
la fine dello shogunato raccontata dal maestro del romanzo storico giapponese. tokugawa yoshinobu venne nominato shogun nel 1866, mantenne la carica poco piu di un anno e la sua rinuncia fu il passo definitivo verso la restaurazione del potere imperiale, segnando la fine di un?istituzione politica che aveva governato il giappone per secoli. figura storica contraddittoria, yoshinobu e stato apprezzato per la sua intelligenza, per la sua cultura e raffinatezza, per le grandi capacita retoriche nell?oratoria, ma politicamente fu attendista in maniera esasperante, restio a prendere qualsiasi decisione importante; evito sempre di scendere in campo contro i suoi avversari, anche quando le condizioni potevano essere favorevoli, tenendosi sempre pronta una via di fuga (ma lasciando morire i piu stretti e fedeli collaboratori). il romanzo di shiba ryotaro racconta questo personaggio affascinante in maniera equilibrata, ma racconta anche, attraverso le figure della sua corte e delle famiglie piu importanti, la fine della societa feudale e l?inizio del giappone moderno.

messa insieme a poco piu` di trent`anni, questa raccolta di racconti fu sul punto di essere pubblicata nel 1946 ma il progetto ando` in fumo all`ultimo momento. anche se e` stata pubblicata soltanto postuma, e` a tutti gli effetti l`esordio letterario di cortazar. un esordio sotto il segno di edgar allan poe, autore amatissimo, e delle atmosfere paranormali. gia` inserita all`interno del volume "i racconti", per la prima volta viene finalmente proposta anche in italia come libro a se`. sono racconti che mostrano gia` molto bene le doti di chi era destinato a diventare il maestro della letteratura fantastica.

le "storie naturali" di primo levi uscirono nel 1966 con lo pseudonimo di damiano malabaila. fu la casa editrice a suggerire all`autore una qualche presa di distanza da questi racconti fantascientifici apparentemente cosi` lontani dai due libri di levi pubblicati in precedenza: "se questo e` un uomo" e "la tregua". oggi che finalmente sappiamo distinguere il testimone dallo scrittore, i racconti delle "storie naturali", come gia` quelli del "sistema periodico", sono destinati a crescere nella considerazione dei critici e dei lettori. e un libro di invenzioni geniali, di incredibili premonizioni, di punti di vista capovolti, di giochi linguistici molto divertenti. pero`, a leggerli cosi` come li leggono i curatori di questa edizione, si potranno trovare momenti inquietanti nei quali gli incubi del lager tornano in forme nuove. un grande libro del novecento per celebrare al meglio i cento titoli della collana

nel 1997, con il suo libro piu` intimamente autobiografico, maria corti racconta le vicende del

noto soprattutto per i

un romanzo inedito e incompiuto di silvio d`arzo e` stato ritrovato e trascritto da alberto sebastiani, grande esperto dello scrittore reggiano.

"in questo libro ci sono due testi semplicemente alternati; potrebbe quasi sembrare che non abbiano niente in comune, eppure sono inestricabilmente intrecciati, come se nessuno dei due potesse esistere da solo, come se soltanto il loro incontro, quella debole luce che gettano l`uno sull`altro, potesse rivelare cio` che non e` mai detto apertamente nell`uno, mai detto apertamente nell`altro, ma solo nella loro fragile intersezione. uno di questi testi e` interamente immaginario: e` un romanzo di avventure, la ricostruzione, arbitraria ma minuziosa, di una fantasia infantile attorno a uno stato retto dall`ideale olimpico. l`altro testo e` un`autobiografia: il racconto frammentario di una vita di bambino durante la guerra, un racconto povero di exploit e di ricordi, fatto di brani sparsi, di assenze, di oblio, di dubbi, di ipotesi, di magri aneddoti. il racconto di avventure, in confronto, ha qualcosa di grandioso, o forse di sospetto. perche` comincia con una storia e, all`improvviso, si lancia in un`altra storia: in questa interruzione, in questa frattura che sospende il racconto sul filo di non si sa quale attesa, si trova il luogo di origine di questo libro, quei punti di sospensione in cui si sono impigliati i fili spezzati dell`infanzia e la trama della scrittura." (g. p.)


"volponi non ha mai pubblicato un libro di racconti, ma ne ha scritti in diverse fasi della sua vita. questo volume li raccoglie tutti. da annibale rama, centrato sulla messa a punto di un personal computer (nel 1965!) ad accingersi all`impresa, la storia di un antiquario ossessionato dalla ricerca delle lastre di rame originali di alcune incisioni del canaletto; da la fonte, il racconto di un mondo piu` violento e feroce che mai durante la peste a siena nel 1348, a iride, splendido ritratto di donna, una sindacalista che vive da sola in un quartiere popolare di milano. e poi favole crudeli, apologhi politico-filosofici, e i racconti giovanili. "in talete, come in altri racconti, si rende apprezzabile il tema volponiano della speranza utopica: si istituisce, infatti, una solidarieta` fra l`utopia espressa sul piano dei significati (il saggio morente e sconfitto, toccato dalla luce, cosi` come il tordo, il grifone, la suora degli altri racconti) e l`utopia espressa sul piano dei significanti, dove la lingua dei colori e dei corpi e le scaglie di luce, in prossimita` della morte dei personaggi, parlano sempre del futuro, del non-ancora-esistente, riproponendo intatta l`unita` di violenza e di grazia che sostiene l`intera scrittura di volponi." (dalla prefazione di emanuele zinato)

"con `pedro paramo`, juan rulfo annuncia il modo attraverso cui la cultura di un intero continente trova forse per la prima volta una voce propria, magari a partire dalla contrazione di nuovi debiti, primo fra tutti quello con william faulkner, e dalla contemporanea accensione di futuri crediti, come la citatissima apertura del frammento 41: `il padre renteria si sarebbe ricordato molti anni dopo della notte in cui la durezza del suo letto lo tenne sveglio e poi lo obbligo` a uscire`, che e` evidente modello per il famoso incipit di `cent`anni di solitudine`: `molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello aureliano buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio`. con quella voce trovata l`america latina entra in conversazione con il resto del mondo e a sua volta lo rigenera, lo porta a trovare nuove strade, racconti e nuove voci ancora." (dalla prefazione di ernesto franco)

"i personaggi di un libro come "winesburg, ohio", una volta trovati, ti accompagnano come un coro di voci. ti parlano del loro luogo d`origine, come i viaggiatori che capita di incontrare in treno ti parlano del loro paese, ma bisogna avere anche la fortuna di imbattersi in qualcuno che te la sappia raccontare bene quella storia. nello stile di sherwood anderson c`e` la grande letteratura americana, c`e` tutto quello che si ama del mestiere di scrivere. conciso, neutrale agli eventi, sa come fare arrivare le luci e le ombre delle case, l`odore dei campi, il fieno tagliato, il profumo di pioggia, dell`erba da raccogliere. le radici nella terra all`alba della modernita`. il suo stile maestro si concentra in quest`opera su uno dei soggetti che personalmente amo di piu`. la storia di un paese, di una comunita`. e un argomento in cui e` facile trovare del proprio, pure nel lontano fascino dell`america preindustriale, dove i piu` anziani ancora raccontano della guerra civile. e anzi un`america che viene da sentire piu` vicina, perche` parte di tutte le civilta` contadine nel momento del passaggio che le estingue." (dalla prefazione di vinicio capossela)

"l`armata a cavallo" e` un`antologia di brevi storie ispirate alla guerra civile e scritte con uno stile che riesce a intrecciare sangue e romanticismo, lirismo e barbarie. eroi a volte feroci, a volte buffi, i personaggi di babel` sono tutti esuberanti, uomini vivi, con pregi e colpe che danno vita a una fiumana, una valanga, una tempesta in cui tuttavia ciascuno ha il proprio volto, i propri sentimenti, il proprio linguaggio. con uno stile che cerca di smitizzare la violenza, babel` mette in luce il rovescio della crudelta` e la forza bruta dei leggendari cosacchi, restituendo la dimensione umana di coloro che hanno combattuto e sono morti per la rivoluzione.

era stato angelo maria ripellino a far conoscere in italia questo libro tradotto da einaudi nel 1968. i piccoli eroi protagonisti sono omini da nulla, che "a dispetto delle regole livellatrici e nemiche della fantasia, conservano ancora un grano di follia" e si ingegnano di accomodare alla meglio la propria vita nelle strettoie del regime. questi fantasticatori sono anzitutto degli insicuri e degli offesi che inventano senza risparmio universi lunatici: la loro conversazione e` fitta di aneddoti, di frottole, in cui l`immaginazione prende la sua rivincita sulla meschina realta` della praga degli anni cinquanta, gli anni piu` duri del culto, cioe` dello stalinismo.

dopo il ritrovamento di due casse di inediti, e` stato possibile mettere insieme la raccolta completa degli scritti di brecht con protagonista il signor keuner, "l`uomo che pensa" - alcuni in parte gia` pubblicati nelle "storie da calendario". 121 brevi testi, alcuni brevissimi: parabole, aforismi, aneddoti, semplici commenti agli avvenimenti del mondo. sono brani scritti dal 1926 fino alla morte, con i quali brecht intendeva sperimentare un modello di prosa sapienziale, molto diversa dalle sue opere teatrali e narrative. piu` che racconti, sono "operette morali", testi che illustrano il significato profondo della sua filosofia. il signor keuner e` laconico, pensoso, abrasivo, pone delle domande, apparentemente anodine, che solleticano, disturbano e mettono a soqquadro molte certezze.

in "mal visto mal detto" ("ill seen ill said") una donna in nero attende la morte in un casotto nel mezzo di una pietraia. "compagnia" ("company") e` un passo in avanti nell`esplorazione dell`inesplorabile, l`odissea di un autore negli abissi dell`immaginazione creatrice. in "peggio tutta" ("worstward ho") una voce misteriosa parla della fine e della continuita` che sta nella fine. nella seconda sezione il volume raccoglie con il titolo redazionale (ma beckettiano) di "sussulti" altri tre testi coevi: "ne` l`uno ne` l`altro", "fremiti fermi" e "qual e` la parola", l`ultima opera di samuel beckett. anche questi sono testi fatti di bisbigli mormorati: l`ultima frontiera della letteratura, tenebre che beckett, come sempre, illumina con austera ilarita`. la vera conclusione e` nell`ultima frase di "fremiti fermi": "non importa come non importa dove. il tempo e il dolore e il cosiddetto se`, tutto alla fine".