pur attratto dalle "corti del mondo", l`aretino in tutte le sue opere non tralascia mai la satira, l`invettiva piu` rovente contro la stessa vita di corte, rivelandone gli inganni, la servitu`, le miserie, le umiliazioni, le delusioni. in questo ragionamento sono introdotti come interlocutori pietro piccardo e giovanni giustiniano. pietro piccardo e` un vecchio prelato, conoscitore della corte romana, giustiniano un valente cultore di studi umanistici. essi si propongono di distogliere un giovane, francesco coccio, noto per le sue traduzioni dal greco e come poeta lirico, dalla risoluzione di abbandonare gli studi e andare a fare il cortigiano (e ci riescono).
guicciardini deve aver messo a punto i suoi ricordi nell`arco di 18 anni (1512-1530), attraverso una laboriosa redazione fatta di ben quattro stesure. gli scritti, destinati al solo uso interno di famiglia, erano indirizzati in specie ai nipoti, in quanto sarebbero serviti ad acquisire norme di comportamento per ottenere successo nella vita politica, dando cosi` indicazioni di condotta politica e morale.