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una riflessione radicale, icastica e originalissima, concepita da una delle menti piu luminose e illuminanti che la cultura italiana abbia conosciuto. l`odio e uno dei pochi tabu che non si riescono a infrangere, piu del sesso o della morte. eppure tutti lo proviamo: "io da due a sei volte alla settimana, e cosi spero di voi", scherza michela murgia in questo libro irriverente, nato da una serie di lezioni pubbliche tenute qualche anno fa. la sua tesi e che l`odio possa essere una virtu, dipende da come lo pratichiamo. per esempio, con "odio gli indifferenti" antonio gramsci ha mostrato che, se riconosciuto e disciplinato, questo sentimento non e per forza distruttivo. passando dalle maledizioni sarde ai salmi biblici, da grazia deledda alle lettere di san paolo, murgia smonta i nostri pregiudizi e rivendica il diritto di odiare - specialmente i prevaricatori, i prepotenti, tutti coloro che non credono nella responsabilita collettiva del bene. e compie cosi il miracolo di parlare ancora del nostro tempo, che dall`odio distruttivo e inquinato; sembra rivolgersi proprio a noi che continuiamo ad abitarlo, con la consueta ironia e la lucidita profetica di una voce che nulla potra mai spegnere. "chi sa di provare l`odio vive continuamente in un contesto che gli vieta, per via della presenza del tabu, di dirlo, di manifestarlo, di dichiararlo, di praticarlo. deve vivere come un fuorilegge. io vivo malissimo, ve lo dico: le mie giornate sono terribili, perche due terzi del mio tempo lo devo passare (o lo dovrei passare) a inventare scuse per camuffare quello che in realta provo - che e l`odio, appunto. gli analfabeti relazionali che mi circondano credono di vedere odio in certe cose normali che faccio o dico, come per esempio quando addito l`ipocrisia dei vincoli censori e delle disorganizzazioni in cui il loro, di odio, si trasforma in autogiustificazione o violenza. allo stesso tempo neanche immaginano il vero, autentico odio che coltivo, e che devo nascondergli perche a

un grande romanzo di memoria e identita. un viaggio attraverso frontiere invisibili, che separano e uniscono, tra calcutta e londra, infanzia e storia. un narratore senza nome, cresciuto nella calcutta del dopoguerra, ricostruisce i frammenti della propria storia familiare attraverso la figura magnetica di tridib, il cugino maggiore capace di trasformare ogni luogo in un territorio dell`immaginazione. e lui a insegnargli che il mondo non si scopre soltanto viaggiando, ma anche immaginando: che si puo conoscere un luogo senza averlo mai visto, purche lo si sappia desiderare davvero. intorno a questa lezione si intrecciano voci e generazioni - la severa nonna, la cosmopolita cugina ila, la musicista inglese may price - in un racconto che attraversa decenni e continenti. dalla calcutta degli anni sessanta alla londra bombardata degli anni quaranta, passando per dacca e i confini mobili del subcontinente indiano, il racconto compone un affresco di memorie che interrogano il significato stesso di casa, confine, appartenenza. con una scrittura luminosa e precisa, ghosh costruisce un romanzo di rara profondita, in cui le vicende intime si fondono con le grandi trasformazioni del novecento.

le buone maniere non sono affatto un elenco sterile di norme che ci ingabbiano, bensi uno strumento sofisticato e potentissimo per costruire rapporti piu armoniosi e piu autentici. perche, come un sistema operativo, sono il linguaggio che permette alle relazioni umane di funzionare senza intoppi: una piccola filosofia quotidiana che migliora la qualita della vita. nostra e degli altri. l`umanita ha compreso, fin dalle sue origini, che vivere insieme porta vantaggi a tutti, ma richiede reciprocita e simmetrie: la mia liberta termina dove comincia la tua. in un`epoca come la nostra in cui la liberta e diventata un valore assoluto e frainteso, assistiamo allo sgretolarsi dei delicati equilibri della vita in comune. un argine per questa deriva pero c`e: ripartire dalle buone maniere, che non coincidono piu con precetti polverosi e anacronistici, ma sono un distillato di sapere sociale a cui attingere per sintonizzare i nostri gesti al contesto e preservare l`armonia: un presidio di resistenza gentile. con un tono brillante e contenuti sorprendenti, elisa motterle ricostruisce una mappa di concetti apparentemente opposti - ordine/caos, forma/sostanza, pubblico/privato, implicito/esplicito - per tracciare una "strada" mediana fra queste polarita e mostrarci come derivarne regole di buona convivenza, flessibili e armoniosamente complementari: non fredde convenzioni, quindi, ma l`integrazione di intelligenza emotiva e filosofia quotidiana.

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