


pubblicando nel 1613 le "novelle esemplari", cervantes non tace l`orgoglio di considerarsi "il primo ad avere scritto in lingua castigliana novelle", alla maniera italiana. narrazioni "esemplari", dunque, come modelli al radicamento in spagna di un genere letterario di grande efficacia per delineare figure e casi avvincenti che rechino anche lezioni di vita ispirate a una moralita` laica, prima ancora che cristiana. un`altra ragione dell`esemplarita` di queste novelle, pero`, e` implicita: esse offrono lo spazio piu` congeniale a un`arte del narrare che delle convenzioni di una poetica esalta tutti gli ingredienti e le suggestioni, e questi combina e manipola in un gioco inesausto e sempre sorprendente di trame e linguaggi, di calchi e parodie.

un alfiere malandato narra a un dottore curioso le conseguenze del raggiro matrimoniale di cui e` stato vittima e artefice: un morbo venereo che sta curando e un`esperienza eccezionale che sta scrivendo. il manoscritto che l`alfiere fa leggere al dottore riguarda infatti la conversazione notturna fra i due cani di guardia dell`ospedale, che egli aveva ascoltato o forse sognato. "il matrimonio ad inganno" genera allora una seconda storia di vita randagia, in cui il cane berganza racconta al cane scipione le malefatte della schiera dei suoi padroni. ma la doppia novella di colpo si interrompe. l`autobiografia dell`altro cane non e` narrata, cosi` come l`autenticita` dell`intera vicenda non e` chiarita, lasciando alle lusinghe del non finito la continuazione dell`opera.
