"leggete le mie semplici fiabe del 1903 e rendetevi conto voi stessi di dove ho fatto il mio apprendistato." cosi`, in un articolo del 1905, strindberg ricorda la prima edizione della sua raccolta di fiabe, sagor, in occasione del centenario della nascita di h.c. andersen. questa raccolta, scritta nel 1903 e presentata qui per la prima volta al pubblico italiano, appartiene alla piena maturita` artistica di strindberg e rappresenta l`unica incursione dell`autore in questo genere. "strindberg riprende il suo gioco segreto di scrittore confessato nel romanzo," come scrive alda castagnoli manghi nella sua introduzione, "e lo fa con tutta la liberta` della fiaba, ma anche con sovrana indipendenza nei riguardi del genere. non dissimula la realta` sotto il velo della fiaba, ma scompone, ricompone, separa e accosta ricordi, sensazioni, sogni e presentimenti `come pezzi di una scatola di costruzioni`. queste fiabe, a distanza di un secolo, conservano in ogni modo la loro efficacia di stile, colpiscono ancora l`immaginazione per la loro ricchezza inventiva e, soprattutto, restano a lungo nella memoria per la suggestione delle immagini visive."
il carmide e` uno dei dialoghi giovanili di platone piu` ricchi e piu` interessanti, con pagine di straordinaria profondita` e attualita`. vengono qui messi in luce i limiti dell`antica tesi della medicina greca secondo cui non si puo` curare una "parte" del corpo senza curare "tutto" il corpo, e si dimostra che il corpo umano stesso e` solo una "parte", in quanto l`intero dell`uomo e` insieme corpo e anima. il messaggio centrale del dialogo resta particolarmente valido anche per l`uomo d`oggi: per liberarsi dai mali, bisogna innanzitutto curare la propria anima in modo che domini il corpo, ossia occorre raggiungere un adeguato autodominio, la temperanza, perche` solo cosi` si puo` acquistare la vera salute.
e giustizia per tutti e` il quarto numero di cose spiegate bene, la rivista di carta del post realizzata in collaborazione con iperborea. avvocati, magistrati, indagini, tribunali, giurie, carceri. sentenze di primo grado, separazione di carriere, carcerazioni preventive. presunzione di innocenza, prove del dna, prescrizione. nelle vite di tutti si affacciano per i motivi piu` diversi le pratiche e le parole di quella che chiamiamo , che poi e` solo un affannoso tentativo delle nostre istituzioni di rincorrere un`idea della giustizia stessa. puo` capitare che siamo costretti ad averci a che fare, capita piu` spesso ancora che le storie, le conversazioni, il dibattito che ci circondano facciano riferimento a tutte queste cose, senza che vengano mai ben spiegate. sono parte della vita delle nostre comunita`, del nostro stato, e delle vite delle persone, e sono pero` raccontate con linguaggi oscuri e gergali, dando per scontate questioni delicate e complesse. e intanto noi discutiamo al bar e sui social network se qualcuno debba essere giudicato colpevole o innocente, spesso senza neanche conoscere i fondamentali: questa e` una guida ai fondamentali. con testi di marianna aprile, carlo blengino, carlo lucarelli, lisa noja. a cura di arianna cavallo e luca sofri, con la consulenza di carlo blengino. illustrazioni di giacomo nanni.
nel 1964, un anno dopo la pubblicazione della "cognizione del dolore", ecco apparire "i luigi di francia", in cui gadda sembra distrarsi in un beato cammino all`indietro, lungo le pagine dei memorialisti, fino ai secoli fausti della monarchia francese. con modernissima ironia demoniaca e con il suo implacabile colpo d`occhio, lo scrittore segue e giudica le regolarita` e le irregolarita` delle passioni di re e popolani, borghesi e marchesi. spensieratezza? no. bastano poche righe ed ecco, tra un brivido e una risata, il gadda di sempre che, con amore ma senza riguardi, si aggira tra le figure di una storia libresca, immobile, facendo talora il verso agli antichi cronisti, talora aggiungendo - ma quasi distrattamente - quella parola, quell`osservazione che subito rigettano nel caos della storia, nel suo straziante enigma, nella sua grottesca vanita`.
"vite minuscole" esce in francia nel 1984. e il primo libro di uno scrittore ignoto al milieu letterario, ma e` subito chiaro che si tratta di un esordio folgorante. e audace: recuperando una tradizione che risale a plutarco, a svetonio, all`agiografia, michon ci racconta le vite di dieci personaggi non gia` illustri o esemplari, ma, appunto, minuscoli: e dunque votati all`oblio se non intervenisse a riscattarli una lingua sontuosa, di inusitata e abbagliante bellezza, capace di "trasformare la carne morta in testo e la sconfitta in oro". vite come quella dell`antenato alain dufourneau, l`orfano che vuole "fare il salto nel colore e nella violenza", in africa, convinto che solo laggiu` un contadino diventa un bianco e, fosse anche "l`ultimo dei figli malnati, deformi e ripudiati della lingua madre", puo` sentirsi piu` vicino alla sua sottana di un nero; o come quella, lacerante, di euge`ne e clara, i nonni paterni, inchiodati nel ruolo di "tramite di un dio assentato" - il padre, il "comandante guercio", che ha preso il largo e da allora scandisce la vita del figlio come la stampella di long john silver, nell`isola del tesoro, "percorre il ponte di una goletta piena di sotterfugi" o come quella dei fratelli roland e re`mi bakroot, i compagni di collegio, torvamente sprofondati nel passato remoto dei libri il primo, nell`invincibile presente il secondo, e uniti da una rabbia ostinata non meno che da un folle amore.