fra il 1923 e il 1929 borges pubblica tre volumi di poesia su cui in seguito interverra` radicalmente, e tre di prosa che saranno ripudiati. tutti gli altri scritti - dispersi per lo piu` in periodici e riviste - cui era affidata l`insolente riflessione di quegli anni verranno dimenticati. e si capisce: ansioso di giustificare una tumultuosa militanza ultraista, ma soprattutto di "disanchilosare l`arte" e di difendere la sua poesia, borges dichiara la supremazia dell`"estetica attiva dei prismi", capace di forgiare una visione personale, sull`"estetica passiva degli specchi", che trasforma l`arte in copia; addita nel ritmo, elemento acustico, e nella metafora, elemento luminoso, gli strumenti imprescindibili di tale rivoluzione; regola impavido i conti con i morti e i loro esercizi di retorica; stigmatizza risolutamente il "nulla immobile" della letteratura coeva, preoccupata solo di cambiare di posto alle "cianfrusaglie ornamentali" che pretendono di discendere da gongora e di "infilzare in quantita` infinite i consunti aggettivi"; celebra una buenos aires che nelle "ore orfane che vivono come spaventate dagli altri e delle quali nessuno si cura" diventa liberta` di poesia, ed esalta l`ultimo tango, "zolletta di zucchero che da sola addolcisce la citta` offuscata e molle". viene qui proposta una scelta dei piu` significativi scritti dispersi del periodo 1919-1929, tratti dal primo volume dei textos recobrados (buenos aires, 1997).
il volume esamina, nelle sue varie dimensioni e nel succedersi delle sue fasi, un secolo di storia della cina, a partire dall`aggressione imperialista attorno alla meta` del secolo scorso fino alla nascita nel 1949 della repubblica popolare. vi prevale l`analisi della situazione sociale, ma insieme non vengono tralasciati la vita culturale, le istituzioni politiche e le vicende diplomatiche. di questo secolo di storia il libro offre una visione d`insieme che coglie il senso dell`evoluzione di quel paese e contribuisce a chiarire i caratteri della rivoluzione cinese e la sua collocazione nel mondo di oggi.
si tratta del catalogo dell`esposizione di ravenna, pinacoteca comunale, loggetta lombardesca, via roma 13 (marzo-giugno 2000).
pubblicata originariamente in tedesco a zurigo nel 1934 dall`esule silone, questa monografia appare ora in italiano in un`edizione critica curata dallo storico mimmo franzinelli, che in un ampio saggio introduttivo ricostruisce genesi e impatto del testo. si tratta di una rivisitazione di importanti capitoli della storia italiana, alla ricerca delle radici del fenomeno fascista, dalla quale emerge un quadro complesso, un groviglio di fattori in cui risulta impossibile individuare un`unica causa determinante.
la vita di gioachino rossini e` piu` avventurosa di quella dei quattro moschettieri messi assieme, e` un romanzo. da ragazzino povero a uomo ricco e infelice, da giovane di "sinistra" a vecchio di destra pero` sempre pronto a sfottere imperatori e impostori. ci sono piu` di mille donne nel catalogo di gioachino, una lista che avrebbe imbarazzato leporello. dopo i primi successi e` talmente popolare che le ragazzine lo rincorrono per la strada tagliandogli pezzi di vestito da dosso, come succedera` con i beatles, e, se possibile, qualche ciocca di capelli. lo scrive lord byron, furibondo che qualcuno fosse diventato ancora piu` famoso di lui. delle opere di rossini tutti conoscono il barbiere di siviglia (del quale quest`anno ricorre il bicentenario, fu composto nel 1815), ma, con la rinnovata percezione del grande compositore, si vanno riscoprendo le opere "serie" e in particolare la sua ultima, il guillaume tell, che spalanca le porte al romanticismo. c`e` totale follia ne l`italiana in algeri, e il turco in italia e` surreale, ante litteram. ma il vero fulcro tematico del libro e` perche` rossini abbia smesso di comporre all`ancora verde eta` di trentasette anni. la risposta che da` gaia servadio si basa sull`analisi critica di un epistolario trovato solo di recente. oltre 250 lettere che esprimono bene lo humour feroce del maestro, le sue passioni nascoste ma anche il male e il bene di vivere. la pazzia e il genio sono fratelli gemelli, non solo in mozart, ma anche in rossini.
in anni di pazienti ricerche presso rigattieri e antiquari, sylvain pons, vecchio musicista prigioniero di una maniacale passione per la buona cucina e le opere d`arte, ha messo insieme una raccolta di oggetti e dipinti di inestimabile valore: un quadro di sebastiano del piombo, raffinati servizi in porcellana di se`vres, preziosi orologi di boulle, il celebre ventaglio dipinto da watteau appartenuto alla pompadour. la sua collezione, che e` la vera protagonista del romanzo pubblicato nel 1848, scatenera` ben presto la rapacita` di parvenus ignoranti, astuti azzeccagarbugli, portinai impiccioni, tutti pronti a sordidi intrighi per entrarne in possesso. eccezionale documento dell`ultimo balzac e della societa` francese alla vigilia della rivoluzione del 1848, dove non c`e` posto per sentimenti disinteressati come l`amicizia e l`amore per l`arte perche` l`avidita` ha trasformato uomini e cose in merci da vendere e comprare, "il cugino pons" e` come scrive l`autore in una lettera a madame hanska: un tributo alla bellezza come valore assoluto contro l`idolatria del denaro che il grande scrittore francese ha raccontato in tante indimenticabili pagine della come`die humaine.
e` la storia di baba e caithleen, due quattordicenni nate e vissute in un paesino dell`irlanda occidentale. figlia di un possidente manesco e ubriacone, rovinato dalla passione per i cavalli, caithleen viene mandata, insieme a baba, in un tetro collegio di suore. di la` le due ragazze riusciranno a farsi espellere dopo tre anni, per andare a dublino dove caithleen incontrera`, nei panni dell`anziano signore gentleman, il primo vero amore della sua vita.
il casolare del mas clavell si nasconde tra le montagne dei pirenei: e` una fattoria frequentata da cacciatori di lupi, banditi, fantasmi, bestie e demoni, radicata nel terreno come una zecca. un luogo abitato da donne, dove un solo giorno racchiude secoli di ricordi: quelli di joana, che per trovare marito ha fatto un patto con il diavolo dando vita a una discendenza apparentemente maledetta; quelli di bernadeta, a cui mancano le ciglia e che, a causa dell`acqua di timo che le hanno versato negli occhi da bambina, ha finito per vedere le cose sbagliate; quelli di margarida, che invece di avere un cuore intero ne ha uno a tre quarti, senza un pezzo; e quelli di blanca, che e` nata senza lingua, con una bocca vuota come un nido, e non parla, ascolta soltanto. queste donne, e altre ancora, oggi stanno preparando una festa: il commiato dall`anziana bernadeta, che giace a letto ormai in punto di morte. l`attesissimo romanzo di irene sola` - autrice catalana che grazie alla sua scrittura densa e originale ha saputo imporsi in breve tempo come una delle voci piu` forti e importanti del panorama letterario europeo - e` un`opera magnetica, materica: un flusso inarrestabile di parole che, con senso del ritmo, umorismo e audacia formale, plasma un mondo magico, fatto di storia, tradizione e folklore. uno straordinario intreccio di vite e racconti, che esplorano la dualita` e il legame intrinseco tra luce e oscurita`, vita e morte, oblio e memoria, realta` e immaginazione.