come mai paolo ciulla, pittore ricco di talento, giramondo curioso di nuove esperienze artistiche e esistenziali, fini falsificatore internazionale di banconote? la risposta va cercata in questo libro che cerca di strappare dall`oblio un eroe inattuale, a meta` tra un personaggio di vitaliano brancati e un avventuriero settecentesco incalzato dalla malinconiain tutte le tappe della sua corsa terrena.
richard strauss ha osservato che dirigendo il primo tempo della terza di mahler finiva con l`immaginare "interminabili schiere di lavoratori in marcia verso il prater per celebrarvi il primo maggio". e un`idea largamente condivisa che la grande vienna sia stata uno dei cruciali laboratori del novecento. questo studio, che mette assieme la storia, la storia della musica e la musicologia, la storia della cultura e quella sociale, lo riafferma. ma lo riconsidera, guardandolo dalla prospettiva del tentativo da parte della socialdemocrazia e dei teorici dell`austro-marxismo di fare del proletariato l`erede della tradizione musicale viennese e, attraverso questo, erede della cultura classica tedesca. un`utopia intellettuale germinante intorno all`organizzazione dei cosiddetti "concerti sinfonici dei lavoratori viennesi", voluta da david j. bach - responsabile culturale del partito socialdemocratico, figura ancora poco esplorata della grande vienna - il cui obiettivo era quello "di creare con e per il proletariato una tradizione del moderno che avesse "mahler come perno e webern come suo interprete". secondo piero violante quest`esperimento ha subito una censura e una cesura. la cesura e` consistita nel fatto che la sua violenta interruzione ha creato una frattura nella storia dell`interpretazione e della ricezione del canone musicale a datare dall`avvento dell`austrofascismo. da quel momento i "concerti sinfonici dei lavoratori viennesi" sono stati rimossi.
scalfari legge diderot: il diderot de "il sogno di d`alembert", che rimane uno degli scritti piu` efficaci dell`ideatore dell`encyclope`die. un dialogo serrato tra diderot e d`alembert su cosa sia l`uomo e cosa la natura, un sogno (quello appunto di d`alembert) dove la macchina del cosmo si presenta libera da ogni finalismo religioso e l`intelligenza, capace di indagare e trovare soluzioni; una consonanza puramente umana che deve aver mosso eguale consonanza tra lo scrittore e il suo lettore. cosi` il lettore di classici (nello specifico scalfari) prende l`ardire di immaginare un seguito allo scritto, e stende un dialogo che integra e conclude quello dello scrittore.
il fenomeno del giallo italiano fu dapprima incoraggiato e anzi gonfiato dall`autarchismo fascista, per poi finire soffocato dalle rigide imposizioni del regime. questo non impedi` ad alcuni autori di scrivere eccellenti "crime stories": tra quelli qui antologizzati ricordiamo alessandro varaldo, tito a. spagnol, lo sceneggiatore cinematografico edoardo anton, il futuro leader politico guglielmo giannini e la grande luciania peverelli.
senza mai allontanarsi dal tavolo d`angolo di un caffe`, il "vecchio nell`angolo" risolve uno dopo l`altro i casi che gli vengono sottoposti, basandosi solo su quanto gli viene riferito e sull`uso della logica.
"gli alchimisti" racconta, su una base remotamente autobiografica, della educazione alla vita di una giovane studentessa americana a oxford negli anni sessanta. alchimisti sono tutti gli animali dello zoo umano che la circondano, perche` vogliono trasformare in oro la loro vita attraverso la cultura. e soprattutto abili ed ermetici come alchimisti sono i componenti del terzetto che stanno al centro dell`intreccio e costituiscono la controparte della limpida e ingenua protagonista anne. paul, tony e valeria imbrogliano il mondo intero, un po` per gioco e un poco per mestiere.
un uomo, nella stanza di ospedale dove un male fulmineo lo ha ristretto, ferito ma quasi piu` umiliato dalla scoperta di essere vulnerabile, ricorda il teatrino che e` stato la sua vita. ricorda con la rabbia che l`impotenza da` agli individui abituati ad essere vincenti, agli avidi che non hanno mai riconosciuto ostacoli alla loro sete di vita e di affermazione. perche` nicola, nato povero nell`italia povera, emigrato in germania, e li` arrampicatosi da se` fino al successo e alla ricchezza, invidiato dai colleghi e amato dalle donne, estraneo ai figli, piu` volte sposato, senza amici, e` un arrivista incontentabile vissuto in anni propizi alle sue passioni.
"monarchi e maragia`, principi e milionari, magnati della finanza e dell`industria, diplomatici e uomini politici, tutta la nobilta` dell`universo, tutti i notabili mondiali sono venuti da chez maxim`s a `divertirsi` in una atmosfera di lusso e di ebbrezza, nella societa` delle mondane raffinate, con l`elite delle cortigiane. se anche in quell`ambiente s`insinuavano parassiti di gran classe, spie, avventurieri, la volgarita` pero` non era mai ammessa". con questa filosofia, jose` roman, nelle memorie del 1939 raccontava i primi quattro decenni di esistenza del vero tempio della belle epoque. gli erano corsi davanti, dall`osservatorio privilegiato di fattorino in realta` factotum al servizio dei capricci e delle necessita` di quegli elegantissimi dandy, di quelle provocanti divoratrici di patrimoni. al maxim`s, per obbligo di buon gusto mancando ogni numerazione, non c`era altro modo di accontentare i clienti se non conoscendone perfettamente nomi, compagnie e gusti. un fattorino, ricercato come l`autore di queste indiscrezioni, diventava cosi`, obbligatoriamente, uno scrigno di segreti e un confidente, quando non anche un complice di debosce. e l`ambiente di feydeau che roman racconta, fatto di un`aristocrazia malinconicamente decaduta e un patriziato del denaro famelico, da far credere a una lotta di classe allo champagne. i ricordi del fattorino di maxim`s furono riscritti, solo per la forma, da un giovane raymond queneau.