solo, deluso, pieno di debiti, travolto dal fallimento dopo aver perduto il buon nome, gli arnesi del mestiere e - pensava lui - l`immortalita`: cosi` mori` johann genfleisch di gutenberg, mastro stampatore di magonza. blake morrison, scavando tra le poche tracce sicure di una storia che ha il sapore della leggenda, ci consegna un romanzo sulla vita di questo geniale artigiano che, stampando la bibbia, la rese accessibile a molti: fatto che, oltre a essere fondamentale per l`evoluzione culturale dell`uomo, ebbe un effetto dirompente sull`ambiente religioso dell`epoca, che si vide cosi` privato della propria esclusiva funzione di comunicare con il popolo.
il libro si propone di entrare nello spazio di un "luogo comune". dopo la dichiarazione del presidente della repubblica, infatti, i termini di par condicio sono diventati occasione per ogni tipo di sproposito ed equivoco. nel concetto articolato di par condicio sta invece racchiusa un`idea fondamentale della democrazia, quella che, garantendo i meno potenti, mantiene il regime in uno stato di accettabilita`, sia pure da sottoporre continuamente a verifica. il termine tuttavia, non e` solo una parola d`ordine; esso implica, al contrario, tutta una serie di regole e di comportamenti che il libro aiuta a capire, non solo per l`immediato, ma anche per il futuro della vita politica nazionale.
in versi che scivolano uno sull`altro come onde, il poema dispiega lento i suoi temi, come un romanzo. parla della silenziosa preghiera dell`arte, della memoria che stinge come il colore dei dipinti. e dell`esilio, emblema di quel senso di estraneita` che alcuni si portano dentro ovunque, in ogni istante. come walcott (nobel per la letteratura 1992) e il suo conterraneo pissarro, separati da cento anni di storia, ma appartenenti entrambi a minoranze etniche e religiose, metodista il primo, sefardita il secondo. due esuli volontari, che hanno scelto i climi freddi di new york e di parigi. due artigiani dalle vocazioni parallele, devoti allo studio del paesaggio e della luce.
a inizio novecento a vienna succedeva tutto, dalla nascita della psicoanalisi alla pubblicazione dei lavori di schnitzler, alla istituzione delle wiener werkstatte che modificarono il modo di fare design, alla secessione viennese, che rivoluziono` per l`ennesima volta il modo di fare arte. a questo movimento appartenevano i due artisti che rappresentano un po` l`inizio e la fine di quel momento creativo, i due volti speculari di uno stesso modo di fare arte: klimt e schiele, rispettivamente il volto solare e decorativo del movimento e il suo lato oscuro, inquietante. in questo libro l`autrice torna su un autore, gustav klimt (vienna 1862 - neubau 1918), al quale ha dedicato molti dei suoi studi, per aggiornare alle ultime acquisizioni il racconto della sua arte. la forza espressiva e l`eleganza decorativa caratterizzano il lavoro dell`artista. un raffinato creatore di immagini femminili dalla bellezza insieme astratta e sensuale: donne che appaiono al tempo stesso distanti come idoli remoti e creature dense di un erotismo vibrante come un arabesco. ma anche l`acuto ritrattista dell`alta borghesia austriaca di fine ottocento, tutta decoro, misurata opulenza e malinconia.