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e il piu` brillante dei commissari di zurigo, matthai, anche se certo non il piu` benvoluto. e geniale, si`, ma solitario, impassibile - e maneggia l`apparato di polizia come fosse un giocattolo. ma, a differenza di quel che accade nei romanzi polizieschi, la ragione puo` far luce solo su una piccola parte del mondo, e nell`incerto chiarore che regna ai suoi confini si insedia tutto cio` che e` paradossale, casuale. con questa zona oscura, che non si puo` dominare, anche matthai dovra` fare i conti. accadra` a magendorf, mentre il fohn fa piombare sul villaggio, a grandi folate, un caldo innaturale, che eccita e incattivisce. il corpo di una bambina, gritli moser, assassinata a colpi di rasoio, viene trovato da un ambulante, von gunten. tutti i sospetti ricadono su di lui, che dopo un interrogatorio di venti ore confessa, e si impicca nella sua cella. per tutti il caso e` chiuso, ma non per matthai. gritlii ha confidato a un`amica di avere incontrato un gigante alto come una montagna, < pieno di piccoli porcospini >, e lo ha disegnato. una favola? non per matthai: altri bambini sono in pericolo e il gigante dei porcospini sta per colpire ancora, ne e` convinto. per inseguire quel fantasma rinuncera` a tutto: alla sua immagine di investigatore glaciale, alla sua implacabile logica, al suo posto di commissario. e non esitera` a trasformarsi in benzinaio, a usare come esca una bambina, a sprofondare via via in un grandioso delirio - ad attendere, inesorabile, che il caso, cui non aveva mai creduto, gli consegni l`assassino.

che cosa avevano in comune achille, enea, paride, elena, cassandra, menelao, patroclo, ulisse, nausicaa, circe, edipo, giocasta, antigone, prometeo, dafne e orfeo? erano tutti eroi, ma in un senso che abbiamo ormai dimenticato: noi oggi riconosciamo gli isolati atti di grande coraggio, singole azioni che il piu delle volte conducono al sacrificio o addirittura alla morte. insomma, valutiamo il gesto in base al rischio che comporta e non alla vocazione di chi lo compie. da questo punto di vista, riteniamo eroe chi - soprattutto se non era suo compito farlo - si tuffa in mare per salvare qualcuno in difficolta o interviene a difesa di una persona che sta subendo un`aggressione o un grave torto, rischiando in prima persona. ma a ben guardare il mito sembra dirci un`altra cosa: al di la di quale sia l`impresa, prima di tutto l`eroe e colui che la sa compiere, che riesce ad arrivare alla fine. in questo senso, un esempio tra i molti potrebbe essere quello di ercole, non tanto per la straordinarieta delle sue fatiche ma proprio perche le sostiene, tutte e dodici, con perseveranza, fino all`ultimo. non e dunque la sfida a essere di per se eroica, ma la consapevolezza con cui la si affronta, che sola porta al compimento della propria esistenza. per illustrare questo "ritorno alle origini" del concetto di eroe giovanni nucci si avvale di alcuni esempi tratti dai principali testi della letteratura antica che trattano di miti: l`iliade, l`odissea, le tragedie greche, le metamorfosi di ovidio.

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