nato nel 1951 in irlanda del nord, dove inizio` a lavorare come produttore radiofonico e televisivo, trasferitosi dal 1987 negli stati uniti, paul muldoon e` stato definito dal "times literary supplement" come "il piu` significativo poeta di lingua inglese nato dopo la seconda guerra mondiale". che si condivida o meno tale giudizio, resta il fatto che il suo nome si e` prepotentemente imposto all`attenzione della critica. non per niente, dopo trent`anni di attivita` (inaugurata nel 1973 con new weather), la raccolta "sabbia", adesso tradotta in italiano, si e` aggiudicata il premio pulitzer nel 2003. i versi che la compongono ripercorrono temi e modi di tutta la produzione di muldoon. sullo sfondo di quel paesaggio irlandese legato alle sue origini, l`autore evoca le dolcezze della natura e le tragedie della storia, miti celtici e guerra civile, scontri politici e traumi familiari. eppure, in un contesto tanto marcato, non mancano ariose aperture, come gli omaggi tributati a maestri quali vale`ry, orazio e montale. muldoon, e` stato detto, abbraccia una logica onirica vicina a quella di louis macneice, per perseguire una liberta` linguistica sconfinata. come sottolinea giovanni pillonca nell`introduzione al presente volume, questa assoluta imprevedibilita` del discorso poetico, fondata sull`inarrestabile fluire della parola, costituisce un tratto distintivo dell`intera sua opera.
"la vicenda si svolge in un clima soffuso di tenue ironia; e a questo si deve, mi pare, la riuscita del romanzo. tutti sono nervosi, inquieti, infelici, mentre il tocco narrativo di keyserling li accompagna con grande freschezza e ariosita`." (alfredo giuliani)
nella vienna occupata dai nazisti, a sigmund freud e` concesso il privilegio di fuggire all`estero, portando con se` i propri cari. nella lista composta dal fondatore della psicoanalisi entrano la moglie, i figli, la cognata, le due assistenti, il medico personale con la famiglia e perfino il cane, ma non le quattro anziane sorelle, marie, rosa, pauline e adolfine. e la voce di quest`ultima, deportata nel campo di concentramento di terezin, a rievocare con doloroso rimpianto il rapporto privilegiato col fratello, da un`infanzia vissuta in simbiosi, in cui sigmund era il mentore che la guidava alla scoperta del mondo, fino all`inevitabile, ma non per questo meno amaro, allontanamento nell`eta` adulta e all`ombra tragica del distacco finale. ne esce un ritratto inedito della vienna cosmopolita a cavallo tra ottocento e novecento, descritta dal punto di vista di una donna che non avendo marito ne` figli non puo` ambire ad altro ruolo che quello di figlia e sorella. figlia di una madre che non perde occasione di farle sentire tutto il peso della sua inutilita`; sorella di un genio totalmente assorto nella costruzione del proprio mito di nuovo profeta, destinato a liberare l`umanita` dalle false credenze di cui si e` nutrita per secoli. una donna in fuga da una vita gia` scritta e mai pienamente vissuta, tra gelidi rapporti famigliari, un amore tragico e il sogno irrealizzato della maternita`, rassegnata a trovare pace solo nel rassicurante oblio di una follia autoimposta.
La caduta di Robespierre si distacca nettamente dalla coeva drammaturgia inglese, rappresentando un caso unico di teatro politico direttamente connesso con l'attualità più scottante. E se al dramma non si può riconoscere un autentico valore artistico, non si potrà certo negargli un alto merito documentario, tale da non giustificare l'oblio in cui esso è caduto e la scarsa fortuna editoriale di cui ha goduto nella stessa Inghilterra.