

"l`opera della mia vita e` stata di `vivere` l`opera d`arte, di girarla e rigirarla sul palato del mio spirito, di meditare e sognare su di essa; poi, nella speranza di meglio comprenderla, di scriverne. [...] il regno dell`arte e` un mondo, in se` e per se`, fondato su cio` che e` attuale. ci offre, quando siamo esauriti dallo sforzo di distaccarci dalla confusione e dal ronzio dell`attuale, il riposo e il refrigerio che bramiamo prima di prendere il volo e d`innalzarci alla regione dei concetti, delle astrazioni, della matematica pura. e un regno in cui non possono trovar luogo reazioni di piacere fisico o di pena fisica, poiche` ne` quello ne` questa possono attraversarne le frontiere senza lasciare indietro ogni principio attivo. e un regno al di la` della sensazione fisica, e tuttavia e` un regno che non puo` non servire di modello e d`ispirazione a cio` che e` attuale. e il regno delle sensazioni immaginarie".

"la sua figura ci perseguita: donna e mostro, attraente e repellente, medusa attira lo sguardo e paralizza gli uomini. un segreto legame unisce la bellezza al tremendo. la sua ambigua presenza la troviamo nelle opere di grandi artisti come caravaggio, rubens, fussli, klimt, van gogh, fino a giacometti, de chirico, magritte, pollock. in origine, verso l`viii secolo a.c, medusa incarna l`orrore. dopo tre secoli si trasforma in creatura seducente e come gli angeli partecipa a due ordini e a due sessi. simbolo del potere mortifero dello sguardo, medusa, secondo jean clair, e` un emblema della modernita`, mostra l`altra faccia dell`era delle immagini, ci conduce dietro l`apparenza dove il mondo diventa immondo. l`approccio iconologico e psicoanalitico dell`autore attraversa il tema dell`orrido e del sublime nell`arte, fino a unire in accostamenti inediti i bestiari medioevali e d`annunzio, il sesso delle statue greche e i parrucchieri della rivoluzione francese, freud e mantegna, bataille e l`invenzione della prospettiva, l`estetica contemporanea e il gesto dell`artista oggi." (giancarlo ricci)




"a nessuna arte l`europeo si accosta con altrettanta diffidenza come all`arte africana. la sua prima reazione e` di negare che si tratti di arte, ed egli mostra la distanza che separa le creazioni dell`arte negra dal quadro mentale europeo con un disprezzo che non manca di formarsi una terminologia negativa. tale distanza e i pregiudizi che ne derivano rendono difficile ogni giudizio estetico, anzi lo rendono impossibile, in quanto un tale giudizio presuppone in primo luogo un processo di avvicinamento. il negro peraltro e` considerato a priori come un essere inferiore che va trattato senza riguardi, e cio` che esso propone e` condannato immediatamente come manchevole. per giudicarlo si e` ricorsi sommariamente a ipotesi evoluzioniste assolutamente vaghe. alcuni se ne servivano per esemplificare un falso concetto di primitivita`, altri rivestivano quest`oggetto senza difesa con frasi false, parlavano di popoli venuti dalla profondita` dei tempi, e cose simili. si sperava di rintracciare nell`africano una testimonianza delle origini, di uno stato che non si era mai evoluto. la maggior parte delle opinioni espresse sugli africani si fonda su tali pregiudizi formulati per giustificare una comoda teoria. nei suoi giudizi sui negri l`europeo rivendica un postulato, ossia quello di una sua superiorita` assoluta, del tutto irrealistico."

"da profondo conoscitore del pensiero europeo medioevale e consapevole di rivolgersi a un pubblico in prevalenza occidentale, coomaraswamy (1877-1947) ha avuto la cura di trascegliere quei passi della letteratura filosofico-religiosa dell`epoca che fossero piu` in grado di svegliare il lettore alla consapevolezza dell`essenzialita` del `sottrarre` rispetto alla superfluita` dell``aggiungere`, ai fini dell``intelligere`. entrano a colloquio con noi, attraverso il portavoce orientale, i protagonisti occidentali di altrettante vie alla contemplazione dell`arte di dio: san tommaso d`aquino, meister eckhart, agostino, dante, blake fino a maritain. [...] nei sette capitoli che compongono questo volume coomaraswamy traccia un affresco dell`arte il cui protagonista non e` l`uomo fisico, come la sua opera destinato a perire, ma l`uomo cosmico, il pellegrino di maya in cui si sono specchiati i viandanti solitari di ogni epoca trascorsa e ventura. all`uomo odierno che ha perduto il senso del sacro, questa immagine appare vuota di senso. il mondo in cui vive e` fitto di segni, segnali, rumori, ingiunzioni e sensi unici; egli vede il segno ma non ravvede il simbolo, sente il rumore ma non ode il suono, teme il silenzio perche` `si` teme. irride ai valori perche` e` sordo al valore, non ha rettitudine perche` ha perso l`equilibrio, infine corteggia e pratica l`arte ma non sa piu` cosa significhi amare, dedicarsi, rinunciare, morire." (dallo scritto di grazia marchiano`)

dopo "critica della modernita`", jean clair ritorna con "la responsabilita` dell`artista" a fustigare gli "eccessi" dell`arte contemporanea con una ricostruzione delle vicende delle avanguardie nel xx secolo al di fuori degli schemi della storiografia ufficiale. quali inquietanti connessioni legano l`espressionismo e il nazismo? perche` l`astrattismo e` diventato la lingua universale? e perche` il sentimento del vuoto tipico di certa cultura americana, dalla pop art al minimalismo, e` stato imposto come stile internazionale? siamo certi che in movimenti come il neoespressionismo e la transavanguardia non si celino nostalgie nazionaliste? jean clair, rispondendo a questi interrogativi, sfata il mito dell`artista ribelle e dell`avanguardia come "arte all`opposizione" per rivelare inattese complicita`, consce o inconsce, con i versanti piu` oscuri e minacciosi di un secolo tormentato.




vengono raccolti in questo volume due saggi convergenti di guido morpurgo-tagliabue (1907-1997). il primo (aristotelismo e barocco) e` la riedizione di uno studio pubblicato negli anni `50 che costituisce una pietra miliare dell`interpretazione novecentesca del barocco. in esso - libero dai pregiudizi illuministici, romantici, ed infine crociani, che hanno caratterizzato in passato la valutazione del barocco - il barocco, attraverso una lettura sistematica dei testi d`epoca, viene rivalutato in positivo quale tentativo d`originale risposta alla crisi dell`umanesimo e del rinascimento. la "mentalita` barocca" viene cosi` ricostruita scientificamente come in laboratorio, e osservata nei suoi concetti portanti (il concettismo, l`edonismo pedagogico, l`acutezza, ecc.), nelle sue tipiche realizzazioni (le forme d`arte e d`intrattenimento, il costume, i rapporti sociali, ecc.), nelle sue principali zone d`irradiazione (italia, spagna, francia, inghilterra). la riproposizione di questo studio fondamentale - oggi introvabile e che anche in passato ebbe circolazione limitata agli specialisti - e` arricchita da un saggio attuale estremamente polemico (il barocco e noi: perche` non siamo e come siamo barocchi), nel quale l`autore, intervenendo nella voga odierna di considerare l`epoca contemporanea come un`eta` neobarocca, e prendendo le distanze da essa, sviluppa una critica lucida e succosissima delle manifestazioni emergenti nella contemporaneita`. la presente affascinante introduzione all`universo della cultura barocca accompagna la pubblicazione, in questa stessa collana, della prima edizione italiana dell`opera che costituisce una delle massime espressioni del barocco: l`acutezza e l`arte dell`ingegno di baltasar gracian.


anton raphael mengs (1728-1779), grande pittore e scrittore d`arte, tedesco di nascita ma romano di adozione, e` uno dei massimi rappresentanti della cultura artistica del settecento. e i suoi pensieri sulla bellezza e sul gusto nella pittura, scritti nel 1762 a roma in stretto contatto col magistero dell`amico winckelmann, sono uno dei testi capitali del neoclassicismo. questo piccolo libretto infatti ebbe subito un enorme successo in tutta europa e procuro` all`autore la singolare fama di



