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una donna veglia un uomo disteso in un letto. l`uomo e` privo di conoscenza, ha una pallottola in testa, gli ha sparato qualcuno per un futile motivo. in un paese che assomiglia all`afghanistan, in un tempo che potrebbe anche essere oggi. la donna parla senza interruzione, come non ha mai fatto prima. racconta al marito, finalmente presente e muto, molte storie che fanno la loro storia e quella del loro paese. prima sussurra, poi grida, si adira, ha paura. piange. e ancora sussurra, piano, dolcemente. si prende cura dell`uomo e insieme lo rimprovera. lo rimprovera di aver voluto essere un eroe, di aver preferito le armi e la guerra a sua moglie e alle figlie. di non avere mai parole per lei. a poco a poco, escono dalla bocca della donna parole proibite, parole ribelli. una finestra coperta da una tenda con uccelli migratori affaccia sul mondo esterno. tutto intorno infuria la guerra. in un crescendo serrato la donna inizia a svelare al marito piccole furbizie e grandi colpe. menzogne necessarie per non essere ripudiata con ignominia. forse, un limite c`e` anche per la sang-e sabur, la pietra di pazienza. quella pietra che nella mitologia persiana si tiene accanto per confidarle tutto quello che non si puo` rivelare a nessun altro. riversando su di lei i propri malesseri, sofferenze, dolori, miserie. la pietra ascolta, assorbe come una spugna, tutte le parole, tutti i segreti finche` un bel giorno non esplode. e quel giorno saremo liberati.

nella cultura indiana la fede nel ciclo delle nascite poggia sulla convinzione che ogni azione del presente sia determinante per l`esito della reincarnazione successiva. il buddhismo accolse questa credenza e ne fece il presupposto dell`intera dottrina: reincarnarsi e` un processo che trova il suo massimo compimento nella liberazione finale attraverso la pratica di una disciplina costante, come insegnato dal buddha che visse piu` e piu` volte prima di raggiungere il nirvana. i jataka narrano infatti le 547 vite precedenti del buddha storico, tramandate prima oralmente e poi in forma scritta fino all`ultima redazione conosciuta, che risale al v secolo d.c. in questi racconti il bodhisatta, a volte protagonista e a volte semplice personaggio secondario, assume diverse sembianze: superbo pavone o virtuoso elefante, ricco banchiere oppure ladro furtivo o, ancora, divinita` che dimora in un albero sulla sponda di un fiume. simili alle vite dei santi, i jataka costituiscono innanzitutto un testo popolare, il cui scopo era di istruire i fedeli su quali fossero le virtu` da perseguire per liberarsi dalle passioni terrene. per il ritmo della prosa e la liricita` dei suoi versi, questa raccolta rappresenta anche un tesoro della letteratura indiana, che diede in seguito vita a un vero e proprio genere letterario diffusosi ampiamente in asia, tale da garantire cosi` la fortuna dei jataka che ancora oggi alimentano l`immaginario di gran parte dell`estremo oriente.

in questa storia raccontata a ritroso, la vita di un criminale di guerra nazista, il dottor tod t. friendly, viene narrata a partire dalla sua conclusione, procedendo all`indietro verso l`inizio. cosi il dottor friendly muore e in seguito si sente significativamente meglio, rompe con le sue amanti con un gesto che prelude alla loro seduzione; inoltre fa scempio dei propri pazienti prima di mandarli a casa. fuggendo dal corpo del medico morente, che aveva lavorato come complice dei nazisti nei campi di concentramento, la coscienza del dottor friendly inizia a vivere la sua vita dal fondo, consapevole soltanto che quella che sta vivendo e` la vita di un uomo orribile in un tempo tremendo.

richard tull e gwyn barry sono amici. hanno quarant`anni e, dopo gli studi insieme a oxford, sono diventati entrambi scrittori. gwyn e` uno scrittore di successo. richard un fallito. eppure era partito meglio dell`amico, aveva pubblicato un libro apprezzato dai critici ed era considerato una promessa. adesso campa di recensioni, costretto a sorbirsi monumentali biografie di poeti minori. richard odia gwyn, vive di invidia per il suo successo. non solo cerca vendetta, ma vuole elevare quella vendetta a forma d`arte. per farlo, non esita a cercare l`aiuto di gente qualificata incaricandola di agire su molti fronti, tra cui l`aggressione personale. sebbene , richard tull e` pero` forse un uomo troppo sensibile, incapace di resistere al peso dell`informazione, di quella massa di notizie che rende tutti spettatori irrequieti e invidiosi dei successi e dei fallimenti altrui.

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