
la consultazione ha la specificita` di accogliere la sofferenza che costringe una persona a chiedere aiuto. per questo richiede preparazione, esperienza, conoscenze, oltre che un setting adeguato. e uno dei momenti piu` importanti del processo psicoanalitico perche` decide il destino di una domanda e del possibile attivarsi di una fiducia che motivi alla cura. l`ipotesi di ricerca che guida il tipo di consultazione prolungata proposto nel libro si basa sull`idea di permettere al paziente l`accesso a una prima significativa esperienza psicoanalitica che abbia un valore in se`, un suo ritmo aderente ai movimenti interiori, una sua compiutezza. questo modello di consultazione richiede di conseguenza un setting la cui durata, se pure limitata, non sia definita in anticipo, e dove la conclusione dipenda dal prodursi di nuovi collegamenti, punti di vista e significati che diano forma alla domanda portata. l`idea comune a tutti gli autori e` quindi quella di una consultazione che renda possibile una trasformazione iniziale nel paziente. si evidenzia in questo modo la differenza tra la diagnosi psicoanalitica e quella psichiatrica. la prima e` antinosografica, poiche` consiste in una conoscenza costruita attraverso l`incontro con il paziente, con il suo modo di reagire e con le sue risorse; il suo oggetto, a differenza della diagnosi psichiatrica, non e` la malattia ma la persona.


il filosofo indiano nagarjuna, vissuto probabilmente nel ii secolo d. c. nel deccan orientale, e` stato uno dei piu` grandi pensatori nella storia della filosofia dell`asia e il fondatore della scuola madhyamaka (via di mezzo). considerato tra gli iniziatori del buddhismo mahayana, ha elaborato filosoficamente il concetto della `vacuita`` (?unyata) di tutti i fenomeni, essenziale nei testi della prajnaparamita, la piu` antica letteratura mahayana. nagarjuna si considera il difensore di una visione ben precisa, definendosi con l`espressione ?unyatavadin, `colui che segue la posizione della vacuita``. per un esponente del madhyamaka, il senso principale dell`affermazione di essere un seguace della `via di mezzo` e` per eccellenza la comprensione della vacuita` come termine mediano tra eternalismo e nichilismo. tutte le cose sono prive di un`esistenza propria, sono quindi esistenti secondari, costruzioni concettuali derivanti da cause e condizioni originate in modo dipendente. non vi e` nulla che non sia una mera costruzione concettuale. in linea con la tradizione buddhista, il pensatore indiano rifiuta anche la concezione di un se` individuale definito come una sostanza, un fattore unificante della vita mentale che e` immutabile, distinto dal corpo e dagli stati psicologici. sono inoltre presentati e discussi temi quali la causalita`, il movimento, l`epistemologia e il linguaggio. finora gran parte delle pubblicazioni su nagarjuna ha affrontato gli aspetti filologici, storici o religiosi delle sue opere; questo testo si propone invece di analizzare l`aspetto filosofico dei suoi insegnamenti, esaminare le reali e possibili obiezioni alle sue posizioni, valutare quali argomentazioni sono valide e possono essere sostenute, e a quali conclusioni filosofiche si arriva. la solidita` delle affermazioni di nagarjuna e` messa alla prova e le sue riflessioni sono intese come un progetto filosofico unitario, i cui diversi elementi sono connessi in modo non sempre evidente. nagar