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james weidenheim, nato nel 1918 a backa topola, in una regione del danubio tra l`ungheria e la serbia popolata da coloni tedeschi ai tempi dell`impero asburgico, e poi sconvolta dalle vicende successive della prima guerra mondiale, esule quando alla fine della seconda guerra mondiale quelle terre, prima ungheresi furono attribuite alla jugoslavia, ha scritto la serie dei "racconti danubiani", in cui quell`epopea tragica scorre, come in questa "una festa d`estate a maresi".

ottocento. su un passo appenninico sorge un`antica locanda, chiamata il palazzo del papa, perche` le eminenze che attraversano il valico vi fanno sosta. durante il soggiorno di un influente cardinale, si consuma un delitto, un fatto, evidentemente, passionale. ma cio` che si occulta e` un disegno diverso, che diventa - come sempre nelle opere di micheli simbolismo del congegno della storia: nel caso il tramonto del papa re.

nel 1917, quando usciva questo racconto della scrittrice, giornalista e attivista dei diritti civili susan glaspell (1876-1948, premio pulitzer per il teatro nel 1931), le giurie americane erano composte di soli uomini, per cui le due contrapposizioni che propone questo poliziesco diventano allegorie di una ingiustizia: un delitto viene commesso e, parallela all`indagine stoltamente guidata dallo sceriffo con un testimone, si svolge quella condotta dalle due mogli, che svelano il colpevole grazie alla loro capacita` di leggere particolari solitamente invisibili ai maschi, ma non lo denunciano, assumendosi anche il compito di giudici, di una giustizia dell`empatia e dell`attenzione, opposta a quella maschile del diritto formalistico.

"era un`anima troppo ardente per accontentarsi della realta` della vita", dice a proposito di una sua eroina stendhal. i modi per non accontentarsi della realta` della vita, gli stratagemmi usati dall`immaginazione o dall`intelligenza per riuscirvi - cioe` le illusioni, le chimere, le utopie, le speranze - sono analizzati in questo libro attraverso fonti letterarie, narrative, poetiche, meditative della cultura occidentale. e tra le molte interessanti sorprese, vi e` quella che delle varie epoche forse la piu` sensibile al ruolo delle illusioni e la piu` pronta a riflettervi fu l`illuminismo, l`eta` della ragione, cioe` di quella facolta` che impone un approccio al reale apparentemente opposto al vagheggiar chimere. ma questa notizia in apparenza contraddittoria suggerisce quale sia la direzione di ricerca di questo studio di vastita` e profondita` inedite sul suo argomento. non vi e` contrasto od opposizione tra la ragione che giudica e conosce e l`illusione che allarga gli orizzonti.

tre racconti pubblicati in questa collana- "casa paterna" - hanno richiamato su maria messina, scrittrice di cui nel giro di un cinquantennio si era del tutto perso il ricordo, l`attenzione dei lettori e dei critici. apprezzata da verga, con cui intrattenne una devota corrispondenza; recensita come "scolara del verga" da borgese, la messina e` da accostare, piuttosto, al pirandello dell`esclusa e di tante novelle che oggi si possono approssimativamente definire "femministe": quelle cioe` attente, vibranti di commossa partecipazione pur nella registrazione realistica, alla condizione femminile in sicilia qual era fino agli anni della seconda guerra mondiale. la ripubblicazione di questo romanzo (edito da treves nel 1921), dara`, crediamo, una piena conferma della qualita` della scrittrice e dara` misura dell`ingiustizia di averla - critici e storici della letteratura italiana dimenticata. leonardo sciascia (1982).

il patrimonio culturale - le chiese, le grandi opere, gli umili selciati - puo` trovare un senso solo se ci permette di liberarci dalla dittatura del presente, dall`illusione di essere i padroni della storia, dalla retorica avvelenata dell`identita`. se ci restituisce l`amore necessario a coltivare cio` che in noi e` ancora umano. abbiamo forse smarrito la ragione profonda per cui davvero ci interessiamo al patrimonio culturale e alla storia dell`arte: la forza con cui apre i nostri occhi e il nostro cuore a una dimensione . la sua capacita` di separarci dal flusso ininterrotto dell`attualita`, per metterci in contatto con cio` che ci avvince alla vita, cio` che le da` un senso. per vedere - per sentire - tutto questo, e` pero` necessario riattivare la sua connessione con la parte piu` intima della nostra anima individuale e collettiva; occorre una vera e propria educazione sentimentale. come scrive tomaso montanari nelle pagine di questo saggio lucido e appassionato, il patrimonio culturale e` la nostra religione civile, la nostra scuola di liberazione: non riguarda soltanto il paesaggio o le opere d`arte, ma riguarda soprattutto noi e quell`amore che tutto congiunge. ogni sguardo posato in una chiesa antica, ogni piede che calpesta un selciato, comporta domande, risposte, interpretazioni. cosi`, passo dopo passo, lentamente, riattribuiamo significato alle cose e ai luoghi fino a sentirli parte, quasi estensioni, dei nostri corpi: perche` solo quelli danno senso alle pietre e ai quadri. e perche` soltanto cosi` il discorso sul patrimonio culturale potra` aiutarci a recuperare le ragioni di una convivenza universale, fondata sulla giustizia e sulla condivisione.

il corsaro nero (1898) e` considerato da molti il capolavoro di emilio salgari: concepito come romanzo a se` - ma destinato, per le pressanti richieste dei lettori, a dar vita a un intero ciclo - ha ottenuto dall`autore attenzioni insolite ed e` diventato "contenitore" di seduzioni, mescolanze, intersezioni, omaggi e prestiti. un`opera unica, capace di resistere al tempo e di trasformarsi, insieme a "la regina dei caraibi" (1901) che ne costituisce il seguito, in laboratorio ottimale per verificare, a cent`anni dalla drammatica morte dell`autore, non solo quanto fosse strutturato il suo metodo di lavoro, ma anche quanto incidessero sulla sua capacita` di invenzione quelle personali esaltazioni, angosce, sogni e incubi che grazie all`apporto di grandi illustratori come pipein gamba, scenografo del teatro carlo felice di genova, divennero movimento scenico di grande impatto visivo e influirono sulla formazione di intere generazioni di italiani.

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