e` un libro che mostra tutto lo spessore della vena poetica e tutta la maestria della tecnica del suo autore. la poesia di mario baudino e` insieme discorsiva e lirica, appassionata e ironica, luminosa ma attenta a cogliere le zone d`ombra. ne risulta un libro godibile, con delle ballate romantiche tratte dalla vita e dalla malavita quotidiana.
oscuro eppure festante, dominato da un giocoso concetto della morte e da una beffarda visione dei riti mondani, "l`originale di laura" ruota intorno a un romanzo nel romanzo, ovvero laura, di cui e` ispiratrice la ventiquattrenne flora, capriccioso e sensuale alter ego di lolita. accanto a lei, fra i molti personaggi delineati con rapidi tratti folgoranti, spicca il marito philip wild, neurologo e docente di fama sedotto da nuovi esperimenti sulle cellule nervose capaci di indurre una graduale ancorche` reversibile estinzione del corpo. nabokov gioca qui, per l`ultima volta, ad affacciarsi sull`abisso dell`ineluttabile fine, ma come sempre trasforma la morte in un atto revocabile che, giunto l`istante fatale, evapora nelle magie dell`illusionismo. gioca con la strenua aspirazione a dominare la vita e l`immortalita` per poi rivelarci che "morire e` divertente". gioca con un labirinto di specchi dove i confini tra realta` e finzione sono aboliti e ciascuno si ritrova a vagare da solo.
anni cinquanta, hollywood e los angeles, due mondi opposti che convivono uno accanto all`altro. il cronista della rivista scandalistica hush hush indaga su un omicidio in cui e` coinvolto frank sinatra. e` lui il colpevole? e se non lo e`, quanto conosce della verita`? un racconto bollente, con atmosfere cupe, scandali taciuti, droghe e perdizione.
"se la poesia ti trasporta in cielo, il romanzo poliziesco ti mostra la vita esattamente per quello che e`." e un pablo neruda anziano e malato a pronunciare queste parole di fronte a un cayetano brule` ancora inesperto e ingenuo. siamo nel freddo agosto cileno, pochi giorni prima del golpe del 1973 e brule` e` stato invitato a una festa della buona societa` di santiago del cile. ma le conversazioni colte, le luci scintillanti e le danze non fanno per lui. cayetano si rifugia in biblioteca, ed e` proprio fra gli antichi volumi e le tende damascate che conosce il poeta. il giovane cubano e` intimidito, non osa quasi alzare gli occhi. l`intento di neruda e` di iniziarlo alla carriera investigativa, affidandogli il primo incarico della sua vita. un`indagine del tutto confidenziale: ritrovare un medico messicano che si dice abbia scoperto una cura per il cancro utilizzando piante millenarie. un uomo di cui il poeta ignora tutto, tranne il nome: angel bracamonte. brule` crede che neruda nutra la speranza di guarire dal suo male. ma il caso nasconde un mistero molto piu` grande, che riguarda beatriz, la moglie di bracamonte. tanto affascinante quanto sfuggente, la donna ha cambiato nome e identita` diventando attrice, moglie di un colonnello, guerrigliera... cosa la lega a neruda? e perche` il poeta la sta cercando? per inseguirla, brule` si imbarca in un viaggio che lo portera` fino in bolivia, cuba, messico in una lotta contro il tempo, perche` intanto pablo neruda giace sul letto di morte, in attesa di una risposta.
il romanzo e` cosi` straordinariamente intessuto di riflessione politica, ideologica e psico-sociologica che non si lascia afferrare pienamente nella sua complessita` a una prima lettura. ne occorrono molte. ma fin dall`inizio, anche al lettore meno avvertito, s`imprime con stupefacente verita` umana il dramma dell`unico vero protagonista: nicolai stavroghin. un enorme concentrato di energia fisica e intellettuale senza direzione, di potenzialita` immensa destinata, priva com`e` di ogni autentico fine, alla corruzione e alla dannazione di tutto cio` che con essa viene a contatto. destinata, infine, all`autodistruzione nel piu` assoluto vuoto di senso. il vero demone del romanzo non e` lo spietato e cinico terrorista nichilista, ma la "pazzia morale" del protagonista, che fomenta tutto il male possibile per una sorta di celia accidiosa, senza godimento, senza partecipazione, senza rimorso, senza nostalgia del bene irrimediabilmente distrutto.
la vita di galeazzo ciano fu al centro dei piu` drammatici avvenimenti italiani del novecento. figlio di un eroe nazionale e sposo di edda, la figlia prediletta di mussolini, diventa a 33 anni ministro degli esteri dell`italia fascista. come delfino del duce accresce enormemente il suo potere, gestendolo con disinvoltura tra parate, facili amori, ricchezze. all`estero il suo nome si lega all`ingresso dell`italia nella guerra di spagna, all`annessione dell`albania, al patto d`acciaio, alla non belligeranza, alla guerra contro la grecia. defenestrato per i suoi tentativi di sganciarsi dall`asse, si schiera contro il duce il 25 luglio 1943. poi la tragedia: la fuga fra le braccia dei tedeschi e l`uccisione per mano degli amici di ieri.
primo romanzo di gabriel garcia marquez, foglie morte (1955) contiene gia` in sintesi gli elementi storici e mitici, oltre ai personaggi emblematici, del microcosmo di macondo. la vicenda principale, la storia di un medico straniero che muore suicida, viene raccontata da tre narratori-testimoni (un ragazzo, sua madre, suo nonno): nonostante l`intrecciarsi delle voci, il romanzo trova una profonda unita` nel senso incombente della fine, nell`alone di mistero e di sospensione che sara` una costante dell`opera narrativa del grande gabo.
il "de architectura" si presenta come un trattato eclettico - un tentativo di costituire una sintesi organica delle acquisizioni teoriche greco-ellenistiche e dei dati desunti dalla pratica dell`ars aedificatoria - e nello stesso tempo come un testo canonico, summa articolata e composita, ricca di innumerevoli implicazioni e suggestioni, comunque unica testimonianza dell`elaborazione di teorie architettoniche dell`antichita` classica. l`opera di vitruvio anticipa in senso umanistico la centralita` della figura dell`architetto e della sua arte, ed esprime come presupposto irrinunciabile l`esigenza di un`armonica sintesi del sapere e della conoscenza che lo renderanno non un semplice organizzatore e codificatore di uno spazio, ma il suo interprete ed ermeneuta. a partire dal quattrocento in avanti il trattato diverra` la fonte interpretativa, il modello interlocutorio e il presupposto ispiratore dei fondamenti teorici dell`arte architettonica, tanto che vincenzo scamozzi, architetto e trattatista veneto del cinquecento, dopo una lettura attenta ed assidua dell`opera afferma che vitruvio "ha ragionato di tutte, o almeno le piu` difficili e bisognevoli parti dell`architettura e bisogni dell`architetto, il che se molti conoscessero, non cosi` facilmente si vanterebbero di essere architetti, che appena sanno quello che gli appartiene".