo. visione rosea e generosa in partenza, che presto si trasforma in pratica poliziesca e persecutoria. aleksandr herzen, fra i grandi russi dell`ottocento, e` forse il meno conosciuto anche se fu il piu` occidentale ed europeo.
quando julien green scrisse questo libro, negli anni venti, era un giovane gentiluomo degli stati uniti del sud trapiantato a parigi. aveva scelto il francese come lingua d`elezione, ma avvertiva che la francia aveva nozioni vaghe e incerte su alcuni dei suoi venerati eroi letterari inglesi e americani. cosi` penso` di raccontarli e il dottor johnson e charlotte bronte, hawthorne e lamb e blake divennero i protagonisti di una suite inglese.
baudelaire, artaud, bataille, ce`line, michaux e beckett sono autori che tutti, in un modo o nell`altro, si sono scontrati con il rischio del silenzio, della impossibilita` di comunicare, e che ne sono venuti fuori producendo alcune delle opere piu` significative dei tempi moderni. come nel caso emblematico di antonin artaud che, subito dopo la guerra, ci ha trasmesso l`impossibilita` cui e` stato condannato il poeta, e i suoi sforzi di testimoniare: ridotto a corpo recluso, il poeta e` diventato la vittima sacrificale che invia segnali della propria agonia, con una identificazione del manicomio con il forno crematorio dei campi di sterminio, per cui il nuovo teatro della crudelta` esprime le torture del secolo.
in questo limpido libretto del 1973, konrad lorenz, premio nobel per la medicina, affronta, nella prospettiva della biologia e dell`etologia, alcuni problemi capitali che si pongono al mondo di oggi. tali problemi, secondo lorenz, corrispondono ad altrettanti , che la civilta` occidentale ha accumulato nella sua evoluzione e che minacciano oggi di ucciderla. la sovrappopolazione, la devastazione della terra, l`indottrinamento coatto, le armi nucleari, l`ostilita` e l`indifferenza che si annidano nel corpo della societa` sono tutti anelli di una stessa catena fatale, prodotta da un atteggiamento incurante e rapace verso la vita. distesamente e acutamente, con l`occhio lucido dello scienziato e insieme con appassionata partecipazione, lorenz analizza le cause e i meccanismi di questi e altri peccati, la cui gravita` e` spesso tanto maggiore in quanto non vengono riconosciuti come tali - e le sue pagine daranno una prova convincente di quale aiuto prezioso possano offrire antiche e nuove scienze, come la biologia e l`etologia, nel tentativo di comprendere processi che coinvolgono oggi la vita di tutti.
questo piccolo libro e` un illuminante, lucido e utile resoconto, scritto da un occidentale, di come un occidentale possa avvicinarsi allo zen. un professore tedesco di filosofia, eugen herrigel, vuole essere introdotto allo zen e gli viene consigliato di imparare una delle arti in cui lo zen da secoli si applica: il tiro con l`arco. comincia cosi` un emozionante tirocinio, nel corso del quale herrigel si trovera` felicemente costretto a capovolgere le sue idee, e soprattutto il suo modo di vivere. all`inizio con grande pena e sconcerto. dovra` infatti riconoscere prima di tutto che i suoi gesti sono sbagliati, poi che sono sbagliate le sue intenzioni, infine che proprio le cose su cui fa affidamento sono i piu` grandi ostacoli: la volonta`, la chiara distinzione fra mezzo e fine, il desiderio di riuscire. ma il tocco sapiente del maestro aiutera` herrigel a scrollarsi tutto di dosso, a restare "vuoto" per accogliere, quasi senza accorgersene, l`unico gesto giusto, che fa centro quello di cui gli arcieri zen dicono: "un colpo, una vita". in un tale colpo, arco, freccia, bersaglio e io si intrecciano in modo che non e` possibile separarli: la freccia scoccata mette in gioco tutta la vita dell`arciere e il bersaglio da colpire e` l`arciere stesso.
"no, ti prego, non cercare pretesti per andartene, ma dimmi addio e vattene; quando per rimanere supplicavi, allora era tempo di parlare; niente partenze, allora; avevamo l`eternita` negli occhi e sulle labbra, beatitudine nell`arco delle ciglia; nessuna parte di noi tanto misera che non fosse d`origine divina."
lo sviluppo della criminalita` organizzata nei sobborghi di rio de janeiro, fra la fine degli anni sessanta e l`inizio degli anni ottanta, viene narrata attraverso la vita di tre personaggi. tre banditi, ciascuno protagonista di una delle tre parti in cui il libro e` diviso, che il narratore insegue, letteralmente, dalla nascita fino alla morte, fra decine di vicende parallele e un infernale escalation di violenza.
detenuto per sodomia, wilde scrisse nel 1897 questo manoscritto in forma di lettera, frutto della tragica lotta che un artista ribelle ingaggia contro le ipocrisie della societa`, al suo giovane amante bosie. wilde appare in queste pagine un uomo affascinante e contraddittorio, ormai fiaccato nell`animo, sofferente come un autentico artista romantico, un cristo perseguitato dai filistei. si alternano in queste pagine serieta` morale e teatrale civetteria, rivendicazioni di grandezza a cupi umori penitenziali.
livio, contemporaneo di augusto, e` il piu` prolifico storico romano. la "storia di roma", che parte dalla fondazione della citta` e arriva fino al 9 a.c., si compone di 142 libri, di cui pero` solo 35 sono giunti fino a noi integralmente. questa "epopea in prosa", in cui gli eventi storici si innestano su quelli leggendari, si snoda in modo chiaro e avvincente attraverso descrizioni di battaglie e di popoli, vividi ritratti dei maggiori personaggi e ricostruzioni sapienti dei loro discorsi.
una delle piu` potenti trasposizioni in racconto della problematica morale cara alla scrittrice. storia della lotta di una madre perche` il figlio prete abbandoni l`amante.
continua qui la storia di jaime o jacobo o jacques deza, uno spagnolo al servizio di un gruppo senza nome, dipendente dal mi6 o servizio segreto britannico, il cui compito e "dono" e` di prevedere quello che le persone faranno nel futuro, sapere oggi come saranno i loro volti domani. ricompaiono personaggi e temi di "febbre e lancia"; nuova e` la coppia di italiani, i manoia, con lei che in una discoteca cerca di divertirsi tradendo il marito, uno del sismi, con un malavitoso.
il libro di "quei piaceri che chiamiamo, alla leggera, fisici", colette ebbe a dirne: "un giorno forse si riconoscera` che era il mio libro migliore".
con una scrittura di acuminata precisione, capace di muoversi tra i registri piu` vari, yasmina reza e` abilissima nel far affiorare, appena sotto la superficie smaltata delle apparenze, solitudine e violenza, disperazione e risentimento; e riesce a condurre la danza dei personaggi di questo romanzo - mogli inquiete e mariti perplessi, amanti insoddisfatte e libertini mediocri, giovani in fuga dalla vita e vecchi abitati dalla morte - senza mai allontanarsi dalla lucidita` intransigente di chi cerca di dire senza orpelli qualcosa che e`.
nella budapest di fine ottocento la via pal e` il campo di gioco di un gruppo di ragazzi guidati dal saggio boka; un campo sul quale ha messo gli occhi anche la banda delle camicie rosse. per difendere il proprio territorio i ragazzi della via pal si organizzano in un piccolo esercito, e inizia la guerra... amatissimo classico della letteratura giovanile, "i ragazzi della via pal" coinvolge i lettori di tutte le eta` per il ritmo con cui mette in scena una vicenda chiusa tra le aule di un ginnasio e il deposito di legna di una vecchia segheria, la forza dei suoi personaggi, l`epicita` con cui viene descritta la battaglia per il campo di gioco, l`universalita` delle emozioni.
marina cvetaeva conobbe l`attrice sof`ja (sonecka) gollidej - il suo - alle soglie del 1919, il degli anni postrivoluzionari, quando in una mosca misera e affamata : gli attori allievi del secondo studio presso il teatro d`arte. ventidue anni - ma con l`aspetto di una ragazza-bambina -, elfo, mignon, infanta, sonecka, che aveva allora grande successo nelle di dostoevskij, era capricciosa, sentimentale, indisciplinata, instancabile raccontatrice di sciocchezze, sogni, deliziose storielle, con un debole per le , i diminutivi, le romanze strappalacrime da cui sembrava lei stessa uscita - l`opposto dell`indole di marina. fra le due donne nacque una , destinata a concludersi quando, dopo neppure un anno, sonecka abbandono` mosca per seguire il suo . scritto nel 1937, quando ormai tutto annunciava la catastrofe finale (la cvetaeva era stata definitivamente proscritta dalla colonia parigina e il marito, smascherato come agente sovietico, sarebbe fuggito di li` a poco nella russia comunista, dove aveva gia` fatto ritorno la figlia alja, dalla quale era arrivata la notizia della morte di sonecka), all`ombra della perdita e del dolore, il racconto-epitaffio e` smagliante, luminoso, sembra irradiare vitalita` e tepore. prodigi di una ancora viva affezione, ma anche di una scrittura - sempre sottesa dal pensiero poetico - che coniuga arditamente il sublime con la lingua della vita quotidiana, della strada.
nell`aprile del 1992 gabriele de rosa viene eletto al senato nelle liste della democrazia cristiana. nel marzo del `93 viene eletto capogruppo dei senatori democristiani. in quanto tale e` testimone diretto dei passaggi cruciali di quegli anni, dallo scioglimento della dc alla fondazione del partito popolare, dalla vittoria elettorale del polo, alla formazione del governo ciampi sino alle ultime vicende del governo dini. raccoglie le confidenze dei personaggi piu` diversi, da martinazzoli a spadolini, discute con scalfaro, ciampi, andreotti e tanti altri protagonisti. questo libro e` il diario di quest`esperienza, ora che si e` conclusa, con il ritorno di de rosa agli studi.
e sempre l`ultimo incarico, per philip marlowe. ma quello che gli abbiamo affidato stavolta, forse, e` il piu` delicato. si`, perche` deve prendere tutto il de`cor e tutti i ferri del suo mestiere - le palme e il vento caldo di los angeles, la penombra minacciosa di interni sfarzosi e lo sfarfallio dell`acqua nelle piscine, il crepitio delle pistole e quello ancora piu` letale dei lame` -, aggiungerci il suo fuori campo inconfondibile, e rimetterli al posto delle storie spesso ovvie raccontate da migliaia di suoi epigoni, in quell`universo narrativo opaco cui e` stato attribuito d`ufficio un nome che non gli apparteneva: il noir. si`, stavolta marlowe deve riportare le lancette all`anno in cui tutto e` cominciato, il 1939, e al luogo da cui tutto il resto ha tratto origine: questo romanzo. e per fortuna tutto fa pensare che ci riuscira` - o che fallira` magnificamente, come solo lui avrebbe potuto.
un inconsueto e inedito legame familiare unisce un grande direttore del corriere della sera, un drammaturgo che ha scritto la tosca e una talentuosa attrice nipote di lev tolstoj. questo e` il romanzo di quelle vite, di quegli intrecci, che coprono molti decenni tra `800 e `900, in una saga storica e letteraria che racconta per la prima volta una famiglia che ha cambiato l`italia.
londra, inizio del xvi secolo: un`epoca di fasti e sperperi, miseria e abbandono. tom canty e edoardo nascono lo stesso giorno: il primo in un tugurio, figlio di un malfattore, il secondo a palazzo, erede di enrico viii. i due ragazzi vivono gli "anni di apprendistato" l`uno nei panni dell`altro, il principe alle prese con stenti a cui e` impreparato, il povero prigioniero di un lusso e di un potere che non ha mai conosciuto. una fiaba a lieto fine che twain costruisce con il consueto humour e una vena critica verso la vecchia europa aristocratica e antidemocratica. eta` di lettura: da 8 anni.
yasmina reza possiede un orecchio assoluto per , e il talento di riprodurla creando personaggi indimenticabili, di cui mette a nudo i lati comici non meno di quelli patetici. senza sarcasmo, tiene a precisare lei stessa, ma con profonda empatia, poiche` tutti sono minacciati dall`insignificanza e dalla malinconia, dallo sfacelo della vecchiaia e dal tempo, che incessantemente ci sottrae la memoria pur non riuscendo a cancellarla completamente. ed e` cosi` anche in questo romanzo, che ci fa entrare nel cuore di una famiglia di origini ebraiche, i popper, e piu` precisamente nei complessi, e non di rado conflittuali, legami fra tre fratelli: jean, il narratore, , cresciuto all`ombra del maggiore, il serge del titolo, un cialtrone bigger than life, inconcludente, superstizioso, scorbutico, scorrettissimo, fragile e seducente; infine nana, la piu` piccola, moralista e petulante. e poi figli, nipoti, mariti, ex amanti, a formare un intreccio di voci corrosivo e scintillante. le tensioni culmineranno in una resa dei conti che avverra` nel corso di una visita ad auschwitz, tra orde di . ha scritto franz-olivier giesbert .
"la spiaggia del lupo" narra la storia della formazione di una coscienza, nei contraddittori anni settanta. mentre spesso le protagoniste femminili tendono a distrarsi dalla realta`, qui angela vi immette caparbiamente tutta se stessa. senza grandi gesti, senza rimorsi ne` regressioni affronta liberta` e solitudine, amore e sesso, come qualcosa da accettare e da vivere con laica responsabilita` e pure con una disposizione di fondo intimamente religiosa. i luoghi dove angela, insolita giovane donna fedele al proprio "corpo d`amore", compie la sua identificazione sono una liguria poeticamente rivissuta e una milano lacerata e violenta.
se danubio abbracciava una vastissima area geografica e storica, in microcosmi claudio magris ci guida alla scoperta di luoghi circoscritti, via via piu` piccoli. dalla descrizione del paesaggio - anche nei dettagli piu` sfuggenti - al racconto delle esistenze minime o grandi, dei destini, delle passioni, delle comiche o tragiche vicende che lo hanno segnato, sgorga una narrazione randagia e fluttuante che segue un suo percorso nascosto, come la corrente di un fiume. ciascuno di quei mondi cosi` diversi - che tuttavia si rispecchiano e si integrano nella parabola di un`esistenza - vive nella compresenza di presente e di passato, epifania dell`attimo e memoria, ore fuggitive o secoli lontani. all`inizio si puo` credere di star leggendo descrizioni di paesaggi ma ci si accorge, a un certo punto, che si sta leggendo la storia della vita e della morte di un uomo. la narrazione fluttuante - in cui personaggi ed eventi si disperdono, si frammentano, si ricompongono, riaffiorano - nasce dal senso profondo di una radicale trasformazione del mondo e probabilmente dell`uomo. la virtualita` sostituisce la realta`, in un processo che cambia i sentimenti e le percezioni dell`individuo e quasi la sua natura. microcosmi, col suo modo di narrare, e` un viaggio in questa mutazione epocale e insieme un tentativo di resisterle, di difendere le cose cosi` risucchiate nell`astrazione come si cerca di salvare da un naufragio le cose amate.
e l`anno fatidico 2001. a new york, harvey sonnenfeld, agente cia messo un po` in disparte ma carico di esperienza, ha un`intuizione, una di quelle convinzioni tenaci che non si sa da dove vengano ma che possono essere piu` radicate di un ragionamento articolato: ci sara` un attentato. . ingaggia allo scopo un gruppo di persone tanto assurdo quanto efficace. bobby fischer, l`unico americano della storia campione mondiale di scacchi, paranoico, ma capace di anticipare un migliaio di mosse; l`immigrato russo kozlov, un ubriacone, proveniente dall`afghanistan, ingegnere esperto di ogni tipo di attentato; il professor koselleck, cacciato dall`universita` a causa di una condanna per stalkeraggio contro la moglie, il massimo studioso del pianeta di graffiti offensivi e scritte oscene. intanto un`ombra si aggira, un altro gruppo affaccendato a tessere una rete di contatti; per loro non e` il 2001 ma l`anno 1421 dall`egira. l`improbabile squadra di harvey sonnenfeld da un labile indizio scovato in metropolitana e una conversazione captata per caso, da` l`avvio a una corsa contro un tempo immaginario, in cui si profilano minuziosamente terroristi costruiti sull`equivoco. siamo arrivati a settembre. la fine e` nota. ma il racconto e` pieno di tensione e di sorprese, e pervaso dall`ironia di chi, come alessandro barbero, sa guardare alla storia con disincanto. e il desiderio di complotti produce le sue conseguenze, mentre la realta` va pericolosamente, indisturbata, per conto suo.
questo e` un grande libro sullo scenario fisico delle citta` europee, il cui carattere di persistenza nel tempo attraversa le altre vicende storiche e diventa un canale di comunicazione insostituibile tra presente e passato, ma anche di condizionamento del presente sul futuro. e la stabilita`, infatti, che da` risalto e significato al fluire delle esperienze diverse di ogni generazione, cio` che costituisce l`identita` dei luoghi in cui viviamo. da una citta` all`altra dell`europa attraverso i secoli, leonardo benevolo ravvisa una tradizione urbana europea riconoscibile. scopriamo ad esempio che i monumenti non si isolano dalla citta`, ma si affacciano sugli spazi comuni e con le loro facciate li arricchiscono, andando a fondare la nostra tradizione urbana. una tradizione basata sulla molteplicita`, sull`imperfezione, sull`aderenza ai valori della vita quotidiana.
dafni e cloe porta ai massimi vertici l`esperienza del romanzo greco, affrancandolo dal peso degli elementi tradizionali. al lettore contemporaneo il testo puo` apparire niente di piu` che una raffinata variazione sul tema del romanzo pastorale in cui l`ostentazione degli ingenui sentimenti di una coppia di pastori risulta, spesso, troppo artificiosa per essere credibile. in realta` longo sofista spicca per la padronanza divertita di ornamenti e astuzie retoriche per i quali e` divenuto un modello molto seguito, esercitando una duratura influenza nel corso della storia letteraria e artistica.
immaginate che un uomo dalla ferrea logica, dopo aver pianificato il delitto perfetto - quello -, portandolo a compimento si smarrisca nei labirinti della speculazione e finisca per affidarsi al cieco caso. immaginate poi che in un`altra galassia un professore si proponga di spiegare ai suoi allievi che cos`e` la morte, astruso concetto elaborato in un remoto pianeta - intravista al telescopio -, e che cos`e` la vita: ovvero il medesimo concetto rovesciato, giacche` noi, qui sulla terra, chiamiamo vita . immaginate infine che, mentre designa gli esseri umani da destinare alla morte, un dio noncurante e terribile risponda candidamente all`arcangelo gabriele che lo interroga sul come e il perche`: , e . se ci riuscite, allora cadrete fatalmente nella trappola infernale che landolfi ha teso a tutti noi: costringerci a osservare il mondo (e la nostra sorte e la nostra inane, cavillosa, ricerca della verita`) come da una navicella spaziale aliena. e avrete la conferma di cio` che manganelli scriveva nel 1975: landolfi sembra nato .
fra il seicento e la fine del settecento, nasce e si sviluppa in francia un genere che subito raggiunge picchi mai eguagliati in seguito: il ritratto. in poche righe vengono disegnati profili non meno memorabili di quelli di certi personaggi di romanzo. ma qui si tratta, molto spesso, di persone illustri. di questi scritti cioran era un conoscitore portentoso: nessuno dunque meglio di lui avrebbe potuto, attingendo al vasto giacimento dei me`moires, allestire una galleria al tempo stesso cosi` personale e cosi` essenziale: dall`ineguagliabile saint-simon, , a madame du deffand, soavemente feroce sulla marchesa du chatelet; da madame de genlis - che ritrae un rousseau acrimonioso, ipocrita e vanitoso - a rivarol, implacabile su mirabeau; da talleyrand, , a madame de stael e a de pradt, che vede lo spirito di napoleone come ; da chateaubriand, che infierisce su talleyrand, a benjamin constant e a sainte-beuve - per terminare con tocqueville. con una luminosa osservazione a fare da guida: .
jack, l`ex marito di faye, non c`e piu e con lui se ne sono andati anche molti dei problemi che la tormentavano. ma adesso la minaccia, se possibile ancora piu molesta, arriva dall`unica persona al mondo realmente in grado di piegarla e di farle del male: suo padre. ora che e fuggito dal carcere in cui stava scontando la sua pena, faye e costretta ad affrontare le sue paure piu profonde per fermarlo. e non e la sola a rischiare la vita, perche con lei sono in pericolo tutte le persone a cui vuole bene, e perfino l`impero di revenge, l`azienda che ha costruito lottando contro mille ostacoli e che l`ha resa ricca e famosa, potrebbe andare in frantumi. per pianificare la vendetta finale, faye ha bisogno delle sue alleate piu fidate. anche se ancora non sa che, oltre alla polizia di stoccolma, la sta tenendo d`occhio qualcun altro: una donna determinata e dal passato oscuro, una sua nemesi perfetta che si muove nell`ombra e potrebbe portarle via tutto.
perche, mentre si preparava a imbarcarsi per la guerra, crasso avrebbe fatto meglio ad ascoltare il grido di un venditore di fichi? e perche le donne romane erano tenute a baciare sulla bocca tutti i loro parenti maschi la prima volta che li incontravano nell`arco della giornata? perche intorno alla casa in cui era nato un bambino si aggiravano nella notte tre figure armate di scopa, pestello e scure? sono alcune delle domande cui rispondono le storie bizzarre raccolte in questo libro: una galleria vertiginosa di situazioni e personaggi, di regole e consuetudini, di miti e credenze, nella quale ogni racconto e arricchito da illustrazioni originali che lo commentano con leggerezza e sapiente ironia. per scoprire come anche un mondo che crediamo di conoscere da sempre possa presentarsi ai nostri occhi in una luce nuova, spesso sorprendente, diversa da quella in cui siamo abituati a vederlo, ma in ogni caso non meno affascinante.