




stephen dedalus studia, lontano dai genitori, presso i gesuiti. quando, ormai adolescente, passa a un altro collegio, vive le prime esperienze sessuali in un bordello di dublino. ma in un ritiro spirituale decide di indirizzarsi a una nuova spiritualita`. presto pero` si sente insoddisfatto e quando inizia l`universita` avverte nuove esigenze estetiche; capisce cosi` di doversi svincolare dalla famiglia e dalle istituzioni religiose e politiche. stephen dedalus si dispone, novello dedalo, a lasciare l`irlanda, il suo "labirinto".




l`ultima avventura di casanova, un feroce scontro tra amore e morte. (alfredo giuliani)











contemporaneo di dante, meister eckhart divise la sua vita fra la predicazione e l`insegnamento della teologia, di cui fu magister a parigi. come per dante, si puo` dire che la sua opera abbia avuto una funzione fondatrice in rapporto a una lingua. e appunto nei suoi sermoni in volgare che la lingua tedesca appare per la prima volta innervata dai termini della speculazione metafisica, che ritroveremo sino a hegel e a heidegger. si puo` dire che tutta la grande filosofia tedesca, a partire dal rinascimento, persegua un continuo e piu` o meno occulto dialogo con eckhart. ma in lui la potenza della riflessione si offre quasi come un dono della sua sovrabbondante vocazione religiosa. con una naturalezza che non finisce di stupire, eckhart illumina nei suoi sermoni le immagini elementari, quelle che appartengono all`esperienza anche del piu` umile tra i suoi ascoltatori, e insieme le collega e articola senza perdere nulla della sua tensione speculativa. e propria di eckhart, come dei piu` grandi mistici, la massima concretezza, la virtu` di seguire la vita e la crescita delle immagini con l`amorosita` di un giardiniere. ed e` propria di eckhart anche l`audacia del , la capacita` di guidare la teologia negativa verso la vertigine del nulla, con un gesto radicale che ricorda certi testi buddhisti. allora lo slancio estatico si spinge sino all`estremo desiderio di liberarsi da dio: .




"giunse l`amore e colmo loro il calice di vino. quand`ebbero colto la rosa profumata dell`amore, vollero assaporare il suo profumo ogni giorno: l`uno rapito dalla bellezza dell`altro, il cuore stordito e pur senza perdere i sensi, perdutamente innamorati in uno struggimento che mai si estingueva". i due amanti che cosi si incontrano sono leyla e majnun: hanno dieci anni, vanno insieme a scuola. leyla e "una luna, una bambola, un tenero svettante cipresso"; majnun ha "labbra di rubino che spargevano perle". insieme, formano la coppia archetipica dell`amore estremo, della passione sino alla follia, che traversa gloriosamente la storia dell`oriente islamico nell`immaginazione di tutti, dotti e incolti, un po` come da noi la storia di romeo e giulietta. come nel loro caso, l`amore di leyla e majnun e avversato dal mondo, che lo vuole distruggere con ogni mezzo. ma non ci riuscira, perche "amore e quello che non ha fine". cosi la separazione e l`assenza si trasformano in possenti catapulte della passione. majnun, il "folle d`amore", vaga giorno e notte cantando versi, le spine del deserto lacerano i lembi di lino e seta delle sue vesti, ma l`occhio della sua mente e fisso sempre sullo stesso fuoco. il suo delirio amoroso lo spinge a un moto perenne, "come un`azzurra veste di lutto che galleggia nelle acque di un fiume profondo". la societa degli uomini gli e invisa, mentre le fiere gli si accovacciano intorno. a specchio del suo vagare, leyla rimane al centro del giardino, insieme prigioniera ed esule, "colma di grazia e di fascino". ma "nell`intimo il cuore le sanguinava", il pensiero e fisso sull`amato inavvicinabile, mentre la circondano tanti "miseri cuori che a migliaia erano precipitati nel pozzo della fossetta del suo mento". ne la guerra ne un matrimonio forzato valgono a soffocare l`ardore dei due amanti, pur costretti a essere "appagati di fantasmi e fantasmi essi stessi". i numerosi episodi che scandiscono la loro vicenda servono a nezami per tessere un sontuo
















. (mario praz)


















gli idoli sono le vecchie verita` cui gli uomini hanno creduto sinora. socrate, per n. ha corrotto l`anima greca col veleno della "ragionevolezza a tutti i costi". affronta poi il problema della trascendenza. riprende anche un tema favorito, la "morale come contro-natura". successivamente designa gli errori che hanno traviato gli uomini: la confusione tra causa e effetto, il concetto della causalita`, il ricorso a cause immaginarie per spiegare le azioni e infine il concetto del libero arbitrio. nelle notazioni sulla "psicologia dell`artista" n. esalta l`arte come stimolatrice della vita e vede l`"ebrezza" come condizione preliminare di ogni creazione artistica. predica infine il ritorno alla natura come "amor fati".








questa , che attraversa gli scritti di henri michaux da "chi fui" (1927) al "giardino esaltato" (1983), e` stata composta dall`autore su richiesta dell`editore italiano. per chi ancora non conosce michaux, sara` questa la perfetta guida alla sua opera; per chi lo conosce, sara` un libro nuovo, ricco di sottili rivelazioni, quello in cui michaux ha voluto illuminare se` a se stesso, e a tutti noi. tutta l`opera di michaux risponde a una domanda che non riusciamo a formulare, eppure sentiamo essenziale. col tempo, i suoi scritti si dimostrano sempre piu` nettamente insituabili, come gia` lo erano quando cominciarono ad apparire, nella parigi degli anni venti. possono presentarsi come racconti, poesie, riflessioni, esorcismi, dialoghi, aforismi, visioni: ma ogni volta li sentiamo evadere dal quadro di una forma preesistente. ed e` questa una peculiarita` costante di questo scrittore, che ha con la `letteratura` rapporti di acuminata diffidenza. i suoi paesaggi sono sempre altrove, in un tibet dell`anima. ogni libro di michaux e` il resoconto di un`esplorazione, che ama calarsi nelle , ma si azzarda anche a perdersi nella sterminata vastita`. nelle sue pagine troviamo tracciati, con la precisione cerimoniale di un calligrafo cinese, innumerevoli , soprattutto quelli che non hanno piu` un nome o non l`hanno mai avuto. ciascuno di questi movimenti e` una breccia fra il visibile e l`invisibile. i testi sono le macerie di quelle . ogni racconto e` l`accenno di una metamorfosi. dice una voce di michaux, e prosegue:














