
per quanto grandi siano le speranze e le supposizioni umane," scrive severino sulla soglia di questo suo nuovo libro "esse si accontentano di poco, rispetto a cio` da cui l`uomo e` atteso dopo la morte e a cui e` necessario che egli pervenga". nel proseguire, con ammirevole rigore speculativo, quel temerario percorso filosofico che da "destino della necessita`", attraverso "la gloria", e` approdato a "oltrepassare", severino procede qui "risolvendo un problema decisivo, lasciato ancora aperto": se "la terra isolata dal destino e` oltrepassata dalla terra che salva e dalla gloria", nondimeno su "`questa nostra vita` - si potrebbe dire - incombe la morte, e continuamente vi irrompe". sorge quindi un interrogativo ineludibile: "l`attesa della terra che salva continua anche dopo la morte (e che cosa appare in questo prolungarsi dell`attesa? sonno, sogni, incubi?), oppure con la morte ha compimento anche l`attesa?". nell`architettura del grandioso edificio teoretico che il filosofo e` andato solitariamente costruendo nel corso degli anni, "la morte e la terra" appare dunque un vertice dal quale lo sguardo si spinge oltre ogni confine, giacche` severino non teme di consegnare risposte definitive: "avvicinarsi alla morte e` avvicinarsi all`immenso della terra che salva della gioia".

l`angoscia piu` profonda dell`uomo, che da sempre lo accompagna, e` che la morte uccida ogni possibilita` di salvezza. tuttavia emanuele severino ha mostrato, nella "gloria", come la salvezza dalla morte sia una necessita`, non una semplice possibilita`: "l`uomo e` atteso dalla terra che salva". ma nella "cadenza primaria" di "oltrepassare", che della "gloria" e` al tempo stesso "rischiaramento" e sviluppo, appare come in realta` "la terra che salva sia `infinitamente` piu` ampia, cioe` piu` salvatrice" di quanto lo scritto precedente lasciava intendere, e come il senso autentico del divenire "mostri una complessita` che nella "gloria" non viene ancora indicata". severino ha dedicato molti scritti a una rigorosa messa in atto del principio aristotelico di non contraddizione. e proprio in quanto mostrava le aporie su cui si reggevano celebri edifici della metafisica il suo pensiero suscitava un provocatorio interrogativo: che cosa si apre al di la` della contraddizione?