Holly Golightly è la musicista più produttiva, almeno in questo momento. E' appena uscito il suo disco nuovo, che già ci propone un album in coabitazione con Dan Melchior. In tiratura limitata.
Performance storica per la band di Captain Beefheart, ma senza il suo condottiero. 18 canzoni, con buona parte dei brani più noti ed il classico suono sghembo, grazie alla partecipazione di veterani della scena musicale alternativa.
Taylor Hollingsworth e Kate Taylor si esibiscono assieme in questa nuova band che è stata costruita attorno alle loro voci. Hollingsworth era nella band di Conor Oberst, ma ha fatto anche delle cose da solo, o in altre band ( Snake Hill e Air Mattress ) mentre Kate l'abbiamo sentita armonizzare con la voce nella band di Maria Taylor. Classiche pop ballads sullo stile dei Beatles o di Traveling Wilburys con duetti vocali che rammentano John Prine ed Iris DeMent.
CD / 2 DVD. Live 2011.
Erano anni che attendevamo il nuovo disco di Bob Seger. E Bob non delude. Rock maschio, chitarre potenti, train di batteria poderoso. La voce è la solita e le canzoni belle non mancano, dal singolo apripista, Detroit Made (di John Hiatt), alle cover di Steve Earle (The Devil's Right Hand, un classico), Woody Guthrie/Wilco (Californian Stars) e Kasey Chambers (Adam & Eve). Alle sue canzoni che contengono il classico cocktail di blues, country, heartland soul mischiato con il vibrante rock and roll targato Motor City. Love it or leave it: Seger non è cambiato. Sempre grande, grandissimo rock and roll. Edizione De Luxe, con tre canzoni in più rispetto a quella normale: Listen, The Fireman's Talkin', Let The Rivers Run. Copia non sigillata.
Gruppo storico, il cui primo album risale al 1970, i Matthews Southern Comfort sono stati degli antesignani nel proporre il suono Americana. Pur essendo inglesi, i MSC erano soliti mischiare il country rock di matrice yankee con le melodie folk rock, tipiche della musica anglosassone. The New Mine presenta la nuova formazione dei MSC, sempre sotto la guida di Iain Matthews, dove il british folk rock di matrice tradizionale si mischia con il suono americana. Il disco si apre con una bella versione di Ethiopia, brano di Joni Mitchell, e contiene poi piccoli classici come The Hands of Time, C'mon Amigo, In My Next Life, The Hands of Time, A Secret is Gone.
Joe Jackson rimane unmusicista creativo, malgrado ultimamemtne sia stato poco attivo e, quando vuole, geniale, e questa volta ha davvero deciso di stupire. In pratica Joe sostiene di aver ritrovato degli spartiti di canzoni risalenti
all’inizio del secolo scorso, opera di tale Max Champion, misterioso artista di music hall. (La music hall era un genere di moda in Inghilterra agli inizi del novecento, che fondeva musica e comicità e che, iniziato come forma di intrattenimento per le classi lavoratrici, a poco a poco cominciò ad interessare anche i ceti più abbienti grazie alla sua miscela dissacrante di musica serissima e di testi talvolta al limite dell’osceno, almeno per quei tempi. Un po’ come il vaudeville in America). Ovviamente questo è il classico segreto di Pulcinella, in quanto è chiaro che Max Champion (per il quale Jackson ha reso nota anche una sorta di biografia) non è mai esistito ma in realtà è un vero e
proprio alter ego dello stesso Joe, tuttalpiù ispirato alla figura di Harry Champion, lui sì famoso artista di music hall. Jackson si è così divertito (mai parola fu più azzeccata) a scrivere undici canzoni nuove di zecca facendole passare per un tesoro ritrovato, e con l’aiuto di un’orchestra di dodici elementi ha registrato questo What A Racket!, un disco in cui il nostro ha ricreato le sonorità tipiche dell’era post-vittoriana giocando sull’equilibrio tra canzoni e cabaret,
consegnandoci un album godibile e divertentissimo che è senza dubbio la cosa migliore da lui
pubblicata da molti anni a questa parte. Ed è bello constatare che, mentre in parecchi cercano
suoni nuovi e tecnologia all’avanguardia, Jackson abbia deciso di proporre una musica che più
vintage non si può, eseguita ovviamente con grande professionalità e aderenza allo stile originale.
Secondo album per la cantautrice inglese. Con la produzione di Michael Stodart, la White ci regala un disco di classic rock che richiama i momenti migliori dei Fleetwood Mac anni settanta.