
"la memoria, rivale in questo dei sogni, per arricchire luoghi che ci sono cari" scrive in questo libro alberto vigevani. non bisogna credere che sia questa una giustificazione per essersi troppo abbandonato alla fantasia o alla visione in questi itinerari sul filo dei ricordi. al contrario la precisione minuziosa e` la cifra di queste rappresentazioni della milano com`era, subito dopo la prima guerra mondiale, sorprendentemente ancora contigua alla grassa campagna padana, tutta estroversa nelle strade in cui si ricama la rete dei rapporti commerciali e umani, brulicante dell`attivismo di piccoli mestieri artigianali, con i cartelloni pubblicitari capaci ancora di suggestionare fantasie infantili, e soprattutto irrorata dalle vene dei navigli non ancora sotterrati su cui ricadono e pescano le vegetazioni dai muri di cinta delle case patrizie. ma c`e` una seconda cifra: e` la poesia del vissuto personale. sono pellegrinaggi di un bambino, tenuto per mano da suo padre, che passa velocemente come scorrendo davanti a una scena teatrale o a un set cinematografico, e scopre le sorprese, le tentazioni, gli incanti della citta`. sui quali il ritratto del padre, splendente rappresentante di una sicura ed elegante borghesia ebraica degli anni venti del novecento, si sovrappone quasi in un fotomontaggio, un volto in trasparenza sulla cartolina della citta`. un racconto che contrappone la capacita` evocativa di persone e situazioni alla fugacita` di momenti di cui "siamo in pochi a serbare il ricordo".

negli anni cruciali del regno delle due sicilie, tra napoli, palermo e amalfi, una storia d`amore, di sostituzioni e di identita`, una giovane donna scomparsa e il suo doppio che ritorna misteriosamente a intrigare amanti e scienziati di malie e di passioni. la nobile fanciulla chiara ama il giovane alessandro, dell`illustre famiglia degli altomare. dopo estati trascorse a intrecciare giochi d`amore i due si sposano, ma chiara presto e` uccisa dal vaiolo. a sconvolgere la rassegnazione di chi la pianse e l`isolamento in cui s`e` chiuso il suo sposo, compare una donna che alcuni riconoscono come chiara. ma chi sia veramente non e` dato sapere. questa incertezza compenetra i destini incrociati e gli interessi contrastanti dei personaggi. la vicenda si snoda su piu` registri: c`e` la testimonianza oggettiva e piana di un narratore. ma accanto a questa, il diario e le lettere tra il giovane altomare e un singolare scienziato francese trasformano uomini, cose e avvenimenti in perturbanti fantasmi della mente. ruggero cappuccio e` scrittore e regista per il teatro e il cinema, e da questo trae una personalissima maniera di immaginare l`intreccio e la sapienza nel far risuonare le sue molte voci come su un vasto palcoscenico.

lidia storoni mazzolani ha il dono di far diventare un problema filologico racconto borgesiano. come borges sa giocare col tempo, stabilire ardue rispondenze, creare sottili rapporti tra il passato e il presente, tra la nostra condizione e quella degli antichi. al rigore dello studio, alla precisa e minuziosa ricostruzione di un testo (e di un`epoca), unisce la qualita` che pochi storici e fiologi possiedono: la qualita` dello scrittore, la capacita` visionaria e fantastica di vivere col personaggio, coi personaggi. e cosi` e` in queste pagine, racconto storico-filologico che nasce da un`epigrafe lungamente studiata e discussa, ma solo ora restituita alla sua umana verita`.



da compagni di viaggio (1870) a l`albero della conoscenza (1900), i racconti pubblicati in questo volume compongono un personalissimo tour italiano. vi si possono ritrovare i luoghi di piu` prevedibile interesse: lo splendore notturno di firenze ne la madonna del futuro, l`incanto della campagna romana in adina, l`atmosfera della roma archeologica ne l`ultimo dei valerii. ma ci sono anche incontri ed entusiasmi meno scontati: i paesaggi alpini di a isella, l`opprimente canicola estiva di compagni di viaggio. conclude il percorso l`albero della conoscenza, che si svolge in inghilterra, ma vive dell`ironica nostalgia di villa carrara, dove l`italia diventa modello di una classicita` remota e stereotipo del pittoresco.

"la mia ambizione e` cercare una soluzione alla tua malinconia e il vero cammino me lo indico` un grande poeta della fredda inghilterra, colui che fece dire a uno dei suoi personaggi, quasi pazzo per eccesso di senno, "dammi un`oncia di muschio, buon farmacista, per profumare la mia immaginazione". io non vorrei essere niente di diverso da questo, un buono speziale, un farmacista, il padrone delle ricette per profumare la tua fantasia". dunque, in questo ricettario, il vero nutrimento, per le signore a dieta di felicita`, saranno le pillole di saggezza che le ricette trasmettono. ciascuna di loro risponde a un`esigenza che non e` della pancia: la prima ricetta e` destinata a quella che dell`amato patisce "il peso invisibile dell`assenza", l`ultima per chi "un giorno sentira`, se non e` ancora arrivata, la tremenda desolazione della convivenza". e (esempio a caso) per l`insonnia e per l`oblio non si offre alcuna ricetta, perche` per dormire e dimenticare i rimedi sono troppo simili alla morte che non ha bisogno di nutrirsi. invece esiste il rimedio per la dama ammalata di parole: "se un giorno ti ammalerai di parole... se avrai la nausea quando senti `orribile` o `fantastico`". l`autore, il colombiano faciolince, avvolge questo libro in un`ironia affettuosa che fa pensare davvero ai boudoir delle signore di una volta. eppure, dalla sua pagina si solleva intensa, facendosi spazio tra la leggerezza e l`ironia, un`intelligenza, e un bisogno di ragionare con chi legge di filosofia.




