

nella sua lotta appassionata contro la poesia vuota e accademica, nella sua resistenza contro gli eruditi di corte, foscolo e` stato il primo intellettuale a denunciare quella spaccatura fra teoria e pratica, fra pensiero e azione, che sarebbe diventato il tarlo non solo della letteratura, ma di tutta la societa` italiana. le sue liriche, e i sepolcri innanzitutto, si rifanno ai modelli piu` prestigiosi della tradizione classica, ritrovando l`autorita` che la voce dei poeti aveva nelle comunita` antiche: una voce potente, intrisa di passione e d`immaginazione, di umano dolore e umana pieta`. cosi`, se le prime rime oscillano tra le occasioni mondane e le inquietudini giovanili, l`inno mai finito alle grazie, posto al termine del suo percorso creativo, celebra i fondamenti eterni della politica e della morale. versi impetuosi e cristallini, che il commento di matteo palumbo permette di scoprire attraverso una lettura capillare del testo e della tessitura poetica che lo governa.



variamente legata, nelle prove piu` giovanili, al gusto di elegante sperimentazione e insieme al culto dei classici che caratterizza l`area veneta di fine settecento, e nel 1797 intensamente coinvolta nella nuova situazione rivoluzionaria, la poesia foscoliana matura intorno al 1800 una straordinaria densita` e fermezza di scrittura in cui si declina il mito dell`eroe sconfitto e disingannato, in attesa di morte. in seguito, fra i "sepolcri" e" le grazie", foscolo tenta percorsi piu` complessi, nella direzione, suggerita soprattutto dagli antichi, di un discorso poetico che esplori la condizione umana e le sue chances, oltre il male storico. nel suo insieme un`esperienza fra le piu` alte nella poesia europea del tempo e pure sottilmente aperta sull`oggi.

fuggiasco da venezia, dopo campoformio, jacopo si isola sui colli euganei. qui conosce teresa e se ne innamora, ma sa che questo e` un amore impossibile, perche` teresa e` promessa a odoardo. jacopo si mette in viaggio per l`italia, senza una meta e ovunque vede la tragedia dell`oppressione straniera, ne` lo consolano le bellezze naturali o la saggezza del vecchio parini, incontrato a milano. la tragica conclusione e` una denuncia al mondo di una doppia delusione.

con le ultime lettere di jacopo ortis il foscolo si propone di offrire, in forma di romanzo, la propria esperienza piu` intima. cosi` il protagonista diventa quasi un alter ego dell`autore e nei suoi amori e nei suoi sentimenti vediamo adombrati quelli del foscolo stesso, i suoi innamoramenti, le peregrinazioni per l`italia contesa e tradita dagli stranieri, l`esilio del 1815 dopo la caduta del regno italico. documento di una nuova sensibilita` romantica, l`ortis ebbe grande diffusione in europa e ad esso si ispirarono in particolare coloro che combattevano la dominazione napoleonica e per le liberta` nazionali.

variamente legata, nelle prove piu` giovanili, al gusto di elegante sperimentazione e insieme al culto dei classici che caratterizza l`area veneta di fine settecento, e nel 1797 intensamente coinvolta nella nuova situazione rivoluzionaria, la poesia foscoliana matura intorno al 1800 una straordinaria densita` e fermezza di scrittura in cui si declina il mito dell`eroe sconfitto e disingannato, in attesa di morte. in seguito, fra i "sepolcri" e" le grazie", foscolo tenta percorsi piu` complessi, nella direzione, suggerita soprattutto dagli antichi, di un discorso poetico che esplori la condizione umana e le sue chances, oltre il male storico. nel suo insieme un`esperienza fra le piu` alte nella poesia europea del tempo e pure sottilmente aperta sull`oggi.




