"sette per sette" e` la storia del viaggio, magnetico e irresistibile, di un uomo "comune", piombato per strana sorte in un mondo parallelo, alieno per apparenza, suo per diritto. sullo sfondo di una vita politically correct, party e discrete ambizioni che punteggiano la sua esistenza come fermate della metropolitana, il protagonista incontrera` la possibilita` di aprire un nuovo scenario dove giocare se stesso e la sua vita. sette giorni il tempo che gli verra` concesso, per vivere o per morire.
hofmannsthal e` il cardine di questa magistrale opera al tempo stesso critica e narrativa, dove broch ci conduce lungo traiettorie concentriche nello spazio e nel tempo. ne risulta il ritratto di un`epoca in cui si sviluppo` tumultuosamente , e che sembro` culminare nella vienna dei primi due decenni del novecento - epoca di immensa ricchezza e al tempo stesso minacciata da un irreprimibile vuoto e dalla corrosione di ogni valore. broch la ritrae in ogni sua sfaccettatura in inghilterra, francia e germania, prima di concentrare il suo sguardo sull`austria asburgica, "il paese felice senza speranza", il luogo dove la crisi ha toccato l`acme e l`orpello abbellisce qualcosa di sempre piu` inconsistente. soffermandosi su hofmannsthal, nel cuore del libro, broch ne ricostruisce la storia familiare, per poi raccontarne l`infanzia e l`adolescenza di ragazzo prodigio, l`isolamento fra i letterati viennesi, la disperazione di fronte alla crisi del linguaggio e la ricerca di nuove vie la` dove "la parola non sa piu` dire la cosa". una dialettica fra negazione del ruolo di scrittore e urgenza espressiva che appartiene allo stesso broch, il quale, rispecchiandosi nell`ansia etica di hofmannsthal, e narrandoci con tanta partecipe sapienza il suo tempo, ci regala anche una profonda e rivelatrice autoanalisi.
"all`interno del collegio non avevo potuto constatare alcun mutamento di rilievo, se non il fatto che la stanza cosiddetta di soggiorno nella quale eravamo stati educati al nazionalsocialismo era adesso diventata una cappella, e al posto del podio su cui prima della fine della guerra era salito grunkranz per insegnarci la dottrina della grande germania c`era adesso un altare, e alla parete dove prima c`era il ritratto di hitler pendeva adesso una grande croce, e al posto del pianoforte che, suonato da grunkranz, aveva accompagnato i nostri inni nazionalsocialisti come die fahne hoch! oppure es zittern die morschen knochen c`era adesso un harmonium. l`intero ambiente non era stato nemmeno ritinteggiato, evidentemente mancavano i soldi, sicche` nel punto dove adesso era appesa la croce si poteva ancora scorgere la macchia, bianchissima e vistosa sulla superficie grigia della parete, dove per anni era stato appeso il ritratto di hitler". in questo primo volume della sua autobiografia, bernhard ha voluto subito raccontare un periodo della sua vita a cui risale il manifestarsi di una lesione insanabile in lui: i mesi passati durante la guerra nel convitto nazionalsocialista di salisburgo, fra macerie e angherie, e i mesi passati nello stesso collegio, ora chiamato johanneum, e retto da sacerdoti cattolici, sempre fra angherie, all`inizio di una ottusa pace. nell`intima compenetrazione salisburghese fra nazismo e cattolicita`, nella vocazione della citta` al suicidio (una delle piu` alte percentuali europee) e all`arte universale, nella scuola come offesa permanente, nella capacita` locale di cancellare la memoria e sovrapporre una nobile decorazione a un fondo putrido, bernhard riconosce una costellazione atroce e beffarda alla quale da sempre ha tentato di sottrarsi: e qui la presenta e la ripercorre in pagine ossessive, implacate. il piccolo thomas bernhard, al convitto nazionalsocialista, suonava il violino nella "stanza delle scarpe", "piena zeppa di centinaia di sca
attraverso i saggi di dante isella, carlo porta diventa il punto piu` alto (insieme al suo amico manzoni) della parabola del realismo etico che, dal maggi fino al tessa, ha caratterizzato per secoli la cultura lombarda. il volume raccoglie i piu` importanti scritti che isella ha dedicato al porta in cinquant`anni di , affrontando argomenti biografici, filologici, storico-letterari, esegetici.
in questo libro ci sono le montagne e la storia della loro conquista da parte di esploratori e alpinisti che, nel corso degli anni, le hanno sfidate e vinte grazie a professionalita`, affiatamento e amicizia. tra i protagonisti il duca degli abruzzi occupa un posto importante nella storia dell`alpinismo; le sue leggendarie imprese in alaska, al polo nord, in africa e in asia hanno sempre suscitato emozione nel pubblico di tutto il mondo ed evocano ancora oggi immagini suggestive. un capitolo poi e` dedicato a sir edmund hillary, il conquistatore dell`everest che, a distanza di oltre 40 anni dalle ascensioni del duca, e` visto come il continuatore di quell`alpinismo solidale e di amicizia. un volume da leggere e sfogliare anche per il piacere delle tante fotografie contemporanee, d`epoca e delle mappe delle spedizioni.
una nuova luminosa edizione per uno dei testi classici del novecento che hanno rivoluzionato il modo di concepire l`arte e il campo piu` esteso e vivo dell`estetica quotidiana. quando nel 1968 gillo dorfles pubblica un volume dedicato al fenomeno del kitsch, la parola stessa, attinta dalla lingua tedesca, era ignota fuori dell`area germanofona. ma se la parola era poco diffusa, i prodotti e i comportamenti che si caratterizzavano per il loro (piu` o meno deliberato) cattivo gusto sciamavano dappertutto, sconfinando l`ambito artistico per insinuarsi in ogni aspetto della vita contemporanea, dal design alla comunicazione, dalla moda all`arredamento, dallo sport allo spettacolo. secondo dorfles il kitsch non e` pero` un concetto atemporale, legato com`e` all`idea di riproducibilita` tecnica che si e` venuta affermando con la seconda rivoluzione industriale. prima non sono mancate situazioni in cui il processo di creazione artigianale raggiungeva un certo grado di serialita`, ma senza dubbio la moltiplicazione e la diffusione tipiche delle tecnologie moderne hanno impresso al fenomeno una vitalita` inarrestabile, e subdolamente maliziosa. e questa infatti l`essenza del kitsch, esclusi certi suoi usi in chiave umoristica: gratificare l`utente con un senso di artisticita` facile, superficiale, e in definitiva artefatta, per manipolare la sua coscienza a uso delle varie propagande (politica, religiosa, consumistica). pur acutamente critica, l`analisi di dorfles resta sempre curiosa, eclettica e rispettosa degli altri, attenta a non inciampare nel moralismo e nel distinguere, all`interno di un fenomeno cosi` vasto e ormai "naturale", le sue varie sfumature e componenti. il kitsch. antologia del cattivo gusto rappresenta percio` una pietra miliare della riflessione estetica contemporanea, proprio perche` oggi dominata dal suo apparente contrario, il buon gusto imposto dal postmoderno che fa della contraffazione stessa un`arte.