
fin dal volo degli uccelli in cui gli antichi scrutavano il futuro o dalle fiere che dante incontra avventurandosi per la selva oscura, gli animali sono affascinanti allegorie del nostro vivere, ma "nella loro grande famiglia a cui anche noi umani apparteniamo, ci sono quelli che sentiamo piu` simili a noi", scrive bianca pitzorno: ed e` proprio un sentimento di profonda affinita` a percorrere queste pagine in cui creature della terra, dell`aria, dell`acqua intrecciano le loro esistenze con sorprendente naturalezza. l`autrice di questo memoir e` nata e cresciuta in una sardegna dove campagna e citta`, terra e mare sono ancora un continuum e una bambina curiosa puo` passeggiare in piazza all`ora dello struscio accompagnata dal germano reale quaquarone, tenere sotto il banco di scuola la tartaruga andrea o covare sotto l`ascella un uovo di canarino convinta di vederne nascere un pulcino. ma il racconto non si ferma nel frinire della campagna sassarese, segue la sua protagonista umana negli anni dell`universita` a cagliari, in quelli milanesi - dove a topi e pipistrelli si sostituiscono felini capaci di rispondere al telefono e rane dal meraviglioso color verde smeraldo - e nei viaggi in paesi piu` o meno lontani dove s`incontrano vipere francesi, galline eritree, coccodrilli cubani. i colori, le abitudini, i misteriosi linguaggi della folla di creature con cui la protagonista vive incredibili avventure sono evocati con rispetto, quasi che bianca pitzorno si consideri un`extraterrestre alla pari desiderosa di fare amicizia con i veri abitanti del pianeta su cui trova ospitalita`. "a chi smeraldi e a chi rane" e` un`autobiografia intellettuale antiretorica, commovente e spassosissima che ci fa riflettere in modo profondo sul nostro essere umani.

ugo giramondi era un bambino come tutti gli altri fino al giorno della morte del suo adorato nonno "chiodo", stroncato da un infarto sotto i suoi occhi nel magazzino della grande ferramenta di famiglia. da quel giorno ugo perde la facolta di parlare in modo fluente: la sua mente e piu che mai viva, ma lui si esprime verbalmente con estrema parsimonia. il suo silenzio enigmatico e un po? "beota", che molti considereranno un handicap, gli consente tuttavia di sviluppare un?acutezza dei sensi che sara la sua arma segreta, quella di chi sa auscultare dettagli che gli altri trascurano. anziche fare di lui un ragazzo chiuso negli spazi familiari, il silenzio rende ugo fin dagli anni del liceo il punto di riferimento di un gruppo di amici affiatati e destinati a rimanere legati per sempre. ma il ticchettio della vita e destinato a spezzarsi dolorosamente una seconda volta il giorno in cui ugo viene trovato, privo di sensi, sulla scena di un crimine spaventoso, che lo priva di cio che ha di piu caro eppure che avrebbe ottime ragioni per aver commesso. nel suo esordio come romanziere, oscar farinetti sceglie di scavare dentro il cuore dell?amicizia, dell?ambizione, dell?amore. scandito in tre tempi - la giovinezza, il processo, il carcere - "la regola del silenzio" si legge come un thriller ma e anche una grande storia sul coraggio e la tenacia necessari per dare vita a una grande impresa. al centro della scena un protagonista straordinario che, guidato dalla saggezza dei grandi scrittori di ogni tempo, trasforma la nostalgia di un passato che non puo tornare in nuova energia per dare vita a un tempo tutto nuovo.

A questo quarto pannello della sua epopea letteraria e civile Scurati affida il gigantesco affresco dell'Italia fascista sui fronti del secondo conflitto mondiale, degli errori, degli orrori e dell'eroismo ancora possibile per uomini e donne reduci da vent'anni di dittatura. E tratteggia il ritratto al nero di un uomo di fronte al destino che ha plasmato per sé e per un'intera nazione, solo all'incrocio tra il parallelo del crepuscolo e un meridiano di sangue.