questa solida sintesi della grande guerra e` frutto del lavoro di due storici diversi ma affini: l`uno, rochat, esperto della dimensione prettamente militare; l`altro, isnenghi, versato nella storia della cultura. il volume intreccia cosi` felicemente due filoni di studio per ripercorrere vicende politiche e culturali ma anche operazioni militari; ideologie e sogni ma anche cifre e fatti. il racconto stringente di come la guerra fu voluta e non voluta, condotta e contestata, maledetta e ricordata, di quale ruolo vi giocarono le forze politiche e gli intellettuali, di quale fu l`agire e il pensare di generali, soldati e societa` civile, donne, prigionieri.
questo libro nasce dalla necessita` di avvicinare il lettore a un paese che da un lato e` sempre piu` in prima linea nello sviluppo industriale e tecnologico globale, dall`altro e` ancora vittima instabile dei perversi giochi politici che portarono alla sua divisione alla fine degli anni quaranta del xx secolo. partendo dalle stesse mitiche origini della nazione coreana, dal territorio e dalla lingua fino alla difficile situazione geopolitica attuale, l`autore dipinge la grande avventura di un popolo di antica civilta` che, occupando da sempre un posto fondamentale nello scacchiere geopolitico dell`estremo oriente, ha contribuito considerevolmente a formare quella cultura giapponese oggi nel mondo ben piu` conosciuta e apprezzata. per secoli vaso di coccio fra vasi di ferro, la corea sta ancora pagando per un`intrinseca debolezza e soprattutto per la protervia altrui, che proprio nel xx secolo l`ha portata prima a perdere un`indipendenza fino ad allora sempre difesa con successo e poi all`incommensurabile tragedia della divisione e della guerra fratricida. questa nuova edizione aggiornata del volume esamina con passione e competenza il complicato percorso storico del paese del calmo mattino, riuscendo a dare conto non solo dei suoi malesseri e delle sue contraddizioni, ma anche delle ragioni per cui oggi e` piu` che mai al centro dell`interesse e delle tensioni politiche internazionali.
i giganti - morgante e gargantua, fracasso e pantagruel - fanno la loro comparsa nella letteratura europea tra la fine del quattrocento e la meta` del cinquecento. ma la dismisura del loro corpo va di pari passo a un`altra e non meno imponente licenza: quella della loro lingua. l`idioma di pantagruel e` immenso quanto il suo corpo e altrettanto esorbitante e` la lingua maccheronica del poema di folengo. se la furia neologistica di rabelais non sembra aver freno (una delle parole che escogita consta di cinquantasette lettere) e stravolge da cima a fondo il lessico francese, folengo fa molto di piu`: inventa non delle parole, ma una lingua, il maccheronico (cosi` detto da ), che trasgredisce senza riserve la ferma distinzione dantesca fra il volgare e il latino, latinizzando il volgare e volgarizzando il latino. per entrambi la lingua non e` piu`, secondo una dottrina stantia anche se tuttora dominante, il segno di un concetto della mente: e` prima di tutto un corpo, che si vede, si sente, si tocca, un corpo come quello dei giganti, con una sua sconcia fisiologia e un`ancora piu` sguaiata anatomia: un corpo in fuga non si sa verso dove, ma certo fuori da ogni identita` grammaticale e da ogni lessico definito.