
"questo romanzo e` il primo che ho scritto; quasi posso dire la prima cosa che ho scritto, se si eccettuano pochi racconti. che impressione mi fa, a riprenderlo in mano adesso? piu` che come un`opera mia lo leggo come un libro nato anonimamente dal clima generale d`un`epoca, da una tensione morale, da un gusto letterario che era quello in cui la nostra generazione si riconosceva, dopo la fine della seconda guerra mondiale. al tempo in cui l`ho scritto, creare una `letteratura della resistenza` era ancora un problema aperto, scrivere `il romanzo della resistenza` si poneva come un imperativo; ...ogni volta che si e` stati testimoni o attori d`un`epoca storica ci si sente presi da una responsabilita` speciale ...a me, questa responsabilita` finiva per farmi sentire il tema come troppo impegnativo e solenne per le mie forze. e allora, proprio per non lasciarmi mettere in soggezione dal tema, decisi che l`avrei affrontato non di petto ma di scorcio. tutto doveva essere visto dagli occhi d`un bambino, in un ambiente di monelli e vagabondi. inventai una storia che restasse in margine alla guerra partigiana, ai suoi eroismi e sacrifici, ma nello stesso tempo ne rendesse il colore, l`aspro sapore, il ritmo..." (italo calvino)