questo romanzo - giunto ormai alla ottava edizione - e` la biografia, storia aspra e violenta, di alcuni ragazzi della malavita romana, dall`infanzia alla prima giovinezza. il riccetto, che e` il protagonista, aveva undici anni all`arrivo delle truppe anglo-americane a roma, e ne ha diciotto alla fine del libro, in piena guerra di corea. l`ambiente (le borgate romane, che fasciano la capitale coi loro lotti, i loro villaggi di tuguri), i personaggi , quasi da documentario sociale, le situazioni , fino a sembrar tolte, come in parte lo sono, dalla cronaca romana, potrebbero far pensare a questa biografia del riccetto e dei suoi coetanei, come a un prodotto del gusto neorealistico: mentre non e` precisamente cosi`. c`e` troppa violenza perche` si possa parlare di neorealismo. l`autore, nel creare questo genere di racconto, ha avuto piuttosto davanti a se` dei modelli piu` autentici e assoluti, dalla novellistica antica italiana al romanzo picaresco... ma, nonostante l`abilita` e la complessita` dello stile, non c`e` aria di letteratura in queste pagine: l`estrema attualita` del documento - che e` documento dell`italia ultimissima, quella della fine del dopoguerra - e` troppo determinante, e implica una passione e una pieta` ben altro che letterarie. inoltre il romanzo e` scritto tutto in chiave d`avventura: proprio com`e` la vita delle borgate romane, in cui il vizio e l`abbandono si esprimono nelle allegre frasi del gergo, le malattie, i digiuni e la morte hanno allegri commenti di stracci sventolanti, di canzonette e di sole.
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