Hard blues, da parte di un chitarrista inglese esordiente. Niente male.-
Chitarrista blues grintoso, Shorty è uno dei pochi neri a cui l'aggettivo blues rock calza a pennello. Elettrico, rauco, diretto, il suono di Shorty è spettacolare e mantiene in tutto e per tutto le sue radici texane. Tra le cose migliori di questo disco: Please Mr President, Too Hard to Love You, Slow Burn, Bad Memory e Temporary Man.
Considerato la punta di diamante della scena blues di Chicago, Nick Moss, dopo sette albums di classico blues, sempre ben accetti dalla critica Usa, decide di cambiare direzione. Il nuovo album è più rock ed abbraccia il discorso di musicisti quali Allman Brothers, ZZ Top, Hendrix e Free. Una nuova direzione, ma sempre legata al blues.
Disco inedito, registrato dal vivo nel 1971 dal grande Mississippi Fred McDowell. Il vecchio bluesman esegue una bella serie di classici, con consumato mestiere. Tra le canzoni, 19, troviamo standard quali My Babe, Louise, Good Morning Little Schoolgirl, John Henry, When I Lay My Burdens Down, Jesus On The Main Line, Worried Blues, Mojo Hand ( Louisiana Blues ), Kokomo Blues, 61 Highway, Got A Letter This Morning.
Bluesman di vecchia data, Geraci è uno dei più noti ma anche più attivi musicisti blues nella zona di Boston. Ha fatto parte delle band di Sugar Ray Norcia ( Sugar Ray & The Bluetones) e di quella di Ronnie Earl ( Broadcasters). Il mondo blues gli rende quindi un doveroso omaggio,partecipando a questo disco. Infatti, assieme a Geraci appaiono musicisti del calibro di Sugar Ray Norcia, Darrell Nulisch, Toni Lynn Washington, Michelle Willson, Monster Mike Welch, Michael 'Mudcat' Ward, Marty Richards e Neil Gouvin
Laurence Jones è il giovane chitarrista blues più promettente d'Inghilterra. E che sia giunto il suo momento è dimostrato dal fatto che, a produrre questo nuovo disco, si sia mosso uno come Mike Vernon. Il risultato è un disco di rock blues potente in cui appaiono in veste di ospiti Paul Jones e Reuben Richards. Basterebbero brani come Got No Place to Go e Live it Up, a farvi rizzare le antenne. ma poi c'è un intero disco per confermare il talento di Laurence Jones.
Jeremiah Johnson è di St. Louis ma ha, indubbiamente, sangue texano nelle vene. Non è al primo disco, ne ha già pubblicati almeno 4 a suo nome. Il suo sound, essenziale, chitarristico, robusto, mischia classico blues e venature sudiste. Ma, al comtempo, pur avendo un suono solido ed equelibrato. Johnson cura molto anche la scrittura, come dimostra questo disco. Canzoni come White Lightning, Tornado, Soul Crush, Showdown, Castles in The Air, Long Way Home lo stanno a dimostrare.
E' quello che ho ascoltato, con questo titolo Robert Cray presenta il suo nuovo album in cui, oltre a quattro canzoni scritte per l'occasione, ci sono una serie di covers di brani che hanno accompagnato la giovinezza di Robert. Infatti il nostro rilegge brani noti e non, di Bobby Blue Bland, Curtis Mayfield, Don Gardner, Ray Parker Jr, Sensational Nightingales ed altri. La classe è sempre la stessa e la produzione di Steve Jordan, con Cray già da diversi anni, non fa altro che migliorare il suono, dare più profondità e pulizia al tutto. Jordan si prende in carico il modello Sam Cooke e crea un album decisamente piacevole da ascoltare.