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maurice merleau-ponty (1908-1961) e` stato uno dei mai`tre a` penser che con la sua riflessione critica ha segnato il panorama della filosofia del xx secolo. fondatore con jean-paul sartre della prestigiosa rivista les temps modernes, professore alla sorbona prima e al college de france poi, merleau-ponty ha sviluppato un`originale interpretazione della fenomenologia che lo ha condotto ad approfondire il rapporto tra il pensiero filosofico e la scienza, l`arte e la letteratura, il marxismo e la psicoanalisi fino al limite di una "nuova ontologia" cui stava lavorando prima della morte prematura. la sua opera sfaccettata e aperta, in dialogo continuo con gli aspetti piu` vivi della cultura contemporanea, frammentaria eppure rigorosa e coerente - richiede di essere esplorata con uno sguardo nuovo.

una serie di scenari narrativi e di personaggi accomunati da una originalissima e valida riflessione sul crimine e sulla moderna trasformazione per cui il crimine tangibile e` diventato astratto e viceversa. si va dalla repubblica di santo domingo, sede delle gesta del dittatore trujillo, alla santa russia degli zar e degli attentati dei terroristi, passando per la chicago di al capone e la napoli della nuova camorra, con la storia di pupetta maresca, e la roma della dolce vita, con la ricostruzione della fine di wilma montesi.

questo libro raccoglie in un unico volume tutti gli scritti di sartre sul tintoretto. si tratta della prima edizione autorizzata di un`opera alla quale sartre lavoro` per quasi un decennio, dal 1951 ai primi anni sessanta, senza poi darle una forma definitiva. l`interesse per tintoretto nasce probabilmente nel corso dei frequenti viaggi compiuti da sartre a venezia. l`approccio alla materia e` originalissimo: la storia della citta` e della societa` veneziana, i rapporti con gli altri pittori (tiziano, veronese) e con la pittura fiorentina sono fatti ruotare attorno alla figura del tintoretto, che sartre definisce "braccato", in continua lotta con se stesso e con la sua citta`. "tintoretto e` venezia - scrive sartre - anche se non dipinge venezia".

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