"questo libro e` un enigma inesplicabile, un mostruoso miscuglio di fine e ingegnosa morale e di bassa corruzione. dove e` brutto va di la` dal peggiore: e` l`incanto della canaglia; dove e` buono, va fino allo squisito e all`eccellente e puo` essere un cibo dei piu` delicati." (la bruye`re)
il quartiere ebraico di rogers park a chicago e` attraversato da california avenue, che separa la societa` ebrea benestante da quella piu` povera. qui vivono, si affannano, amano e si odiano tre famiglie e soprattutto un gruppo di ragazzini e ragazzine fra i 13 e i 18 anni, in bilico tra l`infanzia e un`acerba, comica, disastrosa maturita`. sono fanciulli ossessionati dal sesso, dalla politica, dalla creativita` in ogni sua forma, il cinema, il rock, il teatro, la radio, e infine dall`ambizione e dalla paura di "diventare come gli adulti". con loro e attorno a loro i genitori percorrono crisi altrettanto radicali, tradimenti, divorzi, fallimenti.
alla vigilia di un "ponte" festivo, claudio meis, che tiene dei corsi di formazione per venditori, passa a prendere a scuola il figlio bambino e decide di andare a trovare il padre, che abita fuori citta` e non risponde al telefono. il percorso si rivela fitto di ostacoli: durante il tragitto claudio si imbatte nella "pecora nera" della famiglia, e viene travolto in un turbine di eventi incontrollabili che in pochi giorni sconvolgono la sua esistenza. eppure e` proprio sull`orlo del baratro che claudio riuscira` forse a trovare un nuovo amore e una nuova vita.
in un futuro non troppo remoto e che somiglia in modo preoccupante al nostro presente, la merce, l`intrattenimento e la pubblicita` hanno ormai occupato anche gli interstizi della vita quotidiana. il canada e gli stati uniti sono una sola supernazione chiamata onan, il quebec insegue l`indipendenza attraverso il terrorismo, ci si droga per non morire, di noia e disperazione. e un film perduto e misterioso, "infinite jest", dello scomparso regista james incandenza, potrebbe diventare un`arma di distruzione di massa...
nella secolare disputa fra gli amanti di stendhal che preferiscono "il rosso e il nero" e quelli che preferiscono "la certosa di parma" (i rougistes e gli chartreux, come vengono chiamati in francia), quasi a smentire la dedica che chiude il romanzo, , questi ultimi sono senza confronto i piu` numerosi. consacrato come capolavoro, a un anno dalla sua pubblicazione, grazie a un monumentale saggio di balzac, soprattutto dai primi del novecento in poi la certosa di parma diviene il romanzo piu` celebre e piu` letto di stendhal. e questo nonostante la stesura rapidissima - fu scritto in soli cinquantatre giorni alla fine del 1838 - e la natura composita dei materiali e delle fonti utilizzati. al del primo capitolo, l`unico che l`autore abbia voluto intitolare, segue l`anti-epopea della battaglia di waterloo, che inaugura l`eta` del disincanto. come l`oscuro julien sorel, anche il nobile fabrizio del dongo e` nato troppo tardi per conoscere il tempo dell`eroismo, della gloria e della spensierata allegria dopo le vittorie. e coloro che invece lo hanno vissuto con gioia ed entusiasmo, come la duchessa sanseverina e il conte mosca, devono accontentarsi di meschini succedanei, feste e intrighi alla corte del principe ernesto ranuccio iv. in tutta la parte ambientata a parma emerge la traccia della fonte principale di quello che nell`idea originaria di stendhal sarebbe stato : la manoscritta l`origine delle grandezze della famiglia farnese. ne e` nata invece una storia trascinante, calata, con una scelta geniale, nella realta` della restaurazione in italia. storia fatta di passioni e cinismo, poesia del paesaggio e beffardo ritratto di ambienti e di figure aggrappate a idee e comportamenti dell`ancien re`gime ormai solo scimmiottati, avvelenamenti sventati e riusciti, un`evasione rocambolesca, amori taciuti o confessati, esaltanti e distruttivi. la passione di stendhal per l`opera lirica si riflette in questo mel
immigrazione continua a essere sinonimo di svantaggio e marginalita`. le crisi dell`ultimo decennio hanno aggravato la situazione, colpendo gli stranieri in maniera piu` pesante dei cittadini. inseriti nei settori piu` esposti, generalmente meno garantiti, i primi hanno perso il lavoro o subito riduzioni di orario e salario assai piu` spesso dei secondi. cosi` il divario aumenta. siamo una societa` sempre piu` stratificata in base all`origine e al colore della pelle. alla radice, vi e` un drammatico ritardo culturale e politico. i media continuano a ricondurre ossessivamente gli immigrati a due stereotipi contrapposti: intruso minaccioso o povera vittima. la politica e` impantanata da anni in uno sterile gioco delle parti; ogni serio progetto di riforma e` stato abbandonato, emergenzialismo e improvvisazione dominano. intanto, sfiducia e frustrazione montano, tra gli elettori italiani come tra i migranti e i loro discendenti. la metamorfosi che i primi arrivi di massa avevano innescato sul finire del secolo scorso e` rimasta incompiuta. il problema e` che, come paese, questo stallo non ce lo possiamo permettere.