
elisa biagini accompagna il lettore attraverso il bosco e gli chiede di sapersi perdere per potersi poi ritrovare. il perdersi come condizione di stupore e di abbandono che permette a porte invisibili di aprirsi: un viaggio da fare in compagnia delle parole, con solo qualche sasso in tasca, come gretel. in una sezione del libro i protagonisti sono solo apparentemente noti - cappuccetto rosso, il lupo, la nonna -, in realta` sono profondamente cambiati (anche fisicamente); protagonista di un`altra sezione e` un feto un po` speciale che racconta il proprio "farsi" e che gia` si interroga sul mondo. una poesia caratterizzata da una costruzione piu` narrativa che lirica e da un`attenzione-ossessione per i corpi come sede di un`identita` misteriosa, spesso non comprensibile con la sola ragione.


l`ospite e` la presenza interiorizzata che pervade i versi di questa raccolta: una femminilita` domestica, una fisicita` in disarmo fotografata con cruda esattezza, osservata nei gesti e nei particolari rivelatori. e lo specchio rovesciato in cui si scruta la soggettivita` del poeta, il referente implicito di un dialogo a distanza fra corpi e intelletti: da un lato un modello di donna dal limitato e tuttavia potentemente metaforico, orizzonte casalingo, dall`altro lo sguardo distante e partecipe dell`autrice. ma in realta` sono due punti di vista che si intrecciano in un passaggio di consegne generazionale, da una vita compiuta a un`altra che si sta cercando.