Logan Ledger è un esordiente, ma il suo disco era abbastanza atteso. Prima di tutto perchè il musicista è stato scoperto e di conseguenza prodotto dal grande T-Bone Burnett. Ledger è un cantautore, di genere roots Americana, dal suono personale e dotato di una voce interessante. E poi la produzione di Burnett ha dato al disco un suono particolare che lo classifica subito tra le cose più interessanti del momento, anche per il suo suono maturo e molto professionale. Ledger è accompagnato da Russ Pahl, chitarra e pedal steel, Marc Ribot,chitarrista supremo, dal batterista Jay Bellerose e dal bassista Dennis Crouch. Il suono non è Americana nel classico senso del termine, ma contiene elementi diversificanti, che danno maggiore fascino al tutto, come un tocco di acid rock e surf music ed anche di baroque '60s pop. Un sapore tutto partuicolare per un disco decisamente bello.
Vincitore di due Grammys e membro della Tedeschi Trucks Band, Mike Mattison è di nuovo in scena, con il suo secondo album come solista. Afterglow presenta un suono blues rock molto ben costruito, con liriche molto poetiche che vanno a braccetto con le sonorità nostalgiche del disco. Mattison ha una bella voce, e meriterebbe certamente più spazio in seno alla Tedeschi Trucks Band, basta ascoltare questo disco, dalla ballate gentili alle sonorità più bluesate, per rendersene conto.
Thad Cockrell pubblica il suo disco nuiovo, dopo quasi dieci anni di silenzio. Case You Feel The Same segna il suo debutto per la ATO Records e conferma tutta la sua bravura ed il rispetto che si è conquistato, scrivendo canzoni assieme a Joy Williams, Devon Gilfillian, Joseph and Mathew Caws dei Nada Surf. Il disco è prodotto da Tony Berg (Phoebe Bridgers, the Replacements etc) e contiene collaborazioni con musicisti del calibro di Brittany Howard (Alabama Shakes ), Blake Mills e Shawn Everett. Tra rock, blues e soul, Cockrell si conferma, sia come autore, che come performer.
2 CD. Greendale, edito nel 2003, è stato un disco di discreto successo, ma che non ha raccolto quello che Neil Young avrebbe preteso.Ma, visto che si tratta di un’opera a cui il canadese teneva parecchio, Young torna di nuovo in campo pubblicando una registrazione dal vivo inedita. Tramite i suoi vastissimi archivi, Young presenta questo album dal vivo che altro non è che la versione Live di Greendale.Un concerto, registrato nel 2003, con Young ed i Crazy Horse che riprendono le canzoni del disco, nello stesso ordine.E la performance è superiore a quella del disco in studio. Ha più suono, ci sono alcuni brani lunghi con anche delle improvvisazioni e lo stesso Young è più convinto. E, ad ascolto ultimato, ci si rende conto che Greendale era un disco bello che, all'epoca della sua pubblicazione, non ha ricevuto l'attenzione che si sarebbe meritata. Ecco quindi che un Return to Greendale diventa obbligatorio.