"forse il modo migliore per leggere quello che insieme a "il ragazzo morto e le comete", a "il padrone" e a "l`odore del sangue" e` tra i vertici dell`opera di parise, e` fare come se di parise non conoscessimo nulla, e questo libro uscisse per la prima volta oggi. che immagine ci faremmo dell`autore dei "sillabari"? i suoi racconti sembrano prossimi alla mitteleuropa di peter altenberg: nel sentimento che non scade nel sentimentalismo, nell`asciutta creaturalita`, nella musica fintamente trasandata; ma puo` anche essere un seguace del robert walser dei racconti in forma di temi di scuola: meno follemente didascalico, piu` narrativo, piu` "carnale"; o puo` somigliare a uno scrittore americano alla truman capote: per lo sguardo acuto e quasi tattile che cala nel mondo dell`adolescenza, per la capacita` di dare parole ai trasalimenti privi di parole del corpo". (giuseppe montesano)
delle molte leggende alla cui nascita bolano stesso ha contribuito, l`ultima riguarda la forma che "2666" avrebbe dovuto assumere. si dice infatti che l`autore desiderasse vedere i cinque romanzi che lo compongono pubblicati separatamente, e se possibile letti nell`ordine preferito da ciascuno. la disposizione, ammesso che sia autentica, era in realta` un avviso per la navigazione in questo romanzo-mondo, che contiene di tutto: un`idea di letteratura per la quale molti sono disposti a vivere e a morire, l`opera al nero di uno scrittore fantasma che sembra celare il segreto del male, e il male stesso, nell`infinita catena di omicidi che trasforma la terra di nessuno fra gli stati uniti e il messico nell`universo della nostra desolazione. tutte queste schegge, e infinite altre, si possono in effetti raccogliere entrando in "2666" da un ingresso qualsiasi; ma fin dall`inizio il libro era fatto per diventare quello che oggi il lettore italiano ha modo di conoscere: un immenso corpo romanzesco oscuro e abbacinante, da percorrere seguendo una sola, ipnotica illusione - quella di trovare il punto nascosto in cui finiscono, e cominciano, tutte le storie.
dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei carpazi. uno ha passato quei decenni in estremo oriente, l`altro non si e` mosso dalla sua proprieta`. ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. null`altro contava per loro. perche`? perche` condividono un segreto che possiede una forza singolare: "una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso da` calore alla vita e la mantiene in tensione". tutto converge verso un "duello senza spade" ma ben piu` crudele. tra loro, nell`ombra il fantasma di una donna.
"i fatti della vita di meyrink sono meno problematici della sua opera. nacque nel 1868 in una citta` della baviera. sua madre era attrice. (sarebbe troppo facile constatare che la sua opera letteraria e` istrionica). monaco, praga e amburgo si divisero gli anni della sua giovinezza. sappiamo che fu impiegato di banca e che aborri` quel lavoro. sappiamo anche che tento` due rivincite o due forme di evasione: lo studio confuso delle "scienze occulte" e la composizione di scritti satirici". con queste parole, a sei anni dalla morte dello scrittore, borges presentava meyrink ai lettori argentini, mettendone in luce, da grande critico, il principale merito: scrivere narrazioni oniriche che siano anche leggibili.
racconti spesso molto brevi, dedicati a un qualche "caso" della vita quotidiana nella funesta regione dei lager della kolyma: un`occasione di abbruttimento, depravazione, assurdita`, barbarie, abiezione, pieta`, solidarieta`, coraggio, lotta per la sopravvivenza, resa, morte; una qualsiasi delle occasioni che hanno segnato il destino di milioni di esseri umani (decine di milioni: non conosceremo mai il loro numero) nella russia sovietica. nulla riscatta l`orrore di questo macabro mondo, neanche la natura, che con la sua asprezza sembra allearsi con gli aguzzini per facilitarne il compito, una natura maligna che ruba le ultime briciole di umanita`. eppure a quella natura salamov sa dare anima in subitanei, velocissimi squarci visionari, e la cosa crudele che circonda i prigionieri prende vita e testimonia di una lotta tra forze primordiali in cui l`uomo e` soltanto timida comparsa. ognuno, dopo aver letto questo libro, sperimentera` la morbosa ossessione del pane che ispira le cronache dei campi di concentramento. ma si chiedera` anche perplesso da dove, da chi venga a salamov quella tenera ironia che a tratti illumina l`universo torturante che gli diede in sorte la storia. "i racconti della kolyma" apparvero per la prima volta in volume nel 1978 in occidente e nel 1992 in russia.
in una notte di mezza estate si intersecano, come in una fe`erie, due storie di seduzione, separate da piu` di duecento anni e oscillanti vertiginosamente fra l`inebriante e l`esilarante.
stephen dedalus studia, lontano dai genitori, presso i gesuiti. quando, ormai adolescente, passa a un altro collegio, vive le prime esperienze sessuali in un bordello di dublino. ma in un ritiro spirituale decide di indirizzarsi a una nuova spiritualita`. presto pero` si sente insoddisfatto e quando inizia l`universita` avverte nuove esigenze estetiche; capisce cosi` di doversi svincolare dalla famiglia e dalle istituzioni religiose e politiche. stephen dedalus si dispone, novello dedalo, a lasciare l`irlanda, il suo "labirinto".
nel corso dei lunghi soggiorni presso la dimora del nonno, nella contea di sligo dell`irlanda occidentale, il piccolo yeats ascolta le storie misteriose, le ballate e le fiabe legate alle gesta degli abitanti del regno fatato. dall`inesauribile arca di leggende, miti e simboli del folclore celtico, germogliera` poi il denso simbolismo della sua poesia che fornisce una delle sue prove migliori fin da questa giovanile raccolta, apparsa in prima edizione nel 1893. con assoluta levita` yeats tratta la suggestione di cui sono fatti i sogni rendendo appieno il fascino evocativo delle creature immateriali, il mormorio dei folletti, le nebbie del crepuscolo, il cielo stellato.
"personalmente, ne sono rimasto assolutamente, oscuramente affascinato; mi sono divertito ed ho anche riso, essendo consapevole contemporaneamente che si trattava di un libro sinistro; sono stato irretito in un mondo d`ombre, di disossate e consunte meduse umane, avvertendo insieme che quei bizzarri profili di carta e parole erano capaci di lancinanti squisitezze logiche e di raffinate, sapienti, intollerabili sofferenze. e satira? non lo so; forse si`, giacche` la satira e` il genere piu` ambiguo, piu` sordido, e sa congiungere in se` l`odio e il riso, la ripugnanza e la seduzione; sa essere disperata e furba. questo libro e` satira come il viaggio di gulliver tra i cavalli sapienti, i nobili animali che gli rivelano come si possa tollerare d`esser uomini solo difendendosi nella follia." (giorgio manganelli)
non c`e` area del pensiero indiano che susciti tanta curiosita` e al tempo stesso tanti equivoci come il tantrismo. cio` innanzitutto per le componenti scandalose ed estreme della dottrina, in particolare le pratiche sessuali. ma forse ancor di piu` per una inadeguata conoscenza dei testi. di fatto, solo negli ultimi decenni sono apparse edizioni autorevoli dei grandi testi tantrici: primo fra questi, per la sua fondamentale importanza, il "tantraloka" di abhinavagupta (x-xi sec.), maestro principe del tantrismo. l`opera si presenta come una gigantesca summa del sapere esoterico, in cui si tratta diffusamente di ogni possibile aspetto della via tantrica alla liberazione.
dichiara l`alter ego di christopher isherwood arrivando nell`autunno del 1930 a berlino. un obiettivo - si puo` aggiungere - inesorabile, attraverso il quale partecipiamo come dal vivo ai suoi incontri nel cuore pulsante di una repubblica di weimar che si avvia al suo fosco tramonto: da un`eccentrica, anziana affittacamere alla sensuale sally bowles, aspirante attrice un po` svampita, a otto, ombroso proletario diciassettenne, a natalia landauer, rampolla di una colta famiglia ebrea dell`alta societa`. tra cabaret e caffe`, tra case signorili e squallide pensioni, tra il puzzo delle cucine e quello delle latrine, tra file per il pane e le manifestazioni di piazza, tra crisi economica e cupa euforia, isherwood mette in scena e ci fa assistere alla resistibile ascesa del nazismo.
"a shirley jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce" con questa dedica si apre "l`incendiaria" di stephen king. e infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne mary katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicita`, con la bellissima sorella constance e uno zio invalido. non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio li` in sala da pranzo. e quando in tanta armonia irrompe l`estraneo (nella persona del cugino charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i "brividi silenziosi e cumulativi" che - per usare le parole di un`ammiratrice, dorothy parker abbiamo provato leggendo "la lotteria". perche` anche in queste pagine shirley jackson si dimostra somma maestra del male - un male tanto piu` allarmante in quanto non circoscritto ai `cattivi`, ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.