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nel 2016 samantha harvey smette di dormire. l`insonnia l`aggredisce dopo la morte del cugino paul, trovato senza vita nel suo appartamento, proprio quando nel regno unito si comincia a parlare di brexit. in preda a un`inquietudine sottile e multiforme, le sue notti si dilatano: ore infinite passate a rovistare nei ricordi, in cerca di un indizio o di una pista da seguire, come una detective alle prese con un caso impossibile. farmaci, integratori, podcast e diari della gratitudine: nulla sembra funzionare, e ogni fallimento la risucchia in un circolo vizioso in cui la paura di non dormire diventa essa stessa la causa dell`insonnia. mentre ogni notte sfuma nel giorno successivo e il tempo prende una nuova consistenza, i pensieri si frammentano per poi ricomporsi in un`accorata dichiarazione d`amore per la vita e l`esperienza umana. intrecciando diario, fiction e riflessioni sul linguaggio, la scienza e la memoria, "le infinite notti" e una meditazione universale sul rapporto che ognuno di noi vive con il tempo, lo spazio e il proprio corpo. luminosa, ironica e feroce, samantha harvey si cala nell`abisso di una notte senza fine per riemergerne carica di speranza e meraviglia di fronte alla nostra piu intima fragilita, consapevole che al mondo nulla e immutabile.

"partenze" e la storia di due amori, quello fra il giovane stephen e la giovane jean e quello fra il vecchio stephen e la vecchia jean. e la storia dell`anziano jack russell jimmy, deliziosamente ignaro della propria caninita. ed e la storia di uno scrittore di nome julian, alle prese con gli scherzi della memoria, le fallacie del corpo, e quella speciale partenza a cui non segue alcun arrivo. i am: io sono, naturalmente. ma anche l`acronimo di involuntary autobiographical memory, quella memoria autobiografica involontaria che, a partire da uno stimolo sensoriale (per intendersi, il sapore della madeleine intinta nel te, nel caso di proust), rievoca un preciso evento del passato. illuminante corrispondenza o mero gioco linguistico? se e vero che "la memoria coincide con l`identita e viceversa", sembrerebbe valere la prima ipotesi. d`altra parte, un ricordo non mediato dalla volonta, e dunque dalle molte narrazioni e autonarrazioni che se ne fanno, e davvero tale? e, in definitiva, vale la pena di essere ricordato? prendiamo il caso di stephen e jean - alto, allampanato, gentile studente di filosofia lui, attraente, caustica, benestante studentessa di letteratura russa lei. julian li conosce all`universita di oxford negli anni sessanta, quell`epoca di liberta sessuale tanto decantata ma raramente sperimentata, e, un po` terzo incomodo un po` mezzano, li fa incontrare e innamorare. poi la vita fa il suo corso e quarant`anni dopo julian non resiste alla tentazione di rifarsi cupido, "scrivendo" un nuovo capitolo della loro unione. nel raccontare le loro storie d`amore, la prima come la seconda, lo scrittore-demiurgo fa affidamento sulla memoria e gli appunti personali. e lecito domandarsi quale grado di verita tali supporti garantiscano alla narrazione. anche quando deve fare i conti con la propria caducita, quando una diagnosi infausta stravolge le categorie grammaticali trasformando i suoi tempi verbali da futuro in passato, e il julian scrittore a prendere il soprav

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