

il mito di diana e atteone ha avuto sempre qualcosa di decisivo da dire agli uomini, e nelle sue numerose versioni - cosi` come nelle rappresentazioni pittoriche, da tiziano a rembrandt - ha sedotto le piu` grandi menti del pensiero e della letteratura occidentali. in questo libro, a meta` tra il saggio e la favola, tra l`excursus erudito e la

tra le accuse infamanti rivolte ai cavalieri templari nel corso del processo a loro intentato dall`inquisizione nei primi anni del trecento c`erano quelle di sodomia, eresia e idolatria; veneravano, si disse (e li si costrinse a confessare sotto tortura), un idolo oscuramente legato alla tradizione gnostica e a pratiche alchemiche, nonche` alla simbologia del graal e al femminino sacro: il bafometto. da allora, questa figura alata e munita di corna, dai tratti somatici bestiali e androgini (il cui nome ha un`origine quanto mai incerta), e` stata ripresa, usata e sfruttata da occultisti di ogni tipo e, come le storie dei templari in genere, ha dato origine a una proliferante letteratura romanzesca. agli antipodi di tutto cio`, klossowski ci regala, con l`ultimo romanzo da lui scritto, un`opera che e` un azzardo visionario, dove i personaggi, prima ancora di avere un nome, sono

klossowski e` riuscito a costruire un libro-labirinto all`interno di un altro, tuttora ingannevolissimo, labirinto: gli scritti di nietzsche degli ultimi anni, tra la folgorazione dell`"eterno ritorno", il progetto di un`opera che avrebbe dovuto chiamarsi "la volonta` di potenza" e gli estremi messaggi dell`"euforia di torino". proprio su questo punto si dividono, da sempre, le interpretazioni di nietzsche: sono anni di progrediente lucidita`? o di progrediente follia? klossowski recide subito questo banalissimo nodo, affermando che tutto il pensiero di nietzsche "ruota attorno al delirio come attorno al proprio asse". e gia` questo permette di stabilire una incolmabile distanza fra tale pensiero e la sequenza della filosofia: c`e` uno iato che separa sin dall`inizio l`impresa speculativa di nietzsche dal discorso occidentale - lo iato del caos. per non perdere mai il contatto con questa singolarita` irriducibile di nietzsche, klossowski ha scelto la via piu` ardua, ha deciso di lasciarsi trascinare "dal mormorio, dal respiro, dalle esplosioni di collera e di risa di questa prosa, la piu` insinuante che si sia mai formata nella lingua tedesca". cosi`, piu` che l`articolarsi dei concetti, segue le "fluttuazioni d`intensita`" in quella "tonalita` dell`anima" che era nietzsche stesso - e il libro si intesse alle sue pagine come un perpetuo commento, un`eco dove le parole dell`autore stingono su quelle dell`esegeta e viceversa.
