quando i mercati monetari e finanziari del mondo sono in tempesta, gli addetti ai lavori generalmente invocano "una nuova bretton woods", per prevenire il disordine economico ed evitare conflitti politici. nella remota cittadina del new hampshire si riunirono nel luglio del 1944, ben prima della fine della seconda guerra mondiale, i rappresentanti di 44 paesi. gli accordi che furono raggiunti in quella storica conferenza hanno fatto si` che il suo nome evochi gli anni di stabilita` e progresso seguiti alla guerra. accantonata l`immagine convenzionale secondo cui bretton woods fu il risultato di un`amabile collaborazione tra inglesi e americani, steil mostra invece come la conferenza sia stata l`anello decisivo di un ben piu` ambizioso progetto geopolitico, messo a punto dal ministero del tesoro degli stati uniti e teso a ridimensionare drasticamente il regno unito, considerato come un rivale economico e politico. al centro della vicenda si situano le due figure antitetiche di john maynard keynes, il grande economista inglese, e di harry dexter white, il tenace tecnocrate americano, ispirato al modello del self-made man. utilizzando una massa impressionante di documenti d`archivio, steil offre un appassionante ritratto della controversa figura di white, vero artefice della centralita` del dollaro nel sistema monetario mondiale, che venne appunto sancita dagli accordi di bretton woods. prefazione di pierluigi ciocca.
Nuovo tributo ai Rolling Stones, ma primo omaggio fatto alle pietre rotolanti da una serie di musicisti country & americana. Ed il risultato è intrigante, con alcune versioni veramente belle e solo una sotto la media. Sentire i brani di Jagger e Richards venati di country fa piacere, quando le versioni sono all’altezza della fama delle canzoni. Questo vale per Satisfaction (Ashley McBryde), You Can’t Always Get What You Want ( Lainey Wilson ), Angie ( Steve Earle), Dead Flowers ( Maren Morris ), Wild Horses ( Little Big Town ), Honky Tonk Women ( Brooks & Dunn ). Riletture elettriche con chitarre, ma anche steel guitar e piano in grande spolvero. Ed alcune, ci ripetiamo, sono veramente belle. La meno riuscita è quella di Eric Chuch ( Gimme Shelter)