"l`esile volume di 146 pagine sfidava la nostra immaginazione di diciottenni innamorati delle visioni di jim morrison e di william blake con una visionarieta` ironicamente erudita, minuziosa fino a sembrare perversa e abbastanza vaga da spingerci a cercare di decifrarla come una lingua straniera. ora `finzioni` torna in una nuova e splendida versione italiana accresciuta dai tre racconti che borges vi aggiunse ... e a percorrere di nuovo i sentieri biforcuti dell`argentino, a rileggere certi memorabili attacchi, ci si accorge non solo che il loro potere pacatamente incantatorio e` immutato, ma in qualche modo si e` ramificato, come in un racconto di borges. che cosa e` successo? solo che quasi tutta la letteratura degli ultimi quarant`anni, da calvino a pynchon a molina a infiniti altri, si e` confrontata o scontrata con l`universo onirico e lievemente delirante scaturito da `finzioni`." (giuseppe montesano)
heidi e` rimasta orfana e la zia dete si e` presa cura di lei fino all`eta` di cinque anni, quando e` costretta ad affidarla all`unico altro parente ancora in vita, il nonno, un vecchio che vive in una baita isolata, conosciuto come lo zio dell`alpe. heidi si abitua molto presto alla vita nella natura incontaminata, fa amicizia col giovane pastore peter e impara a occuparsi dei lavori domestici. un giorno pero` la zia dete trova per heidi una sistemazione a francoforte, presso la famiglia di clara, una ragazzina costretta sulla sedia a rotelle. heidi e clara diventano grandi amiche, e nonostante l`opposizione dell`arcigna governante, la signorina rottenmeier, heidi riuscira` a condurre clara in montagna, convinta che li` l`amica possa riprendere a camminare. heidi scoprira` che l`alpe e` la sua vera casa, e capira` di non poter tornare a francoforte, ma non potra` mai dimenticare clara, la sua grande amica di citta`. introduzione di beatrice masini. il gadget allegato e` una maglietta (taglia unica 9-11 anni). eta` di lettura: da 8 anni.
il "discorso" di cui si tratta nel seminario del 1970 e` doppio: e` quello della possibile formalizzazione della psicoanalisi, ed e` quello della produzione di senso (nell`esperienza della "lettera" o del significante che si fa nell`analisi, e di plus-de-jouir, nell`esperienza comune, in particolare in quella amorosa); tutti temi che riecheggiano sulla pagina come effetto di quegli anni di contestazione e femminismo. attraverso l`individuazione di quattro posti (agente/verita`; altro/produzione) e dei quattro operatori (soggetto sbarrato, significante-padrone, sapere, plus-godimerito), che nella loro combinatoria danno luogo ai quattro discorsi introdotti nel corso del seminario dell`anno prima (del padrone, dell`isterico, dell`universitario e dell`analista), lacan cerca di mostrare come solo al discorso analitico riesca di non essere un discorso da "sembiante", ovvero di "finta causa". solo il discorso analitico, infatti, riesce a disfare le illusioni che si generano dal ritenere, sia pure in forme diverse, che vi sia una realta` prediscorsiva, e che il linguaggio, a sua volta, organizzi un universo entro il quale si genererebbe una relazione fissa e definitiva tra i quattro posti (e gli operatori che li occupano).
un lessico nuovo - fatto di droni, sensori, riconoscimento facciale e big data - ha preso piede nel racconto delle frontiere. e a questo si accompagna una promessa ricorrente, parlando di migrazioni: che la tecnologia risolvera tutto. algoritmi, sensori e intelligenza artificiale sapranno finalmente distinguere chi ha diritto di passare e chi no, e cosi le "frontiere intelligenti" saranno piu efficienti, piu sicure, piu giuste. ma dietro questa illusione di neutralita si cela una verita molto meno rassicurante. oggi l?ossessione per il controllo dei confini sta accelerando l?automazione delle politiche migratorie. le nuove tecnologie - dal riconoscimento biometrico all?analisi predittiva dei dati - non si limitano piu a supportare le decisioni umane, ma sempre piu spesso le prendono al posto nostro. e lo fanno sulla base di logiche opache, escludenti, profondamente inique. la fortezza automatica non racconta un progetto del futuro, ma un presente che e gia realta. sviluppata in tutto l?occidente, l?automazione delle politiche migratorie affonda le radici in un immaginario securitario e discriminatorio. fabio chiusi ne ricostruisce le premesse ideologiche e storiche, passando dal presente delle deportazioni di massa statunitensi basate sull?ia e guardando ai progetti di ricerca europei che prefigurano un futuro ancora piu automatizzato, in cui le frontiere diventano laboratori di sperimentazione tecnologica: spazi eccezionali dove il diritto viene sospeso e l?efficienza sostituisce la giustizia. contro l?ideologia tecnocratica che vorrebbe affidare la mobilita umana a dispositivi tecnologici avanzati, questo libro somma analisi storica, critica ideologica e inchiesta giornalistica, e smonta una narrazione pericolosa, mostrando come l?innovazione, quando e al servizio della disuguaglianza, non libera ma incatena.