"il grande vetro e` una sorta di assunzione, un passaggio dal mondo terreno al cielo delle realta` superiori. ma questa assunzione non ha niente di religioso; e` una speculazione metafisica. e un poema d`amore, una sorta di epopea erotica e cosmica, in cui i grandi sconvolgimenti dell`universo accompagnano le miserie umane. lo e` perche` e` ancora riconducibile al simbolismo della fine del xix secolo, di tutto un clima particolare. e proprio perche` ci troviamo spesso in pieno simbolismo, e`, al limite, indifferente se, incessantemente spinti dal demone dell`analogia, propendiamo per un`esegesi piuttosto che per un`altra."
il "seminario viii" e` uno dei piu` centrali dell`opera lacaniana. freud aveva cominciato a definire il transfert come forma "artificiale" di amore che fungeva nel contempo da supporto all`atto interpretativo e da ostacolo che la cura dovra` appunto consentire di superare. lacan conduce una sottilissima reinterpretazione della prospettiva freudiana, tesa a smarcare il transfert dalla sua natura di artificio usato strategicamente dall`analista, e a identificarlo a tutti gli effetti con una forma di amore autentico, al contrario dell`amore ordinario nutrito di inganno, dato che e` rivolto a un oggetto che ne riflette in realta` un altro: alcibiade, secondo lacan, desidera agatone, nonostante creda di desiderare socrate. il filosofo greco funziona, in un certo senso, come un analista, ovvero come colui che ha il "potere" di rivelare la verita` intorno all`oggetto del desiderio. pero`, a differenza della struttura amorosa in cui l`amato e` l`oggetto che manca, l`analista indica con la sua presenza che cio` che manca e` una mancanza in atto.
tesi di fondo dell`autore e` che gli intellettuali italiani hanno privilegiato la tutela della propria "genialita`" su ogni altro valore compreso quello della propria dignita`. e, indipendentemente dagli orientamenti ideologici, gli intellettuali italiani hanno tutelato il proprio interesse di ceto, in nome di una solidarieta` tra "colti".
nella raccolta il cammino verso un`impossibile consapevolezza pare voler scendere ancora piu` in profondita` e insieme ampliare il proprio orizzonte seguendo diverse linee guida. in primo luogo riducendo l`apparenza ironica a favore di dubbi piu` radicali, per accettare il confronto aperto con la dimensione esistenziale, alla ricerca di un senso che la vita confonde e trascina verso mete non volute. ancora, componendo i versi per scoprire nuove possibilita` formali nella gabbia giocosa dell`acrostico e in composizioni apparentemente "d`occasione". nella poesia di erba puo` esplodere anche una violenza reattiva, condensata a volte fino all`epigramma; ad essa fa da contrappeso un fiducioso abbandono alla natura, sotto il segno della visitazione angelica o del nulla.
"la violenza, la vera violenza, non si puo` fuggire, o almeno non possiamo farlo noi, nati in america latina negli anni cinquanta, noi che avevamo una ventina d`anni quando mori` salvador allende": fin dalla soglia del primo di questi tredici racconti, bola?o mette le carte sul tavolo. in tutti si manifesta infatti una qualche forma di violenza, alla quale nessuno (che sia vittima o carnefice) potra` sottrarsi: ne` il nerboruto giovanotto che paghera` caro l`aver seguito una donna per concupiscenza o vanita`; ne` il fotografo che cerca di salvare due bambini indiani rinchiusi in un bordello per omosessuali; ne` il padre di b. (trasparente controfigura dell`autore) che durante una vacanza ad acapulco si siede a giocare a carte con la gente sbagliata; ne` quel lalo cura (lo ritroveremo in "2666") che da bambino viene portato dalla madre sui set dei film a luci rosse da lei interpretati; ne` il fantasma dell`uomo che assiste alla vendita del proprio cadavere a un necrofilo - ne` il narratore stesso, costretto alla crudele erranza dell`esilio. giocando, come sempre, sui registri piu` vari - dal malinconico al grottesco, dal pornografico al fantastico, dall`ossessivo al comico -, bola?o ci offre qui una sorta di sintesi della sua opera, trasformando ognuno di noi lettori (come ha scritto "the observer") in "un voyeur, avido di vite travagliate e di fantasmi".
i musei sono spesso percepiti come entita` statiche, nascoste nei magazzini o intrappolate all`interno di vetrine chiuse. in realta` generano nel tempo una complessa rete di relazioni e una forte influenza sulla societa` civile. speranza e ricordo sono alla base del concetto stesso di museo. l`interazione fra i visitatori, gli oggetti e le istituzioni che li hanno acquistati, collezionati, studiati ed esibiti ha generato nel tempo una complessa rete di relazioni e una forte influenza sulla societa` civile. la cultura lega quindi l`uomo al suo prossimo creando uno spazio comune di esperienze, di attese e di azioni, ma connette anche il passato al presente, modellando e mantenendo attuali i ricordi fondanti, oltre a includere le immagini e le storie di un altro tempo entro l`orizzonte del presente. si generano cosi` speranza e ricordo: questo aspetto della cultura e` alla base del concetto stesso di museo.
Bulzoni Editore, 1979, IT. Un saggio che affronta il problema dell'educazione sessuale in relazione ai media audiovisivi.
Bulzoni Editore, 1973, IT. Volume della collana di studi cinematografici dell'Istituto dello Spettacolo dell'Università di Urbino dedicato a forme e svolgimento del cinema di Antonioni.

