due testi. una lettera al padre, giuseppe antonio borgese, del 30 agosto 1945 fra le macerie della guerra e della rinascita, e il racconto di un viaggio da ponte in valtellina a roma, nel luglio del 1943, perche` convocato dalla commissione centrale dei danni di guerra per ricevere un rimborso "milionario". come scrive claudio magris nella sua prefazione, "le poche pagine di questo `milione` sono uno straordinario viaggio in italia in uno dei suoi momenti piu` tragici, piu` indecorosi e piu` eroici. borgese attraversa il suo paese con l`occhio critico della moralita` offesa ma anche con l`umanissima bonarieta` di chi sa sorridere della pasticciona commedia della vita". il "pezzo forte" di questo libro e` tuttavia la lettera al padre "... una delle grandi `lettere al padre` del secolo scorso... e toccante, e` commovente - pur nell`asciuttezza del tono - sentire come leonardo abbia bisogno che il padre lontano (meritorio maestro non investito direttamente dalla tragedia, nella sua esistenza in america) conosca quello che egli ha fatto, l`animo con cui egli ha affrontato e superato le difficolta`, la dirittura e il coraggio che lo hanno sorretto, e che hanno sorretto la sua famiglia, in quegli anni cosi` difficili. ha bisogno che il grande padre lo stimi e conosca il dramma della sua esistenza e anche la dignita` di quest`ultima."
"un ventennio. vent`anni del novecento, dalla marcia su roma nell`ottobre 1922 al drammatico epilogo della seconda guerra mondiale nel 1945, che sono stati giudicati dalla storia come il momento piu` triste del secolo che abbiamo alle spalle. gli stessi anni, nell`arte, sono il tempo di `valori plastici`, di `novecento`, del gruppo di artisti che si raccoglie attorno a margherita sarfatti. una tale ricchezza di esperienze, autori, circoli che ha fatto dire a una grande studiosa, elena pontiggia, che `gli anni trenta non sono un decennio, mi fanno pensare a un secolo`." vittorio sgarbi segue il filo dell`arte in una storia che inizia prima del fascismo, che dentro il ventennio cresce, e dopo il fascismo viene spazzata via insieme alla naturale condanna del regime. sgarbi distingue l`espressione artistica dal potere e per questo, a fianco di de chirico, morandi, martini, salva dall`oblio wildt, guidi, la grande stagione dell`architettura e della grafica, ma anche depero, il futurismo e oltre, fino alla rivelazione di due scultori formidabili mai apparsi all`onore della critica, biagio poidimani e domenico ponzi. "un crocevia di dimenticanze e di rimozioni ha reso difficile la ricostruzione dello stato dell`arte durante il fascismo. ci sono voluti decenni, ma alla fine la verita` storica si impone. per capire chi siamo stati, come siamo stati e a quale storia apparteniamo." (dalla prefazione di pierluigi battista)