
le pietre si muovono, crescono, muoiono? le foreste pensano? gli animali hanno intenzionalita`? in una parola, la natura puo` essere considerata animata? e come? solo all`apparenza semplici, le questioni sollevate svelano tre decenni di dibattiti, discussioni, riflessioni sulla ricchezza di relazioni tra l`uomo e la natura, nel passato e nel presente, in differenti ambiti culturali europei ed extraeuropei. il volume e` dedicato alla memoria di enrico comba, scomparso prematuramente nel 2020. rappresenta la volonta`, da parte degli autori e dei curatori, di accogliere i contributi presentati al convegno "la natura animata: cerimonie, feste, tradizioni attraverso tempi e culture", tenutosi a fine 2019 e organizzato da enrico stesso. nel libro trovano spazio lavori che indagano contesti lontanissimi tra loro nello spazio e nel tempo, dalle alpi all`india e all`himalaya, dalla corsica alla siberia, dal giappone alle hawai`i, dal paleolitico e dagli antichi sumeri e babilonesi fino al medioevo, ma che convergono su un aspetto fondamentale: la natura (umana, non-umana) e` sempre e comunque animata.

la vicenda biografica e spirituale del filosofo bengalese aurobindo ghose (1872-1950) ha diviso tanto gli studiosi che si sono confrontati con il suo pensiero quanto il piu` vasto pubblico di ricercatori che ha guardato al millenario deposito orientale per ritrovare una dimensione spirituale in cui riconoscersi. sottoposto a priori alle piu` rigide critiche dottrinali o entusiasticamente accettato come un moderno profeta hindu, aurobindo deve essere considerato come una figura paradigmatica nella difficile transizione tra il lungo capitolo coloniale e la successiva indipendenza indiana, rappresentando una delle piu` intense voci alternative alla non-violenza del mahatma gandhi. le ragioni di questa duplicita` sono da ricercarsi nella sintesi tra cultura occidentale e tradizione religiosa indiana su cui il pensatore bengalese ha edificato la propria peculiare dottrina dello yoga integrale. la sua opera legge il corso della storia come il divenire di un organismo vivo e consapevole, cercando le regioni comuni tra il monismo metafisico dell`advaita vedanta e l`assenso occidentale al realismo scientifico. politicamente, aurobindo e` stato da alcuni considerato come uno dei piu` luminosi combattenti per l`indipendenza indiana, da altri un estremista facinoroso che non ha esitato a ricorrere alla violenza per contrastare l`egemonia britannica. sulla base di un`attenta analisi testuale dell`imponente opera letteraria del filosofo bengalese e attraverso il confronto con quelle figure occidentali che hanno diversamente interpretato il dettato tradizionale (gue`non, evola, steiner e scaligero), il volume suggerisce una linea d`indagine che non riduce il senso dell`opera aurobindiana alle categorie intellettuali dell`oriente o dell`occidente, ma ne segue la caratteristica identita` senza sacrificarla in un`ortodossia in cui il filosofo non si e` mai pienamente riconosciuto.

fin dalle prime testimonianze etnografiche, il tema dello sciamanismo da un lato ha affascinato intere generazioni di studiosi, dall`altro ha colpito profondamente l`immaginario occidentale. l`incanto e il mistero dell`agire sciamanico, nonche` la difficolta` di circoscrivere il fenomeno in un paradigma definitivo, hanno attraversato il dibattito scientifico per decenni. e lo sciamano un terapeuta, un mago, un esorcista? oppure - com`e` stato definito - un eroe culturale, un intermediario col mondo degli spiriti, o una sorta di psicoanalista ante litteram della collettivita`? partendo dalle piu` aggiornate teorie scientifiche, ventuno saggi a opera dei maggiori specialisti sul tema propongono una panoramica pressoche` globale sugli studi sciamanici, apportando nuove testimonianze e ricerche sul campo, ove la percezione del cosmo sembra essere il cardine di un diverso modo d`interpretare l`alterita` e la liminalita`. dalla foresta amazzonica alle giungle indiane, dalle steppe dell`asia alle isole del giappone, dalle vette andine alle vallate himalayane: lungo queste e altre rotte si snoda un viaggio affascinante fra tradizioni religiose, folklore e ontologie indigene.

della montagna esistono una pluralita` di immagini e rappresentazioni elaborate nel corso dei secoli e via via costruite sull`opinione comune e sugli stereotipi vigenti in un preciso momento storico, risultato dell`elaborazione di un continuum di sguardi "cittadini": locus horribilis da cui era meglio fuggire; siti incontaminati in cui ritrovare tradizioni genuine; territori marginali e isolati. poco si e` parlato della montagna come di luogo di produzione dell`immaginario e quando e` stato fatto, e` spesso stato affrontato come un ulteriore aspetto bizzarro ed esotico legato ai contesti delle terre alte. il volume si propone di offrire un punto di vista interdisciplinare sul fantastico e sull`immaginario, categoria qui impiegata per definire la produzione fantastica e simbolica quale appare nei diversi sistemi culturali: con questo termine si comprende piu` in particolare il corpus delle credenze e della narrativa popolare riferito a luoghi ed esseri fantastici e soprannaturali. spaziando dall`uomo selvatico allo yeti, dagli animali mitici agli esseri della paura, si intende indagare quali sviluppi e quali esiti possono avere nella contemporaneita` le produzioni del fantastico in ambienti montani. in molti casi, infatti, si assiste sia a una ri-creazione sia a una sorta di riposizionamento dell`immaginario in un nuovo modo di interpretare il suo significato e la sua funzione, per cui saranno individuate continuita`, discontinuita`, recuperi, frammentazioni.